Ai limiti della sopravvivenza, tra caldo estremo e sovraffollamento record: cosa succede nelle carceri italiane?

La gravissima emergenza nei penitenziari italiani, aggravata dalle ondate di caldo di quest'estate, è documentata nel rapporto di metà anno 2026 dell’Associazione Antigone
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August 5, 2026
Ai limiti della sopravvivenza, tra caldo estremo e sovraffollamento record: cosa succede nelle carceri italiane?
ANSA / CIRO FUSCO
Stai dormendo senza condizionatore e ventilatore in una notte tropicale che sfiora quasi i 30 gradi e in una stanza in cui l’aria è resa più afosa dai fiati di più persone. La bocca è secca, cerchi dell’acqua fresca, ma non c’è. La notte se ne va via così e quando ti svegli ti accorgi di avere addosso alcune punture di cimici da letto. Durante il giorno, sei costretto a stare in stanze sovraffollate con temperature che superano i 40 gradi e finestre schermate che non lasciano passare un filo d’aria. A queste problematiche “estive” si sommano le consuete carenze igienico-sanitarie del luogo in cui sei costretto a rimanere. In un carcere italiano può succedere che un detenuto si trovi a vivere quotidianamente una o più condizioni tra quelle appena descritte. E questa è solo la punta dell’icerberg di tutte le criticità rilevate nel rapporto di metà anno 2026 dell’associazione Antigone, pubblicato oggi. Alla base, un sovraffollamento che al 28 luglio scorso contava 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%: numeri che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti.
La regione messa peggio è la Puglia, con un tasso del 180,4%, seguita da Molise (165,9%), Basilicata (162,5%) e Lombardia (157,9%). In ben sei istituti i detenuti sono più del doppio dei posti disponibili e nel 44% dei penitenziari visitati da Antigone negli ultimi 12 mesi vi sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di tre metri quadrati calpestabili a persona. «Il sovraffollamento carcerario che stiamo documentando è l’effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene. Rispondendo sistematicamente agli eventi di cronaca con una logica emergenziale e repressiva, l'esecutivo sta trasformando le nostre carceri in polveriere», accusa Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. L’associazione punta il dito contro “populismo penale” e logiche emergenziali, mentre il piano di edilizia penitenziaria, partito nel 2025, che avrebbe dovuto dotare il Paese di 10mila nuovi posti entro la fine del 2027, non ha dato frutti: dopo oltre un anno e mezzo i posti disponibili sono addirittura diminuiti di 424 unità. Inoltre, nei giorni scorsi c’è stata l’approvazione di un provvedimento che riguarda i detenuti con dipendenza. Il Ministro della Giustizia ha parlato di 10mila persone che potranno uscire. Tuttavia, Antigone fa notare che, al di là dei paletti previsti della legge e della mancanza di disponibilità di tanti posti nelle comunità accreditate, la legge prevede una copertura finanziaria annuale per un massimo di 600 persone. «Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state completamente disattese: non solo non è uscito nessuno grazie a queste task force propagandistiche, ma nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono addirittura calate del 7%. Le uniche misure effettive riscontrate si traducono in soluzioni illegittime, come il surreale invito (poi ritirato) del Provveditorato della Toscana a superare le capienze regolamentari aggiungendo persino materassi a terra pur di assorbire i trasferimenti dal carcere di Sollicciano, recentemente sequestrato per condizioni inumane», specifica Gonnella.
La condizione insostenibile è documentata già da prima su più fronti, a partire dai numeri di reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025, il 12% in più del 2024. Oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto al regime di “custodia chiusa”, quindi trascorre la maggior parte della giornata in celle sovraffollate, in cui permangono carenze igienico-sanitarie e criticità strutturali che compromettono la vivibilità delle strutture. La proliferazione di cimici da letto è stata registrata negli istituti di Venezia, Monza e Pisa. Nei mesi estivi a questo disagio si aggiungono, appunto, temperature che superano i 40 gradi, spesso senza alcuna mitigazione. Alcuni esempi: a Matera, la totale assenza di finestre di aerazione in alcuni reparti impedisce il ricircolo dell’aria, mentre a Bollate le temperature sono elevatissime anche nel settore femminile a causa di alcune finestre bloccate e di cortili per i passeggi realizzati in cemento e privi di zone d'ombra. In tutte le carceri i ventilatori sono preclusi all’acquisto per centinaia di detenuti indigenti. I frigoriferi in cella sono vietati e per bere dell’acqua fresca bisogna andare nelle aree comuni, quando è possibile, oppure chiedere allo staff penitenziario. Il tutto mentre manca il 15,39% delle unità di Polizia Penitenziaria previste in pianta organica.
La disperazione porta alle conseguenze che raccontano le cronache: nei primi sette mesi del 2026, almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. Una vittima su due è di origine straniera, evidenziando una maggiore vulnerabilità. Anche l’autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 atti autolesivi ogni 100 detenuti, mentre non migliora la salute mentale: nel 2026, il 9,3% dei detenuti ha diagnosi psichiatriche gravi, ma persiste una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. «Investire sul reinserimento – ribadisce il presidente di Antigone – è l’unica via d’uscita per un sistema che, con almeno il 60% di recidivi tra i detenuti, oggi riproduce solo ulteriore marginalità e crimine».

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