Don Gino Rigoldi ricorda don Mazzi: «Conquistava con la creatività»

Il fondatore di Comunità Nuova ricorda il sacerdote, scomparso a 96 anni: «Educava con passione e umorismo, ha cambiato la vita a migliaia di ragazzi».
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August 3, 2026
Don Gino Rigoldi ricorda don Mazzi: «Conquistava con la creatività»
«Io mi ricordo don Antonio come un entusiasta e fantasioso ricercatore di rapporti con i giovani, soprattutto con quelli che stavano male, una persona con un’inventiva e un umorismo molto molto intenso». A don Gino Rigoldi bastano poche parole per tracciare il profilo di don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, scomparso venerdì all’età di 96 anni.
Don Gino, si ricorda l’ultima occasione in cui ha incontrato don Mazzi?
L’anno scorso, in Piazza del Duomo, c’era stato un momento di incontro pensato per far conoscere a più persone possibile Exodus. In quell’occasione, abbiamo ragionato insieme su come mandare avanti le nostre attività, come fare una buona comunicazione. Eravamo lì, uno accanto all’altro, i fondatori di due grandi comunità, diverse tra loro ma con un sogno comune, quello di aiutare quanti più ragazzi possibile.
L’educazione dei giovani è stato il faro che ha guidato la vita di don Mazzi, come del resto guida la sua.
Questa era la sua passione, occuparsi dei giovani. E si occupava delle loro difficoltà in tanti modi, organizzando viaggi in bicicletta, corsi di vela, con il teatro e con tante altre cose. Era insieme un creativo e un umorista, ma soprattutto un appassionato. Quello che lascia don Mazzi, e che andrebbe ripetuto, è questa passione intelligente e sorridente nella cura dei ragazzi con problemi di droga. E nel retro di questo suo modo spiritoso di comportarsi c’era un forte rapporto con Gesù Cristo. Ma questo rapporto lo comunicava in maniera semplice, con un linguaggio che potesse arrivare alla parte spirituale di quei ragazzi. Voleva fare catechismo ma sempre con la preoccupazione di avere un linguaggio giusto.
Avete entrambi ricevuto, negli anni, diversi riconoscimenti e lauree ad honorem per il vostro impegno nell’ambito dell’educazione e della comunicazione con i giovani.
Quando si parla di educazione, bisogna sapere che cos’è l’educazione e come è fatta. Fare gli educatori è complicato, bisogna studiare, bisogna pensare, bisogna lavorare e imparare da chi è un educatore affermato. Io credo che da questo punto di vista don Antonio era anche per me un maestro e viceversa io per lui. Perché l’educazione non viene soltanto dalla pancia e dal cuore, viene anche dal cervello. Educare vuol dire addestrare alla relazione, addestrare a stare con se stessi e con gli altri in maniera costruttiva. Perché per modificare i comportamenti degli adolescenti bisogna parlare con loro, bisogna ascoltarli, bisogna dar loro fiducia. Le maniere forti producono l’effetto contrario, la fuga, il nascondimento e il rifiuto. Il problema più grosso degli adolescenti di oggi è che sono troppo soli, non hanno compagni di strada per crescere. E di questo don Mazzi era ben consapevole.
Dal punto di vista del suo rapporto personale con don Antonio, qual è il ricordo che le rimane oggi?
Il ricordo di un rapporto molto serio e di reciproca stima. Quando parlavo con lui, sapevo che lui mi dava fiducia, che stimava le cose che facevo anche se in modo diverso da lui. Non si era sempre d’accordo però la stima reciproca è rimasta bella e limpida.
Ci sono stati momenti di confronto o tematiche su cui vi siete trovati in disaccordo?
Quando una persona, come me, che si occupa da tanti anni dei giovani, incontra un’altra persona che ha la stessa passione ma più fantasiosa, resta magari un po’ perplesso, però mai in senso negativo. Ma questo non vuol mica dire che abbiamo la risposta ai guai dei ragazzi. Le situazioni sono così variegate e legate a vissuti diversi che avere un solo metodo credo che sarebbe un errore. Io sono più rigido, lui più fantasioso, ma l’obiettivo era lo stesso. Soprattutto, credo che migliaia di ragazzi siano cambiati grazie a don Antonio. Spero che la sua comunità continui il suo lavoro con quel con vigore e con rinnovata passione nel ricordo del suo fondatore che ora è in Paradiso.

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