Marietti (Antigone): più controllo penale sui giovani significa rinunciare a educare
Secondo la responsabile dell'Osservatorio minori di Antigone con il decreto Caivano c'è stato un cambio di approccio e un inasprimento del controllo penale

Tra poco, compirà tre anni il decreto Caivano. Il 15 settembre 2023 è stato approvato il decreto legge n 123, per contrastare la criminalità giovanile. «È stato il più grande stravolgimento normativo del sistema della giustizia minorile dal 1988, quando entrò in vigore il codice di procedura penale minorile che aveva reso il nostro sistema un punto di riferimento anche per molti Paesi europei» spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’Osservatorio minori di Antigone. I dati, raccolti nel rapporto di metà anno sullo stato delle carceri italiane, confermano le sue parole. Al 30 giugno nei 20 istituti penali minorili italiani (Ipm) si trovavano 572 giovani detenuti. Un numero che registra un aumento delle presenze del 50% proprio dall’entrata in vigore del Decreto Caivano. «L’impennata però – precisa Marietti – non è dovuta a un aumento della criminalità, ma all’inasprimento della risposta penale».
L’elemento più preoccupante, secondo la responsabile di Antigone riguarda l’allargamento complessivo del controllo penale sui minori. I ragazzi presi in carico dai servizi della giustizia minorile sono passati dai 14.151 dell’ottobre 2022 agli attuali 17.833, con un incremento del 26%. «È una tecnica di ricerca del consenso: creare dei nemici e promettere di difendere la società da quei nemici. È più complesso invece investire nel welfare, creare luoghi di aggregazione, sostenere i minori stranieri non accompagnati» afferma Marietti. Per l’associazione si tratta di cambio di approccio sia pratico sia logico: dalla presa in carico sociale verso la risposta penale contenitiva. «Il nostro sistema era fondato su un’idea educativa – insiste la responsabile dell’Osservatorio minori – al centro c’era il superiore interesse del minore e l’intero sistema cercava il percorso migliore. Oggi invece prevale la reazione punitiva e stiamo rinunciando a giovani che molto spesso hanno un passato faticoso e avrebbero più bisogno di sostegno». Quasi il 40% dei detenuti negli istituti minorili è composto da stranieri minori non accompagnati, che le strutture d’accoglienza non sono riuscite a seguire.
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Un altro aspetto, già previsto dal sistema di giustizia minorile, ma accentuato dal decreto Caivano, riguarda la possibilità di trasferire chi compie i 18-25enni dagli Ipm alle carceri per adulti. Nel primo semestre 2026 si sono registrati 87 trasferimenti: «Questo significa perdere da un momento all’altro la relazione educativa che in un carcere minorile si dovrebbe instaurare con gli educatori, i mediatori culturali, il parroco ma anche con la polizia penitenziaria che un tempo addirittura vestiva in borghese» continua Marietti. Privati di un sostegno educativo dedicato «all’improvviso si ritrovano questi ragazzi in un carcere sovraffollato dove nessuno si occupa di loro, dove diventano vite perse, manovalanza per la criminalità che trovano nell’altro carcere».
Nello stesso tempo sono stati aperti tre nuovi istituti penali minorili a L’Aquila, Lecce e Rovigo, strutture che l’associazione ritiene siano state realizzate in modo frettoloso e spesso con spazi inadeguati. Oltre a fotografare lo stato attuale del sistema penitenziario, Antigone ha promosso insieme a Libera e Defence for Children Italia gli Stati generali della giustizia minorile. «Sono coinvolte circa 500 persone tra magistrati, avvocati, educatori, direttori di istituti penali minorili, psicologi, e accademici, riuniti per trovare proposte controriformatrici per affrontare questa drammatica crisi» conclude Marietti.
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