La magistratura «plotone di esecuzione». Così è scoppiato il caso Bartolozzi
Spunta un video della capo gabinetto di Nordio con parole inequivocabili. Le opposizioni: «Si dimetta». Il Guardasigilli: «Mi dispiace, si scuserà»

Nel giorno in cui il dibattito sul referendum doveva ruotare attorno al video social da 13 minuti di Giorgia Meloni sulle ragioni del Sì, a prendersi gran parte della scena alla fine sono state le parole di Giusi Bartolozzi. «Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci - ha detto la capo segreteria del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un dibattito sulla tv siciliana, TeleColor -. Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione». Un'uscita durissima, forse la più dura in una campagna elettorale che pure non ha risparmiato colpi bassi tra le parti. Parole poco gradite anche dalla stessa premier, filtra da dalla maggioranza, in parte oscurata nel giorno in cui aveva scelto di tornare a mettere la faccia su un referendum in vista dell'ultima fase di campagna.
A rilanciare le parole di Bartolozzi via social sono stati il Pd e la senatrice di Avs Ilaria Cucchi, anche lei ospite durante la trasmissione sabato scorso. E immediata è scattata la richiesta di dimissioni dei leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli («e, se non lo fa, dovrebbe essere il ministro Nordio a cacciarla seduta stante»). Durissimo anche il leader cinquestelle Giuseppe Conte: «Meloni ha speso 13 minuti di video per nascondere quello che Giusi Bartolozzi ha ammesso in tv in pochi secondi: "Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione"». Per Chiara Braga (Pd), «più ci avviciniamo al Referendum più la destra perde freni inibitori e dice quello che pensa veramente: vuole togliere di mezzo la magistratura semplicemente perché applica la legge». Mentre secondo Benedetto Della Vedova (+Europa) «le parole e il tono della capo di gabinetto di Nordio vanificano anche lo sforzo dei liberali che vogliono stare al merito della riforma e che, essendo da sempre a favore della separazione delle carriere, voteranno Sì pur essendo all'opposizione del Governo Meloni senza se e senza ma».
In tarda serata è arrivato anche il tentativo di metterci una pezza da parte del Guardasigilli Carlo Nordio: «Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto. Anche se pronunciate nel contesto di un confronto televisivo lungo e acceso, quell'affermazione è apparsa un attacco all'intera magistratura. Come è chiaro a chiunque in buona fede, la riforma non indebolisce in alcun modo la magistratura né intende attaccare i magistrati, bensì punta a restituire loro prestigio e autorevolezza». Secondo Nordio, Bartolozzi «ha già chiarito che si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati e sicuramente non avrà alcuna difficoltà a scusarsi per parole che sono certo non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha della magistratura, di cui, tra l'altro lei stessa fa parte». Le scuse, va detto, non sono ancora arrivate. E nel centrodestra non sono in molti quelli intenzionati a difenderla. Bartolozzi d'altronde è soprannominata la Zarina di via Arenula proprio per il suo stretto rapporto col ministro (che ha provocato parecchie dimissioni anche nell'ufficio del Guardasigilli) ed è indagata per il caso Almasri: a fine febbraio, le è stato notificato l'atto di chiusura delle indagini per il reato di false comunicazioni ai Pm, nell'ambito della vicenda che ha portato al rimpatrio su un aereo di Stato del criminale libico. Al momento, invece, dalla diretta interessata non sono arrivate né scuse, né passi indietro. Ma solo una sorta di precisazione: «Ho partecipato a un'ora e mezza di trasmissione e fin dall'inizio ho precisato che la riforma è fatta in favore della magistratura per recuperare la credibilità, che purtroppo ormai è persa. Nel corso del dibattito tv ho più volte precisato che la gran parte dei magistrati sono eccellenti professionisti, che lavorano nel silenzio della aule e che non cercano ribalte. Solo una piccola parte, purtroppo quella correntizzata, governa però il sistema».
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