sabato 23 luglio 2011
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Può sembrare strano ma è proprio qui, nella Polonia da sempre considerata una delle roccaforti della Chiesa cattolica, che venne evocata per la prima volta la «nuova evangelizzazione». Fu Giovanni Paolo II a inventare quel termine in occasione della sua prima visita in patria nel 1979. Parlando a Nowa Huta, «la città operaia» che il regime aveva voluto costruire come modello della società socialista dove non c’è posto per Dio, Papa Wojtyla lanciò il suo vibrante appello davanti alla chiesa che lui stesso, da arcivescovo di Cracovia, aveva consacrato dopo una lunga battaglia ingaggiata insieme con i fedeli contro i veti del potere comunista. A Nowa Huta la sfida è stata vinta, un buon auspicio per la nuova evangelizzazione. Un’idea che Karol Wojtyla aveva maturato nel corso della sua missione pastorale sentendosi vicino all’esperienza delle Oasi, i ritiri spirituali per gli studenti organizzati già negli anni Cinquanta da padre Blachnicki, fondatore del movimento Luce-Vita. «La nuova evangelizzazione? Per noi è un vecchio metodo di vita cristiana – mi dice don Adam Wodarczyk, Moderatore Generale di Swiatlo-Zycie (Luce-Vita) – Un metodo che unisce la nostra tradizione culturale e religiosa a una chiara proposta di fede».In Polonia il cattolicesimo è un albero dalle radici antiche che continua a dare frutti. Stando ai dati forniti dall’Iskk, l’Istituto statistico della Chiesa cattolica, nel 2010 la pratica religiosa (vale a dire la frequenza regolare alla Messa domenicale) è stata del 41%, la più elevata in Europa dopo Malta. Negli ultimi vent’anni c’è stata però una lenta ma continua erosione rispetto al 47% del 1992. La percentuale risulta più bassa nelle grandi città come Varsavia (33%) e un segnale allarmante arriva dal mondo giovanile (31%). La Polonia appare immune da quell’apostasìa di massa che caratterizza gli altri Paesi d’Europa: tradizioni e simboli religiosi restano un patrimonio comune ma s’accentua il divario tra fede e vita quotidiana.È su questa linea sottile che corre la frontiera della nuova evangelizzazione. Lo spiega bene Rysiek Liebert, studente di sociologia all’Università di Varsavia che ha aderito al movimento Luce-Vita dopo aver frequentato i corsi di preparazione per la Cresima. «È un rito cui i polacchi sono molto attaccati ma si è svuotato di significato. Tanti ragazzi ci arrivano controvoglia, forzati dai genitori. Noi di Luce-Vita collaboriamo coi sacerdoti che tengono i corsi in vista del sacramento. Accanto alle spiegazioni di carattere teologico cerchiamo di mostrare la bellezza di ciò in cui crediamo. Molti ragazzi dall’indifferenza passano alla curiosità, iniziano a fare domande. È successo anche a me. Fino a quel momento andavo in chiesa per abitudine, solo dopo aver incontrato alcune persone di Luce-Vita ho scoperto cosa significa davvero essere cristiani». Ecco allora che la Cresima non è più l’ultimo rito dell’infanzia, dopo il quale uno solitamente abbandona la Chiesa, ma il passaggio alla maturità della fede.L’esperienza del giovane Rysiek corrisponde a uno degli insegnamenti fondamentali di padre Blachnicki, secondo cui i membri del movimento devono creare una comunità non fuori ma dentro la parrocchia. «L’importante è che l’evangelizzazione non sia relegata a qualche incontro ma diventi cosa di ogni giorno – dice Dorota Kosiorkiewicz, 29 anni –. Quel che più mi piace di Luce-Vita è l’insistenza sulla liberazione dell’uomo che deriva dalla fede». Le famose «crociate contro l’alcoolismo», la droga dei poveracci in epoca comunista, oggi si sono allargate alle iniziative contro le nuove dipendenze e in difesa della vita. «Organizzare party senza fumo e senza vodka sta diventando una cosa molto chic in Polonia – scherza Marta Januszewska, giovanissima studentessa di lingue –. Ci riconoscono anche dal modo in cui facciamo festa». Nell’entusiasmo di questi ragazzi si rispecchia quel «rinnovato vigore nel riproporre l’annuncio del Vangelo all’uomo contemporaneo» che Benedetto XVI ha indicato lo scorso 30 maggio alla prima assemblea plenaria del dicastero pontificio per la Nuova evangelizzazione. Un’energia piena di freschezza che non disdegna, anzi valorizza le forme tradizionali della pietà popolare. Lo testimoniano migliaia di giovani polacchi che ogni anno partecipano al pellegrinaggio nazionale al santuario della Madonna Nera di Czestochowa, dove convergono anche molti loro coetanei da altri Paesi, a cominciare dall’Italia.Accanto a quella che potremmo chiamare la strategia diffusa del movimento di Luce-Vita, ci sono anche esperienze significative di piccoli gruppi. Come la «Fraternità di vita», famiglie e suore laiche che s’ispirano al movimento nato in Francia «Chemin Neuf», scegliendo di testimoniare la loro fede vivendo sotto lo stesso tetto. Una di queste comunità si è insediata, con l’autorizzazione del vescovo, presso la parrocchia della Divina Provvidenza nel quartiere Wesola di Varsavia. In questa zona residenziale che ospita nomi famosi di giornalisti e uomini di cultura la «Fraternità di vita» ha aperto una casa di ritiri spirituali per i giovani. «Credo che il nostro lavoro sia un esempio di nuova evangelizzazione – spiega Zbigniew Slup che gestisce la casa insieme alla moglie Lucyla –. Un’attività che finora si è sviluppata a lato di quella parrocchiale, come su due binari paralleli». Ma dal prossimo settembre, annuncia felice, le cose cambieranno: il vescovo, monsignor Hoser, ha deciso di affidare la parrocchia a due sacerdoti del movimento «Chemin Neuf». L’invito alla nuova evangelizzazione che risuonò in Polonia più di trent’anni fa non è caduto nel vuoto.
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