venerdì 20 febbraio 2015
Le banche di credito cooperativo non riceveranno lo stesso trattamento che il governo ha riservato alle banche popolari. Parola di Pier Carlo Padoan, che rispondendo ai giornalisti alla fine della presentazione del rapporto dell’Ocse sull’Italia ha chiarito che «per le banche di credito cooperativo non è allo studio un decreto». Ed è già una notizia, considerato che dopo il decreto legge di "riforma" delle popolari approvato a fine gennaio è salita la pressione per un analogo provvedimento che riguardasse il credito cooperativo. Lo stesso ministro dell’Economia ieri ha ribadito che il governo si aspetta cambiamenti anche dal mondo del credito cooperativo: «Francamente, [di Bcc] ce ne sono troppe e quelle che ci sono sono troppo piccole» ha detto il ministro, che ha rilanciato la richiesta di un’autoriforma («invito il settore delle Bcc a immaginare ipotesi di autoriforma in questa direzione»).Lo stesso Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, mercoledì a margine della riunione del comitato esecutivo dell’Associazione bancaria italiana ha ribadito che le Bcc stanno elaborando una loro riforma, che dovrebbe soprattutto favorire le aggregazioni e le associazioni tra banche, per creare istituti di maggiore dimensione o reti di banche più integrate preservando naturalmente il carattere cooperativo. I tempi sono veramente ridotti: «Pochi mesi» ha assicurato Azzi.Anche la Banca d’Italia sarebbe favorevole a una riforma in uqesta direzione. Martedì il direttore generale Salvatore Rossi nel suo intervento alla Camera sulla riforma delle popolari ha spiegato che «le Bcc italiane somigliano abbastanza alle banche cooperative europee, a cominciare dalla presenza di riserve indivisibili. La normativa italiana le mantiene in una condizione vicina allo spirito originario, imponendo vincoli all’espansione territoriale dell’attività e limiti minimi di operatività con i soci. La principale diversità rispetto alle cooperative europee sta in strutture di rete meno integrate e centralizzate, che non sfruttano il vantaggio di appartenere a gruppi».Intanto l’altro ieri il Cese (il Comitato economico e sociale europeo, organo consultivo che fa da ponte tra l’Unione europea e la società civile organizzata) ha approvato un parere in cui ricorda che è indispensabile preservare la "biodiversità” del sistema finanziario, senza che questo implichi arbitrarietà nell’applicazione delle norme. Il Cese chiede in particolare di evitare che i requisiti patrimoniali sempre più stringenti chiesti alle banche penalizzino il credito cooperativo, creando regolamenti specifici per le diverse modalità di fare banca.
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