
«La Commissione europea ha invitato a presentare la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale entro la metà di agosto 2026. La richiesta dovrà fornire un elenco delle misure di massima e una stima preliminare dei costi attesi. La Commissione la valuterà a settembre. Noi sicuramente chiederemo tutto il massimo della sicurezza energetica, cioè lo 0,3% più 0,3% uguale 0,6%. Sulla parte difesa invece non prenderemo il massimo e ci fermeremo a 0,9%». Lo ha detto Giancarlo Giorgetti arrivando alla Camera per le comunicazioni sulla clausola di salvaguardia nazionale. «La clausola originaria era sulla difesa ed era l'1,5% all'anno. Quello che c'è di nuovo è che nell'ambito di questo 1,5%, uno 0,3% l'anno per un massimo di 0,6% può essere dedicato alla sicurezza energetica», ha spiegato. Sull'ipotesi di chiedere spese già effettuate al 28 febbraio, il ministro ha sottolineato «che questo lo dice la decisione della Commissione Ue, che precisa il tipo di spese e da quando esse siano maturare che si possono utilizzare, quindi non è una decisione nostra e dovremo muoverci all'interno delle prescrizioni della commissione che ha fatto molta fatica a riconoscere questa eccezione sull'energia ma l'ha ricondotta a determinate fattispecie».
La Commissione europea valuterà le richieste sulla richiesta della clausola di salvaguardia nazionale «nel mese di settembre, eventualmente raccomandandone l'approvazione al Consiglio, che dovrebbe formalizzare la raccomandazione nella riunione Ecofin di ottobre. A seguito di tale raccomandazione si procederà, anche nelle more dell'aggiornamento della disciplina contabile nazionale alla nuova governance economica europea, in via analoga, al ricorso alla procedura prevista dall'articolo 6 della legge n.243 del 2012, al fine di poter dare conto del quantum delle clausole utilizzate e degli interventi ai quali le relative risorse saranno destinate, cioè il cosiddetto scostamento di bilancio», ha aggiunto il ministro parlando alla Camera durante le comunicazioni sulla clausola di salvaguardia nazionale.
«La richiesta di attivazione della clausola potrà essere oggetto di aggiornamenti e integrazioni e lo Stato membro si impegnerà all'atto della richiesta a fornire - due volte l'anno (entro il 15 aprile ed entro il 15 ottobre, ossia in corrispondenza, rispettivamente, degli strumenti di aggiornamento dei documenti di bilancio) - informazioni utili al monitoraggio dell'attuazione degli interventi, affinché la Commissione europea possa tenerne conto nelle proprie previsioni e nelle valutazioni di sorveglianza». «Pertanto, per gli Stati membri che attivino la clausola, il monitoraggio della traiettoria di spesa verrà effettuato in due passaggi: un primo passaggio verificherà se un eventuale debito del conto di controllo possa essere ricondotto all'incremento delle spese per la difesa; nel caso in cui l'incremento delle spese per difesa non giustifichi pienamente gli scostamenti registrati dal conto di controllo rispetto al tasso di crescita dalla spesa netta fissato nel Piano strutturale e raccomandato dal Consiglio, un secondo passaggio verificherà se detti scostamenti derivino dall'utilizzo dei margini concessi per l'estensione della Nec alle spese per sicurezza energetica», ha spiegato.
«L'articolata nuova procedura prevista dalle clausole di salvaguardia mostrano come ogni definitiva articolazione del piano non potrà che essere predisposta guardando alla compatibilità degli effetti delle misure in esso incluse con tutti i vincoli di finanza pubblica e all'evoluzione della procedura per il deficit eccessivo». Infatti, ha precisato Giorgetti, «nel caso in cui la procedura di deficit eccessiva non venga chiusa anticipatamente alla luce di una revisione a settembre del dato relativo al 2025 o sulla base del valore di consuntivo del deficit 2026, un peggioramento dei conti pubblici negli anni successivi tali da determinare un deficit superiore al 3% implicherebbe la permanenza nella procedura fino al rientro al di sotto della soglia prevista dei trattati anche qualora il deficit in eccesso sia interamente riconducibile a spese in linea con i parametri di ammissibilità alla Nec». «Proprio per le anzidette ragioni, sarà necessario, ai fini del compiuto ricorso alle procedure oggetto delle presenti comunicazioni, poter disporre di informazioni aggiornate sull'andamento dei conti pubblici, che non saranno disponibili prima della fine del mese di settembre - ha affermato il ministro -. Infatti, se da una parte l'attivazione della clausola consente - nei limiti sopra richiamati - di giustificare scostamenti in eccesso (debiti) sul conto di controllo associato all'evoluzione della spesa netta, dall'altra gli interventi hanno pieno impatto sul deficit e, come più volte ricordato, quest'ultimo indicatore è particolarmente importante, in questa fase, nella programmazione di finanza pubblica del governo italiano, dal momento che dalla sua evoluzione dipendono gli sviluppi della procedura per deficit eccessivo».
Dopo l'intervento del ministro, seguirà la discussione generale, poi la replica del titolare del dicastero di via XX Settembre e le dichiarazioni di voti finale sulle risoluzioni presentate dalla maggioranza e dalle opposizioni. Nel pomeriggio, il dibattito si sposterà al Senato. Presenti in Aula, nel corso dell'intervento di Giorgetti, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, il viceministro al Mef Maurizio Leo e i sottosegretari Federico Freni e Lucia Albano. Poche al momento anche le presenze sugli scranni della maggioranza. Più numerosi i deputati d'opposizione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





