L'intervento sulle accise è stato rinviato, il caro benzina resta

Nel Consiglio dei ministri nessuna misura: opposizioni in trincea, deluse le associazioni. La premier poi presiede con Germania e Belgio una riunione con altri 18 Stati (presente la Spagna, non la Francia). Ma sulle emissioni non c’è convergenza
March 10, 2026
L'intervento sulle accise è stato rinviato, il caro benzina resta
Niente accise mobili e nessun intervento straordinario per parare i contraccolpi economici della crisi in atto in Medio Oriente. Per ora una soluzione al caro carburanti non c’è o comunque non è arrivata dal Consiglio dei ministri di martedì, che peraltro ha presieduto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Giorgia Meloni, però, non poteva rischiare di arrivare mercoledì in Parlamento senza carte da giocare, quindi ha pensato bene di pescare quella vincente a Bruxelles. Probabilmente nella speranza che il vaticinio di Donald Trump sulla fine imminente della guerra si realizzi davvero e renda a quel punto non più necessario un provvedimento ad hoc.
L’asso nella manica della premier è la riunione in videoconferenza del gruppo di lavoro informale sui temi della competitività europea seguita alla riunione di Palazzo Chigi. Un formato inaugurato in occasione del ritiro dei leader al castello di Alden Biesen dello scorso 12 febbraio e che ieri Roma ha «ospitato» (come da definizione del comunicato dello staff della premier) assieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever. Il fatto di aver promosso un consesso al quale hanno preso parte 21 Paesi membri (non la Francia), tra cui anche la Spagna, è già qualcosa. Certo, non ne è venuto fuori granché. Ma Roma ha saputo imporre il tema del meccanismo di tassazione del carbonio, l’Ets (Emissions trading system), con una proposta forte: sospendere il sistema «in attesa di una rapida e più ampia revisione», utile ad «affrontare anche i temi delle quote gratuite, della volatilità delle tariffe nonché dell’interazione del meccanismo con le regole del mercato elettrico europeo». L’idea non piace a tutti. Non alla Spagna di Pedro Sanchez, per esempio. Ma anche il blocco dei nordici sarebbe perplesso: «Bisogna ridurre i prezzi di elettricità e carburanti, difendendo al contempo le chiare ambizioni climatiche dell'Ue», ha messo in chiaro il premier svedese Ulf Kristersson. Questo non significa che non ci sia consenso sul fatto che il meccanismo possa essere rivisto. Tutt’altro: una rimodulazione sarebbe già in agenda ma abolirlo, ha avvertito la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera, «sarebbe un enorme errore». E così la pensano anche 100 big dell’industria europea - dalla francese Edf a Volvo Cars -, che hanno esplicitato il loro convincimento in una lettera destinata all’esecutivo dell’Unione, spiegando che intaccare il mercato delle emissioni potrebbe frenare anche il raggiungimento degli obiettivi di competitività.
Più in generale si è parlato anche di «completamento» del mercato unico e di «semplificazione regolatoria» europea, ma sono aspetti che possono passare in secondo piano rispetto all’urgenza del caro carburanti. Urgenza che andrà comunque affrontata anche a livello nazionale, perché la delusione delle associazioni dei consumatori e delle categorie dei settori colpiti (praticamente quasi tutti) resta, anzi, cresce. Non a caso Matteo Salvini ha continuato ad assicurare che il Mimit e il Mef stanno lavorando e che una misura «arriverà». Ma non ha dato indicazioni certe, se non che il Governo si sta muovendo in direzione delle compagnie petrolifere piuttosto che sul fronte dei distributori. Direzione confermata anche da Tajani: «Saremo inflessibili su chi specula su una guerra – ha scandito – e ci auguriamo che non ci siano effetti veri», che però è lecito attendersi «se non arriverà petrolio nel prossimo mese». Il vicepremier azzurro è stato anche piuttosto esplicito, spiegando che nel mese in corso i rifornimenti «sono già arrivati da tempo» e che quindi «è assolutamente scorretto e illegale aumentare i prezzi in questa maniera».
A rafforzare le sicurezze della premier in campo europeo ci ha pensato invece Raffaele Fitto, il suo uomo a Bruxelles, che ha annunciato nuove misure a livello comunitario «per rafforzare la sicurezza energetica e contribuire a ridurre i costi dell'energia». Tra queste, per inciso, ci sarebbe anche la valutazione di un eventuale sviluppo di «tecnologie strategiche come i piccoli reattori modulari nucleari (Smr)». Resta il fatto che l’attesa misura per le accise non è arrivata. E questo basta e avanza alle opposizioni per fare fronte comune. Chiara Appendino ha aperto la breccia in Aula chiedendo un’informativa al ministro Adolfo Urso che getti luce sulle intenzioni dell’esecutivo e prospetti soluzioni «all’ennesimo tradimento» della premier. Partito democratico e Avs si sono accodati.

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