Il caso dell'uranio iraniano: gli Usa studiano il blitz impossibile

L'amministrazione Trump vuole recuperare o distruggere 450 chilogrammi di materiale arricchito, stoccato nei tunnel di Isfahan, che garantirebbe la creazione di almeno undici bombe. Il segretario di Stato, Rubio: «Si dovrà andare a prenderlo». Ma l'operazione è pericolosa e rischiosa dal punto di vista tecnico e operativo
March 12, 2026
Il caso dell'uranio iraniano: gli Usa studiano il blitz impossibile
Scienziati iraniani presso l'impianto nucleare di Isfahan / Ansa
La “domanda” al centro della guerra tra Usa, Israele e Iran non è solo militare: è fisica. Circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, stoccati in contenitori pressurizzati nei tunnel di Isfahan, giacciono sotto le macerie dei bombardamenti. Recuperarli o distruggerli è diventato uno degli obiettivi dichiarati dell’amministrazione Trump. E per farlo, le bombe non bastano.
Un’analisi di Axios dell’8 marzo 2026 riferisce che Usa e Israele stanno valutando l’invio di forze speciali in Iran. La conferma più esplicita viene dal Segretario di Stato Marco Rubio: il 3 marzo, in un briefing classificato al Congresso, ha risposto alla domanda sull’uranio iraniano con una frase lapidaria: «Si dovrà andare a prenderlo».
Il New York Times ha aggiunto un dettaglio cruciale basato su fonti a conoscenza di rapporti di intelligence segretati. Le immagini satellitari analizzate dal quotidiano mostrano escavatrici al lavoro sugli ingressi dei tunnel di Isfahan. In almeno un sito a nord del complesso, i lavoratori hanno estratto terra, collocato un oggetto non identificato sotto un telo impermeabile e lo hanno ricoperto. L’Iran, secondo l’intelligence Usa, avrebbe ora accesso all’uranio attraverso un varco molto stretto.
Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, ha certificato i numeri: al momento dei raid israeliani del giugno 2025, l’Iran possedeva 440,9 kg di uranio al 60%, principalmente a Isfahan. «L’ipotesi più probabile è che il materiale sia ancora lì», ha dichiarato Grossi. Arricchito al 90%, soglia minima per uso militare, si otterrebbe materiale per almeno undici bombe.
Le sfide operative di un raid sono formidabili, e lo scenario con scienziati a fianco dei militari è quello tecnicamente più realistico. Un funzionario americano le ha riassunte in tre domande: dove si trova il materiale, come ci si arriva e come se ne assume il controllo. Secondo fonti israeliane citate da i24News, le opzioni in campo sono due: rimozione fisica dell’uranio oppure diluizione in loco. Entrambe richiedono forze speciali affiancate da esperti nucleari.
Il problema tecnico è tutt’altro che banale. L’uranio a Isfahan è stoccato sotto forma di esafluoruro (UF6), un composto altamente corrosivo e tossico in forma gassosa. Maneggiarlo richiede attrezzature specializzate, tute protettive, rilevatori di radiazioni e una catena di custodia certificata. In uno scenario di estrazione, una squadra di fisici nucleari e ingegneri dovrebbe operare in condizioni di guerra, all’interno di tunnel parzialmente crollati, per sigillare i contenitori, verificarne l’integrità e preparare il materiale al trasporto.
L’alternativa, la diluizione in loco, prevede l’aggiunta di uranio impoverito per abbassare il grado di arricchimento sotto la soglia critica, rendendolo inutilizzabile per scopi militari senza riprocessamento. Anche questa operazione, però, richiederebbe ore di lavoro tecnico in un ambiente ostile, con il rischio costante di dispersione radioattiva. Secondo Semafor, piani di questo tipo, le cosiddette “Missioni anti armi di distruzione di massa”, sono stati sviluppati dall’US Central Command fin dall’epoca Obama, quando un raid su Isfahan, Fordow e Qom fu studiato e poi abbandonato come troppo rischioso. Trump, sull’Air Force One il 7 marzo, ha ammesso l’ipotesi senza confermarne l’imminenza: «Al momento li stiamo decimando, ma non ci siamo ancora attivati. Lo potremo fare più avanti».
La condizione è attendere che le forze iraniane siano abbastanza indebolite. Bloomberg scrive che l’incertezza sulla localizzazione esatta è maggiore di quanto le dichiarazioni ufficiali lascino intendere. La maggior parte è di sicuro a Isfahan, ma una quota non indifferente è distribuita tra Fordow, Natanz e forse altri siti non ancora noti. TWZ segnala dubbi su una possibile trasferimento prima dei bombardamenti. Quanto velocemente può essere spostato? L’esafluoruro di uranio è gassoso e quindi stoccato in contenitori pressurizzati, pesanti e ingombranti. Non si carica su un camion con facilità. Il raid avverrà davvero? La Casa Bianca afferma che «tutte le opzioni sono sul tavolo» mentre Trump ha detto «non ora», non escludendo l’intervento diretto in un vicino futuro. Il Pentagono, secondo The Hill, manda segnali contrastanti. Il tempo, però, non è neutro: le escavatrici a Isfahan lavorano.

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