Perché l'Ucraina sta colpendo con i droni i centri per l'e-commerce in Russia

di Giuseppe D'Amato, Mosca
Raid sui magazzini nella regione di Mosca. Una ventina i depositi della Wildberries colpiti in un mese. Kiev afferma 
di voler bersagliare 
il trasporto di armi ma il vero obiettivo è diventato il commercio al dettaglio, per stremare la popolazione
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August 5, 2026
Perché l'Ucraina sta colpendo con i droni i centri per l'e-commerce in Russia
Un punto di ritiro di Wildberries nel centro di Mosca/ Ansa
«Hai sentito che stanotte i droni hanno di nuovo colpito la regione di Mosca?». Ivan è corso stamani al lavoro in automobile al Distretto finanziario di Mosca e non ha avuto nemmeno il tempo di accendere la Vpn del suo cellulare. Quindi si è affidato alle informazioni ufficiali captate dalla radio o passate sui mega-schermi televisivi. Vuoto informativo o quasi, il risultato. «Ma dove è successo? – domanda l’uomo sorpreso, mentre maneggia nervosamente il suo smartphone –. Ecco!» Ivan si zittisce, mentre legge le notizie. Droni ucraini hanno attaccato la città di Cechov, secondo quanto dichiarato dal governatore regionale Andrej Vorobyov, che aggiunge su Telegram : «Nella zona industriale di Novosiolki diversi incendi sono stati provocati da attacchi (nemici, ndr ). Il più grande si è sviluppato in un magazzino, dove le fiamme sono già state spente». Una sottostazione elettrica e un edificio amministrativo hanno riportato danni; cinque persone sono morte e altre sei sono rimaste ferite.
Se si ha una Vpn sul cellulare, a Mosca tutti sanno. E si fa finta di essere all’oscuro o quasi di quanto sta accadendo in una specie di sforzo collettivo di rimozione della tragedia. Nessuno la menziona mai nei suoi discorsi in pubblico; al massimo la si sussurra, o se ne discute “in cucina” (come nei tempi sovietici) coi propri cari a casa. Nulla di più. Il rischio dei delatori è sempre presente. Negli ultimi mesi – segnati da record di vendite di farmaci anti-depressivi – l’umore dei russi è diventato sempre più cupo. «Ma quanto a lungo potrà ancora durare questa situazione?» È la domanda che tutti si fanno. La gente pretende di tornare ad avere una “vita normale”. Dalla scorsa primavera anche cittadini insospettabili, da anni su posizioni filogovernative, hanno sorprendentemente iniziato a leggere la stampa non allineata fuggita all’estero e a seguire i canali Telegram sempre aggiornatissimi. “Radar Moskva”, uno su tutti, con i suoi oltre 470mila followers ti avvisa se ti sta per piombare qualche drone, o parti del suo “detrito”, sulla testa. Altri chiariscono e spiegano in tempo reale quanto i mass media ufficiali non fanno o fanno parzialmente. L’obiettivo dei velivoli ucraini, emerge quasi subito, era l’ennesimo mega-deposito della Wildberries (Wb), l’equivalente russo di Amazon. Quasi una ventina quelli messi fuori uso in tre settimane.
Ma perché, allora, Kiev, dopo aver bombardato infrastrutture energetiche fino in Siberia e aver danneggiato la metà delle raffinerie della Russia europea – causando un po’ ovunque il razionamento della benzina – ora ce l’ha tanto con l’e-commerce? Numerose sono le ragioni. La principale è che si intende paralizzare la logistica civile del gigante slavo. Ufficialmente Kiev sostiene che dagli immensi hub della Wb passino armi e materiale per le forze armate. In realtà, gli scopi sono anche altri. Ad esempio, si tenta di aumentare lo scontento tra la popolazione in un periodo elettorale (il 20 settembre sono programmate le legislative federali). Gli ucraini sanno che, per contrastare l’impennata dei prezzi causata dall’inflazione, i russi comprano soprattutto online ed evitano i centri commerciali. Tanti piccoli imprenditori, che per i loro affari si affidano alla piattaforma di Wildberries, sono oggi in seria difficoltà. Il 15% di loro, stando ad alcuni calcoli, sta per chiudere attività che rendono poco più di mille euro al mese. L’aumento delle commissioni, legate al rischio, fa diventare il business «non più conveniente», osserva Aleksej Molodykh, direttore generale di un’associazione internazionale del “market place”. Il conto, alla fine, lo paga sempre il più debole.
Dalla strada sottostante la torre della Federazione a “Moscow city” arrivano i rombi dei motori e le sgommate della auto sportive dei manager in pausa pranzo. «Ma se, come si vocifera, ci sarà la mobilitazione in ottobre – osserva Ivan –, quanta di quella gente col Jaguar andrà a combattere? Nessuno è preparato ad un tale evento». E l’escalation è dietro l’angolo. I droni ucraini hanno appena attaccato, per la prima volta, un grosso distributore di alimentari, il “Lenta”, nella regione di Leningrado. Secondo agenzie specializzate, le catene di vendita al dettaglio stanno già cercando di ristrutturare la loro logistica per ridurre il rischio di future interruzioni delle forniture. «Voglio comprare presto per il mio appartamento una stufa a pellet – dice d’un tratto Ivan –. Se quest’inverno bombarderanno le centrali elettriche, che cosa succederà? Resteremo tutti al freddo con dieci gradi sotto zero?».

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