L’Europa ora vuole il nucleare civile. E per la Francia può essere un affare

Vertice a Parigi sulle opportunità energetiche dell’atomo Macron insiste su sicurezza e innovazione e von der Leyen sostiene il rilancio: «Un errore lo stop a queste tecnologie»
March 10, 2026
L’Europa ora vuole il nucleare civile. E per la Francia può essere un affare
Il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen/ ANSA
Scacciare le ossessioni di Cernobyl e Fukushima, provando a vedere il nucleare civile come un’opportunità economica, ecologica e geopolitica. A proporlo è il Paese più nuclearizzato al mondo in termini di quota di elettricità prodotta da nucleare, la Francia. Il governo francese è stato capace ieri di attirare a Parigi una decina di capi di Stato e governo, in mezzo a tanti altri rappresentanti ministeriali di ogni continente. Solo pochi giorni dopo l’esibizione di muscoli sul versante militare, con l’annuncio di nuove testate atomiche per Parigi, l’accento era ieri sulle centrali, con un vertice ad hoc sul ramo civile.
«C’è bisogno del nucleare, fonte di progresso, prosperità e indipendenza», ha lanciato in apertura il presidente Emmanuel Macron, esprimendo subito «fraternità al popolo giapponese funestato» dalla catastrofe di 15 anni fa, ma aggiungendo presto che i tempi sono cambiati per un’energia ormai «profondamente sicura», giacché oggi i reattori «sono sottoposti ai controlli più rigidi del pianeta». Un trampolino per poi elencare i vantaggi di un’energia pulita e relativamente non cara: argomenti che hanno scaldato i cuori della lobby francese dell’atomo, dopo tempi difficilissimi, in particolare per l’ex fiore all’occhiello pubblico Areva, smantellato sull’orlo della bancarotta, lasciando spazio alla franco-giapponese Framatome (centrali) e ad Orano (combustibili nucleari).
Parigi vorrebbe smentire le previsioni dell’Agenzia internazionale dell’Energia, secondo la quale, nel mix energetico mondiale, l’atomo resterà ben sotto il 10%. «Modernizzare, innovare, trasformare», ha martellato ieri Macron, dopo la successione di ritardi, difetti strutturali, rivelazioni imbarazzanti che il settore ha conosciuto in Francia. Soprattutto, i fiaschi dei primi reattori di terza generazione Epr, come a Flamanville, in Normandia, o sull’isola finlandese di Olkiluoto. La sigla stava per “European pressurized reactor”, prima di divenire “Evolutionary power reactor”, dopo il ritiro dei tedeschi di Siemens.
Con la Francia, è schierata la Commissione Ue, rappresentata ieri da Ursula von der Leyen in persona. Per lei, gli stop al nucleare civile, come in Italia, sono stati un «errore strategico», come si evince dal nuovo scenario geopolitico: «L’Europa non è né un produttore di petrolio, né di gas. Per quanto riguarda i combustibili, siamo totalmente dipendenti da importazioni costose e fluttuanti, il che ci pone in uno svantaggio strutturale rispetto ad altre regioni. L’attuale crisi in Medio Oriente è un duro monito sulle vulnerabilità che ne derivano». Parole forti da parte dell’ex protetta della cancelliera Angela Merkel, la cui era fu segnata dalla volontà di sganciare la Germania dall’atomo. Ora, a Bruxelles, cresce l’enfasi sullo sviluppo di piccoli reattori modulari — gli SMS, previsti in servizio nel prossimo decennio — ed altre innovazioni per le quali la Commissione muoverà 200 milioni di euro entro il 2030 al fianco degli investimenti privati.
Condivide «in pieno» quest’ultimo approccio Ue pure Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che ieri, da Parigi, ha postato su Facebook pure la sua stretta di mano con Macron. In giornata, il ministro ha spiegato ai cronisti che il ritorno dei reattori in Italia sarà una questione di «tempistica industriale», dopo l’attuale fase «regolatoria». A livello strategico, l’obiettivo dichiarato è ormai di sviluppare entro il giro di boa di metà secolo «una capacità installata tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa fra l’11% e il 22%». Sui “mini-reattori”, il ministro ha precisato che Roma ha uno sguardo attento non solo alla terza generazione, ma anche alle «tecnologie di quarta generazione, in particolare ai reattori veloci raffreddati al piombo». Confermato pure l’impegno italiano nell’accelerazione internazionale degli sforzi di ricerca per giungere a centrali fondate sulla fusione nucleare, come nel cuore pulsante delle stelle, e non più solo sulla fissione. Ma sull’entrata in servizio del primo reattore nel nostro Paese, il ministro ha esibito prudenza, non confermando neppure l’orizzonte del 2040.
In ogni caso, l’Italia aderisce ora al rilancio dell’obiettivo, già formulato nel 2023 alla Cop28 di Dubai, di «triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050». In mezzo a tanti operatori e investitori energetici, a Parigi sono giunti pure alcuni leader extraeuropei, come il vicepremier cinese Guoqing Zhang, il premier marocchino Aziz Akhannouch e il presidente ruandese Paul Kagame.

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