Terremoto Conte nel campo largo: sulle armi a Kiev decidano le primarie

L'ex premier agita la coalizione: «Saranno gli elettori a scegliere sul sostegno militare all'Ucraina». L'ira dei riformisti: è come Vannacci
Google preferred source
August 3, 2026
Terremoto Conte nel campo largo: sulle armi a Kiev decidano le primarie
Iil leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte durante la conferenza stampa "Fuori le chat" sul caso Delmastro Roma, 22 luglio, 2026 ANSA/FABIO CIMAGLIA
Il problema per il campo largo non è tanto il merito, tutto sommato prevedibile: Giuseppe Conte non ha mai nascosto le distanze di vedute con gli alleati sul conflitto in Ucraina. Il punto è soprattutto il metodo: la linea sugli aiuti militari a Kiev, dice infatti l’ex premier nell’intervista rilasciata ieri a La Stampa, la decideranno le primarie. Ma come? Fino a poco tempo fa la priorità era raggiungere una base programmatica comune. Di leadership, su questo sembravano tutti d’accordo, si sarebbe discusso solo dopo. Adesso invece uno dei punti più dirimenti del futuro programma del centrosinistra diventa un argomento elettorale in vista della sfida ai gazebo. Qualcosa non torna. Non a caso, al di là delle accuse piovute da destra sull’ambiguità degli avversari, la mina sganciata dal leader pentastellato agita soprattutto le acque interne al fronte progressista.
«All’inizio abbiamo votato per l'invio di armi a Kiev, perché c'era una chiara asimmetria militare rispetto alla Russia – spiega Conte –. Adesso continueremo a non votare a favore di altri invii». E comunque, aggiunge, «scioglieremo questo nodo con le primarie. Lo faremo decidere agli italiani». L’ex premier chiarisce anche cosa farebbe se dovesse vincere le primarie: prima una telefonata a Zelensky, ma subito dopo anche una a Putin per «imporre una svolta negoziale». Un obiettivo da perseguire individuando «una figura che possa parlare con i russi e, al tempo stesso, difendere con le unghie e con i denti gli interessi dell'Ucraina e dell'Europa». In ogni caso, assicura tornando al tema delle alleanze, il campo largo è avvisato: tra i punti «non negoziabili» del futuro programma c’è il «sì alla difesa comune europea e il no al riarmo dei singoli Stati e all’economia di guerra». Su quest’ultimo punto, almeno ufficialmente, le posizioni sono molto più vicine. Anche se restano distanze sull’accesso al safe (il fondo europeo che mette a disposizione prestiti agevolati per investimenti in difesa e sicurezza). M5s e Avs non lo vogliono, nel Pd ci sono diverse sensibilità. Un nodo che potrebbe venire al pettine già mercoledì, quando il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti andrà in Parlamento per le comunicazioni sulla clausola nazionale di salvaguardia per investimenti in energia e difesa. Un passaggio ad alto rischio anche nel centrodestra, dove si registrano diversi distinguo. La Lega, per esempio, non ha nessuna intenzione di aumentare le spese militari.
Le uscite di Conte, ovviamente, fanno insorgere i riformisti dem e i centristi della coalizione. «Si prenda atto che c'è chi vuole rompere la coalizione sul futuro dell'Europa e la sicurezza del nostro continente», denuncia la deputata Lia Quartapelle. Mentre il senatore Filippo Sensi è meno diplomatico: «Il Vannacci del campo largo si agita, promettendo un'agenda filorussa e giocando allo sfascio», attacca. Più netta Simona Malpezzi, convinta che chi si candida a guidare il centrosinistra «può stare solo da una parte». Caustico invece il vicesegretario di Azione, Ettore Rosato: «Conte sta bene con Vannacci, votano insieme al Parlamento europeo: il Pd dovrebbe avere il coraggio di prenderne atto e lasciarli al loro finto pacifismo». A sorpresa è Matteo Renzi a rinunciare alla polemica, raccogliendo la sfida di Conte e proponendo un patto di ferro per il dopo primarie: «In tutto il mondo ci sono due sinistre, con idee diverse sull'economia, la politica estera, l'energia – ragiona –. Le primarie servono a decidere candidato e sensibilità programmatiche. Il nodo è che il giorno dopo nessuno si può tirare indietro, si va tutti insieme».
A destra i commenti si sprecano. Antonio Tajani stuzzica Elly Schlein, che a suo dire si trincera dietro «un silenzio assordante». «Ci dica se sta dalla parte del popolo ucraino o dalla parte di Putin», incalza il leader azzurro. Il deputato di FdI Gianfranco Rotondi ironizza sull’identità di vedute Renzi-Conte sulle primarie: «In una arrampicata sugli specchi più spericolata della sfida ginnica a Vannacci», osserva, Renzi appoggia l’idea delle primarie per risolvere la disputa, ma i gazebo, argomenta, sono uno «strumento per stabilire chi guida una coalizione», non «il luogo miracoloso in cui la coalizione trova una politica comune che non ha». Nessun commento dalla Lega, che però ha da sempre posizioni simili a quelle di Conte e almeno per il momento preferisce forse non spaccare il fronte della coalizione di governo dando agli avversari un argomento per uscire dall’imbarazzo creato dall’ex premier.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire