venerdì 11 febbraio 2011
Oggi la XIX Giornata mondiale del malato. Benedetto XVI: nella Croce il sì di Dio all'uomo. La ricorrenza odierna «occasione per riflettere sul mistero del dolore». Il cardinale Bagnasco a Genova: la comunità intera è chiamata a farsi carico della vita di ciascuno. In Laterano stasera la Messa con Vallini.
- Quell'abbraccio ai malati che ci svela il volto dei volti di padre Rinaldo Paganelli
- Quando la vita resta orfana della sua stessa fragilità di Salvatore Mazza
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"La misura dell'umanità dipende essenzialmente dalla capacità di farsi carico delle sofferenze e dei sofferenti. Questa è la prima e fondamentale misura, il criterio, l'indice della vera umanità di una società, di una puntura, di una civiltà". Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, durante la Messa celebrata nella Cattedrale San Lorenzo per la ricorrenza della XIX Giornata mondiale del malato. "Questa capacità di farsi carico, di non emarginare, non di dimenticare, non di somministrare puramente dei farmaci nelle malattie, non, Dio non voglia, di spegnere la vita, tutto questo implica il grado di crudeltà di una civiltà, di disumanità di una puntura perchè la vita fragile, sia nel suo inizio, sia nel suo svolgimento, sia nel termine del suo tratto terreno, la vita fragile soprattutto non è una questione puramente individuale o che riguarda pochissime persone ma è una questione di tutti, della comunità intera, chiamata a farsi carico della vita di tutti e di ciascuno, soprattutto quando questa vita attraversa le fasi della maggiore fragilità e debolezza. È un'ottica che dobbiamo riscoprire e annunciare - ha esortato il porporato - a voce alta, sempre, ovunque e dovunque, perchè si tratta dell'umanità, della civiltà del futuro, del vero progresso o, per contro, del regresso e della distruzione".IL MESSAGGIO DEL PAPAUn’«occasione propizia per riflettere sul miste­ro della sofferenza»: e anche per «rendere più sensibili le nostre comunità e la società civi­le verso i fratelli e le sorelle malati». Così il Papa defi­nisce l’odierna Giornata mondiale del malato, nel Mes­saggio inviato nello scorso novembre a tutte le Chie­se del mondo in vista della sua celebrazione. Nel te­sto Benedetto XVI ripercorre i motivi spirituali e so­ciali di una ricorrenza che – istituita da Giovanni Pao­lo II in coincidenza con la festa della Madonna di Lour­des – è giunta ormai alla sua XIX edizione. Il Pontefice ricorda innanzitutto che «una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sof­ferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana». Se, infatti, «ogni uomo è nostro fratello, tanto più il debole, il sofferente e il bisognoso di cura devono essere al centro della nostra attenzione, perché nessuno di loro si senta di­menticato o emarginato; infatti la misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sof­ferenza e col sofferente». E questo vale, scrive il Papa, «per il singolo come per la società». Una larga parte del Messaggio è dedicata al valore spi­rituale della sofferenza. Benedetto XVI ricorda la sua recente visita alla Sindone, il telo che ha avvolto «il corpo di un uomo crocifisso, che in tutto corrispon­de a ciò che i Vangeli ci trasmettono sulla passione e morte di Gesù». Non nasconde il Pontefice che per tutti gli uomini, compresi i primi discepoli, «la soffe­renza rimane sempre carica di mistero, difficile da ac­cettare e da portare». Ma annota: «Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede».È infatti «proprio attraverso le piaghe del Cristo che noi possiamo vedere, con occhi di speranza, tutti i mali che affliggono l’umanità. Risorgendo, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice. Alla prepotenza del Male ha op­posto l’onnipotenza del suo Amore». Benedetto XVI si rivolge quindi a diverse categorie di persone. Nell’avvicinarsi della Giornata mondiale del­la gioventù di Madrid (agosto prossimo), il suo primo pensiero è per i giovani, «specialmente coloro che vi­vono l’esperienza della malattia». «Spesso la Passio­ne, la Croce di Gesù fanno paura, perché sembrano essere la negazione della vita. In realtà, è esattamen­te il contrario! La Croce è il 'sì' di Dio all’uomo, l’e­spressione più alta e più intensa del suo amore e la sor­gente da cui sgorga la vita eterna». Perciò il Pontefice invita i giovani a «'vedere' e a “incontrare” Gesù nel-­l’Eucaristia, dove è presente in modo reale per noi, fi­no a farsi cibo per il cammino, ma sappiatelo ricono­scere e servire anche nei poveri, nei malati, nei fratel­li sofferenti e in difficoltà, che hanno bisogno del vo­stro aiuto». Naturalmente poi il Papa si rivolge agli ammalati. «Sen­tite la vicinanza» del Sacro Cuore di Gesù, scrive, «e attingete con fede e con gioia a tale fonte, pregando: 'Acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cri­sto, fortificami. Oh buon Gesù, esaudiscimi. Nelle tue piaghe, nascondimi'». Infine papa Ratzinger invita le autorità, «affinché investano sempre più energie in strutture sanitarie che siano di aiuto e di sostegno ai sofferenti, soprattutto i più poveri e bisognosi». Il Messaggio di Benedetto XVI sarà oggetto di rifles­sione oggi in tutte le Chiese del mondo. A Roma in particolar modo, nella Basilica di San Giovanni in La­terano, sarà il cardinale vicario Agostino Vallini a pre­siedere la Messa, presenti anche duemila volontari dell’Unitalsi. Mimmo Muolo
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