mercoledì 21 giugno 2017
Il Cda della banca guidata da Carlo Messina presenta un'offerta per la parte "buona" di Veneto Banca e Popolare di Vicenza
Il grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino, progettato da Renzo Piano (Uccio D'Agostino via Flickr https://flic.kr/p/HY8RHF)

Il grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino, progettato da Renzo Piano (Uccio D'Agostino via Flickr https://flic.kr/p/HY8RHF)

Intesa Sanpaolo è l’unica banca ad essersi fatta avanti per rilevare la parte “buona” della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca una volta che sarà completato lo spezzatino dei due istituti di credito veneti. L’offerta della banca guidata da Carlo Messina non è certo delle più generose: il consiglio di amministrazione di Intesa ha deciso di proporre l’acquisto al prezzo simbolico di un euro e ha chiarito che devono restare fuori dall’operazione tutti i crediti deteriorati, i prestiti ancora performanti ma considerati ad alto rischio, le obbligazioni subordinate, «nonché partecipazioni e rapporti giuridici considerati non funzionali».

In questo modo non sarebbe necessario un aumento di capitale per gestire l’acquisizione (difatti il Cda della banca chiede la «totale neutralità» dell’operazione sul coefficiente patrimoniale Common Equity Tier 1) e Intesa potrebbe andare avanti con la distribuzione degli utili agli azionisti promesso con il piano industriale 2014-2017 (sono 3,4 miliardi per quest’anno).

La trattativa tra il ministero dell’Economia e la Commissione europea (con il coinvolgimento di Banca d’Italia e Bce) avrebbe quindi portato a scegliere di percorrere una strada simile a quella già scelta nel novembre del 2015 per le quattro banche “salvate”: la creazione di “bad bank” a cui affidare i crediti deteriorati (da vendere a uno specialista di Npl) e di nuove banche, con dipendenti e sportelli, da lasciare gestire a istituti di credito più solidi.

È ovvio che un’operazione così concepita sembre essere un ottimo affare per Intesa, che difatti è stata subito promossa dalla Borsa (il titolo ha guadagnato il 2,4%). E probabilmente comprare la parte ripulita delle banche venete sarebbe piaciuto anche a Iccrea, che però secondo indiscrezioni sarebbe stata fermata dalla Banca centrale europea perché già impegnata nel riassetto in corso nel mondo delle banche di credito cooperativo. UniCredit si sarebbe invece chiamata fuori, così come Cariparma.


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