mercoledì 15 febbraio 2017
L'eurodeputata Alessia Mosca (Pd) difende l'accordo di libero scambio con il Canada da accuse «incomprensibili» e sospetti esagerati
Alessia Mosca, coordinatrice dei Socialisti e Democratici alla Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo

Alessia Mosca, coordinatrice dei Socialisti e Democratici alla Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo

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Secondo Alessia Mosca l’Europa ha davanti una grande occasione: può approfittare della ritirata protezionista dal mercato globale degli Stati Uniti di Trump per imporsi nel mondo con una modalità di fare commercio internazionale diversa dalla tradizionale impostazione 'liberista' americana: «Siamo convinti che la politica commerciale in Europa sia entrata in una fase nuova: non è più una battaglia tra protezionismo e liberismo, la questione è invece rafforzare gli scambi proteggendo i cittadini, i lavoratori, gli standard ambientali. La politica commerciale deve essere orientata a regolare prima che a liberalizzare». Eletta da poche settimane coordinatrice dei Socialisti e Democratici all’interno della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, di cui fa parte da due anni e mezzo, l’eurodeputata considera l’accordo con il Canada un primo passo avanti in quella direzione.

Però i socialisti europei, e lo stesso Pd, si presentano divisi al voto sul Ceta. Come mai?

Eravamo tutti d’accordo che l’intesa che è stata inaugurata quando sia in Europa che in Canada c’erano amministrazioni diverse (rispettivamente la Commissione Barroso e il governo Harper, ndr) dovesse essere modificata. Proprio su pressione del Parlamento la Commissione europea in questi due anni ha corretto il Ceta con due modifiche importanti: il modello di arbitrato nelle dispute Stati-aziende è stato reso più trasparente e ne sono state rafforzate le garanzie di imparzialità, e poi abbiamo introdotto un organo per il riconoscimento della mutua regolamentazione che seguirà punto per punto l’applicazione del Ceta. Alcuni di noi giudicano questi successi un risultato soddisfacente, altri no. Io ritengo che il Ceta non sia perfetto, ma l’accordo perfetto non esiste...

Che concessioni sono state fatte al Canada in materia alimentare? C’è chi sostiene che ci sia un abbassamento degli standard europei sulla sicurezza del cibo.

Sono accuse incomprensibili. Gli standard di sicurezza europei non sono stati oggetto dei negoziati, quindi rimangono invariati. Per capirci: la carne bovina canadese che contiene ormoni non arriverà sulle tavole degli europei. L’accordo mette nero su bianco regole che non sono derogabili. Lo stesso vale per i diritti dei lavoratori e la salute. Nello stesso tempo il Canada si impegna a riconoscere e tutelare 143 prodotti tipici europei, di cui 41 sono italiani, ed è il primo Paese anglosassone extraeuropeo a farlo.

Davvero non ha difetti questa intesa?

Sono la prima che ha sostenuto che si dovesse lavorare molto per evitare debolezze e che l’accordo non funzionasse. Ma in un momento in cui tutti lo criticano mi sembra giusto riconoscere il lavoro fatto dal Parlamento europeo proprio ascoltando le grandi preoccupazioni arrivate da gruppi di cittadini e associazioni. Ripeto: l’accordo perfetto non c’è, dobbiamo fare in modo che questi accordi siano molto bilanciati sullo sviluppo sostenibile e portino a uno sviluppo della crescita che non aumenti le diseguaglianze. Ma ho sentito dire che il Ceta porta ma-lattie, sciagure, il disfacimento del Welfare. C’è chi scorrettamente alimenta paure insensate.

Se però l’America fa un passo indietro l’Europa non rischia di trovarsi a corto di interlocutori per firmare nuove intese commerciali più sostenibili?

Direi di no. Abbiamo da poco chiuso un’intesa con il Vietnam che per loro ha il problema di avere standard troppo elevati, il Messico preme per chiudere presto la 'modernizzazione' di un accordo già in vigore, anche il Giappone spinge per chiudere il negoziato sul libero scambio, poi dialoghiamo con Australia, Nuova Zelanda. Un voto positivo sul Ceta può dare il segnale geopolitico che se Trump si tira fuori dall’arena commerciale l’Europa c’è, e con i suoi valori.

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