I missionari e quel coraggio di restare sempre accanto
al proprio popolo

Padre Pierre El Raii, parroco maronita di un villaggio cristiano in Libano ucciso mentre soccorreva parrocchiani feriti, non se ne era andato. Come migliaia di altri
March 12, 2026
I missionari e quel coraggio di restare sempre accanto
al proprio popolo
Padre Pierre El Raii, in una immagine di archivio
La scelta di restare a fianco di un popolo, anche quando l’odio e la guerra intorno sembrano prevalere, ha da sempre un valore profetico per gli uomini di Chiesa. Decisero di restare i martiri di Tibhirine, nell’Algeria dilaniata dagli scontri tra gruppi armati islamisti e forze dell’esercito nazionale, a metà degli anni Novanta. Il loro sacrificio compie trent’anni e il testamento spirituale scritto prima di morire da padre Christian de Chergé rimane una pietra miliare per la fede cristiana. «Se mi capitasse un giorno – e potrebbe essere oggi – di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era “donata” a Dio e a questo Paese». Fu questo lo straordinario incipit della riflessione lasciata ai posteri dal priore trappista, ucciso con altri sei monaci.
Decisero di restare, decidono tutti i giorni di restare a fianco dei loro popoli, migliaia di missionari in tutto il mondo. Tanti hanno perso la vita uccisi “in odium fidei”, in odio alla fede, tanti altri hanno combattuto la battaglia impopolare della pace e della riconciliazione in nome e per conto dei popoli a cui sono stati inviati, testimoni della Chiesa universale. Più una battaglia appare persa, più si troveranno questi discepoli dell’impossibile che portano avanti intere comunità spesso in solitudine. Sono l’amore per il prossimo e la risposta a una vocazione unica le ragioni alla base di questo impegno, che dà vita e anima parrocchie e gruppi di frontiera, fino agli estremi confini della terra e a volte fino al momento della Croce.
Ha deciso di restare anche padre Pierre Al-Rahi, parroco maronita di uno dei villaggi cristiani nel sud del Libano, ucciso lunedì mentre accorreva nel luogo in cui erano rimasti feriti alcuni suoi parrocchiani. È stato vittima di bombardamenti insensati che ormai non distinguono più gli obiettivi militari dagli obiettivi civili, che considerano l’aver colpito persone e sfollati alla stregua di un danno collaterale. Che la guerra sia diventata la regola e non l’eccezione lo ha dimostrato, ancor di più paradossalmente, la decisione dell’esercito israeliano di sospendere ieri per alcune ore, in occasione dei funerali del sacerdote, gli attacchi nel tratto orientale del fronte di guerra, per consentire la partecipazione alle esequie di un generale libanese. Papa Leone XIV ha ricordato che «in arabo “Al-Rahi” significa “il pastore”. Padre Pierre è stato un vero pastore, che è rimasto sempre accanto al suo popolo, con l’amore e il sacrificio di Gesù Buon Pastore. Voglia il Signore che il suo sangue sparso sia seme di pace per l’amato Libano».
Quanti semi di pace sparsi con il sangue sono stati gettati in questi giorni di guerra in Medio Oriente e in tanti altri scenari bellici puntualmente dimenticati? Quanti uomini di Dio (e non solo di Chiesa) stanno spendendo la loro esistenza, pagando il prezzo più alto, nel silenzio dei potenti e dei media? Sono testimoni indifesi questi “martiri” religiosi e civili, ma anche centinaia di bambini innocenti, i primi ad essere sepolti sotto la polvere insensata delle armi. La profezia sta proprio in questo: vivere «questo momento di grave prova», per usare le parole del Papa, senza mai far venire meno la speranza. È la speranza cristiana che rimanda in ultima analisi alla logica evangelica, della vita più forte persino della morte e di chi l’ha provocata. Era questo, che faceva dire, nell’incombenza della fine, queste ultime parole a padre de Chergé. «E anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo “grazie”, e questo “a-Dio” nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso».

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