I produttori di elettrodomestici hanno chiesto all'Europa un aiuto per evitare il collasso
di Cinzia Arena
L’appello di Applia: servono misure per mitigare il costo dell’energia e delle materie prime. Beko Europe: da due anni invasione di prodotti "made in China" a basso costo

Un appello all’Unione Europea affinché metta in atto un piano d’azione in grado di salvaguardare la produzione di elettrodomestici messa a dura prova dalla concorrenza asiatica, dal crollo demografico e dalla perdita di potere d’acquisto delle famiglie. A lanciarlo è Applia, associazione che rappresenta i produttori che hanno stabilimenti in Europa, sottolineando come sinora la Ue si sia impegnata molto sul fronte degli obiettivi climatici ma non altrettanto su quello delle politiche industriali. Il settore dà lavoro a quasi un milione di persone, gestisce oltre 130 siti produttivi e spende più di 44 miliardi di euro all’anno per i fornitori. «La competitività è una condizione essenziale, non si tratta di protezionismo ma il mettere i costruttori nelle condizioni di competere ad armi e costi pari. Come Applia non ci concentriamo sulla percentuale di prodotti importanti, non solo dalla Cina ma anche da Malesia, Vietnam e Filippine, ma sulla capacità di soddisfare la domanda interna con prodotti made in Europa, inteso come continente, compresa la Turchia. Prima era dell’80% adesso è scesa al 70% e vediamo che anno dopo anno sta diminuendo» spiega Paolo Falcioni direttore generale di Applia. È in gioco la sopravvivenza di un sistema. Da qui l’invito ad accendere i riflettori sul comparto e a varare un Action plan specifico che preveda un intervento sul costo dell’energia, tanto più necessario alla luce della situazione esplosiva in Medio Oriente che sta causando rialzi di petrolio e gas, l’accesso alle materie prime, dall’acciaio alla plastica, investimenti sull’innovazione, ma soprattutto interventi normativi ad hoc. «Oggi abbiamo di fatto 27 regole diverse, una lunga serie di deroghe e subiamo la concorrenza di costruttori extra Ue che non pagano le accise sulle emissioni. La normativa sulla CBMA, la tassa sul carbonio alle frontiere, che noi abbiamo proposto e che la commissione Ue ha adottato va nella direzione di uniformare questo aspetto indispensabile» aggiunge Falcioni.
L’idea, insomma, sul modello delle indicazioni arrivate dagli ex premier Enrico Letta e Mario Draghi, è quella di costituire una sorta di 28esimo regime che sia uguale per tutti i membri dell’Unione. Per questo serve anche il pressing dei governi nazionali. «L’industria italiana, con 22 milioni di apparecchi prodotti è uno dei principali poli produttivi e vuole fare la sua parte. Il governo ha già sostenuto alcune proposte per il comparto e ci auguriamo che anche in questo caso possa farsi portavoce di queste priorità: produttività, armonizzazione legislativa Ue e potenziamento tecnologico» spiega Fabio De’ Longhi, vicepresidente Applia e presidente di De Longhi.
Per quanto riguarda le vendite il mercato si sta consolidando sui livelli di dieci anni fa. C’è stata una crescita tra il 2014 e il 2019, un crollo e un successivo rimbalzo durante la pandemia e dal 2022 una nuova caduta libera. A dare una spinta significativa alle vendite potrebbe essere la realizzazione di nuove case o una riqualificazione di quelle esistenti con le normative green previste dalla Ue. Promosso a pieni voti il bonus elettrodomestici proposto lo scorso autunno dal governo, con un sistema di voucher legati all’Isee della famiglia, che ha avuto un effetto traino sulle vendite. «L’obiettivo è mettere al centro il consumatore, anche perché nel caso degli elettrodomestici non si tratta solo di fare acquisti ma anche di dare assistenza post vendita» aggiunge Falcioni.
Non nasconde una preoccupazione per l’avanzata del made in China il gruppo turco Beko che due anni fa ha rilevato Whirpool. «Negli ultimi 24 mesi e in particolare nell’ultimo anno assistiamo ad un rapidissimo incremento delle importazioni dalla Cina che sta letteralmente riversando la sua sovraproduzione da noi, vista l’introduzione dei dazi Usa» sottolinea Maurizio Sberna, direttore delle relazioni esterne di Beko Europe. Le aziende europee hanno tutte le carte in regola ma rischiano un drammatico ridimensionamento se non si interviene per fermare il dumping di Pechino. La Commissione Ue ha presentato dopo anni di dibattito la legge Iaa (Industrial Acceleration act) che dovrebbe tutelare il “made in Europe” ma la preoccupazione è che la sua applicazione concreta arrivi quando ormai sarà troppo tardi. «Chi produce in Europa di fatto paga l’acciaio il 35% in più. Come Beko noi siamo costretti a comprarlo ovunque perché purtroppo non ce n’è abbastanza. Ma chi produce fuori dalla Ue non paga le accise e ha costi di manodopera ed energia assai più ridotti» conclude Sberna.
Anche i sindacati confermano la sofferenza del settore e rivendicano la necessità di una battaglia di sistema. «Dopo il primo incontro di due anni fa il tavolo sull’elettrodomestico al Mimit non è stato più riconvocato. Il 28 aprile torneremo al ministero per la partita Beko che non è ancora conclusa a Siena è stata creata la new-co per la reindustrializzazione ma chiederemo garanzie sugli investimenti del gruppo negli altri tre siti produttivi, Cassinetta, Melano e Comunanza. Per fermare l’avanzata dei prodotti cinesi serve una riflessione sugli approvvigionamenti dei prodotti semilavorati e della componentistica, che oggi arriva da fuori Ue» dice Massimiliano Nobis, segretario nazionale della Fim-Cisl. I costi di trasporto, destinati a crescere vista la situazione in Medio Oriente, avvantaggeranno i produttori a filiera corta; quindi, occorre riportare queste produzioni in casa per essere competitivi.
In Italia ci sono 29 stabilimenti produttivi che danno lavoro in maniera complessiva tra dipendenti diretti e indotto a 140mila persone. Il nostro è il terzo esportatore di elettrodomestici europeo e il secondo per quanto riguarda la componentistica. Dopo la chiusura della Candy di Brugherio la scorsa estate (Candy era stata rilevata dai cinesi di Haier nel 2018) i principali produttori sono i turchi di Beko, Electrolux che ha avviato un piano di investimenti consistente, Smeg, Ariston, De Longhi e Merloni che ha da poco annunciato l’avvio di una produzione di scalda-acqua elettrici di nuova generazione.
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