Chi è e cosa vuole davvero Peter Thiel, il cuore di tenebra del mondo digitale

Negazionista climatico, genio matematico, libertario di destra, cofondatore di PayPal, non insegue la ricchezza come tutti gli altri. Ecco il suo profilo
March 8, 2026
Chi è e cosa vuole davvero Peter Thiel, il cuore di tenebra del mondo digitale
Peter Thiel durante una convention repubblicana / ANSA
Attenti a quell’uomo. Si chiama Peter Thiel. Proviene dal sussiegoso cantiere dem (un tempo vanto dell’intelligentsija liberal della Silicon Valley), ma è approdato sulla sponda opposta. È straricco (se pure solo quarantesimo nella classifica di Forbes con un patrimonio di 27 miliardi), anarco-libertario, laurea in filosofia e giurisprudenza alla Stanford University, grande finanziatore del mondo MAGA e di Donald Trump fin dalla prima candidatura del 2016, ex amico e compare di Elon Musk, quindi grande elettore e finanziatore di JD Vance, un tempo paladino del “cafoni” raccontati nel suo Hillbilly Elegy, e poi tecnocrate estremista e alfiere di un’intransigenza nazionalista e antimigratoria, quasi una grottesca copia carbone del mastino di Putin Dmitrij Medvedev. Non per nulla Vance è una figura politica letteralmente creata da Thiel, che lo ha finanziato e fatto eleggere nell’Ohio, quindi lo ha sostanzialmente imposto a Donald Trump come running mate, fino a issarlo sul podio della vicepresidenza.
Ma chi è Peter Thiel, kingmaker di Vance e altri membri del governo e figura opaca e sfuggente, ma decisiva nella lenta conversione della democrazia liberale americana in una sorta di autocrazia light costruita a sua misura?
Prima di tutto, è il fondatore di Palantir, nata nel 2003 dopo la vendita di PayPal come società tecnologica della Silicon Valley e diventata rapidamente – come racconta Luca Ciarrocca nel suo saggio “L’anima nera della Silicon Valley. La vera storia di Peter Thiel” (Fuori Scena, 2026) – una delle aziende più influenti nel campo dell’analisi dei dati per governi, intelligence, come la Cia, l’Nsa e l’Fbi, e grandi imprese. Oltre che nell’aggregazione di dati biometrici, il software di Palantir è stato utilizzato anche dall’Ice per l’analisi delle reti migratorie e l’individuazione degli irregolari, nonché dalle forze armate americane per studiare la guerra ibrida che si sta svolgendo nel confronto fra le grandi potenze.
Vista da fuori, quella di Palantir potrebbe essere solo una case history di successo, nonostante l’ormai imbarazzante mole di miliardi di dati macinati e riorganizzati da un database che – scrive Ciarrocca – «digerisce ogni tipo di dati, dalla dichiarazione dei redditi allo status di immigrazione, dalle informazioni sul lavoro al numero dei figli», senza trascurare i post sui social media.
Questo è Palantir, un Grande Fratello che fa impallidire le profezie di George Orwell, una onnipotente entità che richiama alla memoria i più suggestivi azzardi filosofici di Isaac Azimov e di Arthur C.Clarke.
E qui dobbiamo fare un importante distinguo. Fra Peter Thiel e la pletora di paperoni della Silicon Valley che dopo aver fatto corona alla sinistra dem si sono rapidamente accucciati al trono di The Donald - stiamo parlando di figure come Jeff Bezos, Marc Zuckerberg, Larry Page, Tim Cook, Reid Hofmann, ossia Amazon, Meta, Google, Apple, Linkedin – corre un abisso.
Peter Thiel, negazionista climatico, genio matematico, libertario di destra, ammiratore di Tolkien, cofondatore di PayPal, considerato il “cuore di tenebra” del mondo digitale, non insegue la ricchezza come hanno fatto tutti gli altri, non ingaggia una gara all’ultimo respiro come fanno da Elon Musk in giù gli oligarchi del dollaro alla corte di Trump. Thiel vuole altro. La sua visione apocalittica della modernità (ne parlerà fra pochi giorni in un seminario a porte chiuse a Roma) contempla un ritorno alla visione assolutista della politica, quella del bellum omnium contra omnes, disegnata da Thomas Hobbes nel De Cive e nel Leviathan. Thiel non ama la concorrenza («una perdita di tempo e di risorse») né il libero mercato, ma vuole un potere assoluto gestito da tecnocrati assecondati dall’intelligenza artificiale, senza il quale a suo dire lo Stato non funzionerà mai. Mescolando suggestioni di Tolkien, Carl Schmitt e dell’antropologo René Girard, profetizza un Armageddon che vedrà a breve lo scontro supremo fra il Bene e il Male. «Per questo, dice, c’è Palantir», con la sua miriade di società collegate. Una specie di Linea Maginot – ci tiene a dire - a tutela dell’umanità.

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