lunedì 24 aprile 2017
Ancora si sa poco della morte di padre Lucien Njiva, 46 anni, in servizio ad Ambendrana. Ferito anche un diacono che era con lui. Sembra che gli aggressori volessero rubare delle campane
L'esterno di una chiesa cattolica nella capitale del Madagascar, Antananarivo (Foto d'archivio Ansa)

L'esterno di una chiesa cattolica nella capitale del Madagascar, Antananarivo (Foto d'archivio Ansa)

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Secondo quanto riporta il Sismografo che cita fonti locali, «è stato ucciso nelle prime ore della notte fra sabato 22 e domenica 23 un sacerdote cappuccino, padre Njiva Lucien, 46 anni, e un diacono è rimasto ferito. Il giovane, Jeremy, 26 anni è stato colpito al petto e la sua attuale situazione clinica è grave. I tragici fatti si sono registrati ad Ambendrana, in Madagascar. Gli aggressori, una banda composta di tre persone, si sono introdotti nel centro cappuccino con la chiara intenzione di rubare e razziare alcuni beni, in particolare alcune campane. Giorni fa c'era stato un primo tentativo di furto».

La notizia è stata confermata anche dalla Radio Vaticana.

Secondo quanto riferisce all’agenzia Fides don Eric Franck Randriamiandrinirinarivo, direttore di Radio Don Bosco Madagascar, “intorno all’una di notte almeno cinque banditi hanno assalito il convento, aggredendo e ferendo un giovane diacono di 26 anni, Jérémy. Sentendo le grida del diacono padre Lucien è accorso brandendo un fucile da caccia, ma i banditi lo hanno freddato sparandogli con un fucile kalashnikov”.
“Il diacono è stato trasferito in una struttura ospedaliera nella capitale Antananarivo, mentre le forze dell’ordine hanno annunciato l’arresto di alcune persone in relazione all'omicidio di padre Lucien” riferisce don Franck. I banditi volevano impadronirsi della campana del convento. I cappuccini erano riusciti a sventare un primo tentativo di furto durante la Settimana Santa, quando i banditi avevano assalito il convento sempre di notte, ma erano stati messi in fuga dalla reazione dei religiosi. La campana era stata nascosta ma questo non è bastato a far desistere i malviventi.
Il direttore di radio Don Bosco Madagascar spiega che “da tempo si sono moltiplicati i furti di campane delle chiese al fine di estrarne i metalli con le quali sono fatte e rivenderli al mercato nero. È un affare molto lucroso”.

Il precedente caso di violenza contro religiosi in Madagascar

L'agenzia Fides inoltre riportò lo scorso 8 aprile, che in Madagascar 26 persone sono state fermate da polizia e gendarmeria ad Antsirabe nel centro del Madagascar in relazione al violento assalto al convento delle Sœurs de Notre Dame de la Salette di Antsahatanteraka Antsirabe, perpetrato nella notte del 1° aprile. Sette banditi intorno all’una e mezza avevano forzato le porte del convento ed hanno assalito le religiose nelle loro stanze. Una volontaria tedesca, una religiosa malgascia e tre ospiti hanno subito violenza sessuale. Un inserviente della comunità che aveva cercato di difendere le donne è stato severamente picchiato. Dopo aver razziato denaro, telefoni cellulari e altro, i banditi sono fuggiti.

Delle 26 persone fermato sette erano state accusate di aver preso parte all'assalto, mentre le altre sono state sentite in qualità di testimoni. La Conferenza episcopale del Madagascar ha severamente condannato il crimine commesso contro le religiose. “Condanniamo con forza quello che è avvenuto” affermavano un comunicato dei vescovi, che chiedono “allo Stato di prendere provvedimenti rigorosi per far fronte allo spaventoso susseguirsi di atti di banditismo in tutta l’isola”. “La Conferenza Episcopale incoraggia i religiosi e le religiose che si sono offerti di servire nel Paese a non venire meno alla loro vocazione” concludeva il messaggio.

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