In Russia le organizzazioni indipendenti sono sulla lista nera di Putin. E la censura è ovunque

Il caso della Ong Ovd Info, che si occupa delle condizioni dei prigionieri politici nel Paese ed è stata inserita per questo tra le sigle ritenute terroristiche, fa il paio con la vicenda di Memorial, la cui sezione italiana è stata considerata eversiva. Il punto è che la strategia di azzeramento del dissenso, dopo Anna Politkovskaja, continua senza alcun freno
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June 16, 2026
In Russia le organizzazioni indipendenti sono sulla lista nera di Putin. E la censura è ovunque
La Ong Ovd info è stata inserita formalmente, nei giorni scorsi, nella lista delle organizzazioni ritenute terroristiche stilata dalle autorità russe. Del resto, è la norma in un Paese dove essere contro la guerra equivale a essere criminali. Ovd viene colpita per la sua natura, per la sua dedizione esplicita al sostegno delle persone che all’interno del Paese sono perseguitate. A disturbare c’è la sua testimonianza costante con raccolta di dati e informazioni sulle condizioni dei prigionieri politici, i processi, l’analisi delle procedure che portano alle condanne e pure un servizio offerto per scrivere ai prigionieri politici.
Un’opera, quest’ultima, che porta ai detenuti un conforto straordinariamente importante, soprattutto per coloro che sono diventati eroi senza avere mai pensato di esserlo solo per avere mostrato un cartello o messo un like su un post pacifista. Il lavoro prezioso di Ovd è importante per informare sulla situazione della repressione nel modo più rigoroso possibile. Finché questa informazione resta in Occidente non preoccupa il regime, e del resto sarebbe difficile fermarne la diffusione. Ma se si dispone di Vpn si può accede a siti e account social anche dalla Russia. Ed è l’informazione sul fronte interno a disturbare di più.
Per questo il Cremlino ha pensato di stabilire procedimenti che autorizzano gli organi di controllo e repressione a perseguire chiunque abbia sul suo telefonino, o altro dispositivo, tracce di like o commenti sui social che provano la partecipazione o condivisione di contenuti terroristici o criminali. L’accusa di collaborazione col “nemico” è dietro l’angolo se le tracce portano a qualunque cosa contenga persino solo il logo di uno dei soggetti classificati come terroristi o come organizzazioni indesiderate.
Oltre a Ovd, nelle scorse settimane è entrata nella lista nera anche l’associazione Memorial International, Premio Nobel per la Pace 2022. E dalla scorsa settimana pure la sua sezione italiana. Anche per questo le organizzazioni e i media indipendenti russi diffondono con sempre più frequenza l’invito ad adottare misure per evitare di offrire prove del proprio contatto con loro. Istruzioni per l’uso per mettersi un po’ più al sicuro o quantomeno limitare i danni. Ad esempio, dotarsi di due cellulari. Uno per l’esterno e uno per casa. O comunque non circolare con dispositivi dove vi sia traccia delle proprie frequentazioni di account “pericolosi”. In questo quadro è più facile muoversi per i giovani, essendo più scaltri nel districarsi e gestire regole di salvaguardia informatica. Ma non tutti hanno queste capacità.
Sui social circola un video dove una ragazza viene perquisita in casa e le viene chiesto di fornire il secondo dispositivo da cui accede a certi account social. Vuol dire che le autorità esercitano un controllo permanente sui mezzi di comunicazione indipendenti dell’opposizione e spesso sono in grado di risalire all’identità di chi s’informa e interagisce con loro. Naturalmente la repressione non è sorta solo dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina. Ha una storia ben più lontana. La scia di sangue che ha segnato la storia della Federazione Russa è lì a testimoniarlo con l’uccisione di giornalisti indipendenti come Anna Politkovskaja e diversi colleghi della “Novaya Gazeta” prima di lei. Tra questi il noto collega e politico Yuri Schekochikhin che in Italia aveva studiato il sistema mafioso. Dunque la situazione odierna è in essere da tempo, eppure non è mai entrata davvero nel raggio dell’attenzione in Europa. Si tratta di una situazione che subisce accelerazioni sempre più forti, che da noi si stenta a immaginare. La macchina degli arresti e dei processi non si è mai fermata e conta sul fatto che, dopotutto e nonostante tutto, continua a non suscitare molto rumore in Occidente e in particolare in Italia.

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