«Serve più acqua, salviamo i raccolti»: l'appello dei Comuni per le risaie

Tra Milano e Pavia di venti sindaci chiedono una deroga temporanea sul livello di risorse idriche per l’irrigazione in un momento decisivo per la risicoltura
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August 5, 2026
«Serve più acqua, salviamo i raccolti»: l'appello dei Comuni per le risaie
Una risaia nella pianura padana / ANSA/JESSICA PASQUALON
La siccità sta mettendo in ginocchio l’agricoltura di un’ampia area tra le province di Milano e Pavia. E, dato che l’unione fa la forza, venti Comuni – Abbiategrasso, Battuda, Besate, Binasco, Borgarello, Casarile, Casorate, Certosa di Pavia, Gaggiano, Giussago, Lacchiarella, Marcignago, Motta Visconti, Rognano, Rosate, Trovo, Vellezzo Bellini, Vermezzo, Vernate – hanno presentato agli enti competenti una richiesta urgente: che venga garantita alle aziende agricole l’acqua necessaria a portare a termine il ciclo delle coltivazioni e limitare i danni economici. In questa vasta area – che conta circa 126mila abitanti – l’agricoltura e, in particolare, la risicoltura continuano a rappresentare un settore fondamentale. Il riso è ora nella fase della spigatura, uno dei momenti più delicati del ciclo produttivo, ma negli ultimi dieci giorni la disponibilità d’acqua si è drasticamente ridotta e il raccolto rischia di essere compromesso. Il problema è legato soprattutto al livello del lago Maggiore, la cui regolazione determina quanta acqua può essere utilizzata per l’irrigazione attraverso il Ticino.
Secondo Giovanni Nidasio, consigliere del Consorzio Est Ticino Villoresi, presidente del Consorzio Fiume Olona e responsabile di una società che gestisce le acque irrigue provenienti dal Naviglio Grande, il limite attualmente fissato per il livello del lago Maggiore non corrisponde al punto oltre il quale l’acqua non è più utilizzabile. «In realtà – spiega – abbiamo ancora circa 90 centimetri di risorsa idrica a disposizione». Per questo, insieme ai sindaci, chiede di valutare una deroga temporanea che permetta di utilizzare una parte di questa risorsa e salvare i raccolti. Ma l’emergenza di oggi, secondo Nidasio, mette in luce un problema più ampio: le regole con cui viene gestita l’acqua devono essere aggiornate alla luce dei cambiamenti climatici. I sistemi attuali sono stati messi a punto quando si poteva contare maggiormente sulla neve come riserva naturale. «Oggi – chiarisce – la neve si scioglie prima e nei momenti più delicati della stagione agricola non è più disponibile nelle stesse quantità del passato. Servono quindi nuovi studi e nuove regole che tengano conto di una situazione climatica profondamente cambiata. Andrebbe rivisto anche il sistema delle concessioni, comprese quelle per la produzione idroelettrica, soprattutto nei periodi di scarsità, per garantire all’agricoltura una priorità che, del resto, è prevista dalla legge. Ma bisogna intervenire anche sulla gestione dei tempi di distribuzione – prosegue Nidasio – visto che non conta solo quanta acqua viene erogata, ma quando. A maggio, per esempio, ne è stata distribuita molta quando non era ancora necessaria e una parte è stata scaricata. Per evitare sprechi, sarebbe utile coordinare meglio i diversi utilizzatori e introdurre una sorta di “contabilità dell’acqua”, così da conservare la risorsa per quando serve davvero».
Facendosi portavoce delle necessità degli agricoltori, i sindaci di tanti Comuni interessati chiedono quindi alle Prefetture, alla Regione Lombardia, ai Consorzi irrigui, agli enti che regolano le acque e agli organismi tecnici di confrontarsi rapidamente sulla situazione e valutare una deroga straordinaria che consenta alle aziende agricole di completare la produzione e limitare i danni. Per proteggere i raccolti, l’agricoltura e l’economia di un territorio che, senza acqua, rischia di pagare un prezzo molto alto.

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