martedì 4 febbraio 2014
Il professore Baima Bollone: la scienza al fianco della fede. Sangue, cuore e capo i più cari ai fedeli.
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​Sono oggetti che possono avvicinare al trascendente, anche grazie alla curiosità che suscitano – come dimostrano anche i recenti fatti di cronaca –, ma l’interesse per le reliquie non deve diventare fine a se stesso e cadere in vere e proprie «manie». Secondo il professor Pierluigi Baima Bollone, professore emerito di medicina legale all’università di Torino, uno dei maggiori studiosi della Sindone, questo avvertimento vale sia per i fedeli che i ricercatori impegnati nell’analisi scientifica di questi «reperti».Professore, che interesse suscita tra i fedeli la sua attività scientifica?Percepisco grande interesse per ciò che facciamo io e gli altri colleghi, quasi che si sia creata una situazione di attesa di scoperte che possano definire il problema. E in effetti per la Sindone si è arrivati a dimostrarne l’antichità, la corrispondenza all’epoca cronologica della Passione, a trarre delle deduzioni di ordine fiosiopatologiche sul soggetto il cui cadavere fu poi racchiuso nella Sindone.Di cosa si è occupato nel corso delle sue ricerche?La mia attività dura da più di 50 anni: mi sono occupato moltissimo della ricerca delle microtracce e in quest’ambito mi sono interessato di alcuni reperti – alcuni dei quali sono stati definiti reliquie – come la Sindone, il sudario di Oviedo, il sangue di san Gennaro.Perché studiare in modo scientifico le reliquie?Il loro studio, di alcune in particolare, può documentarne l’origine e spiegarne il significato.Gli studi sulla Sindone proseguono?Sì certamente. Io ho la priorità assoluta nell’aver identificato le tracce di sangue sulla Sindone e aver detto che si trattava di sangue umano. Tutte le ricerche successive, poi, l’hanno confermato. Gli studi proseguono, anche se ora siamo in attesa del permesso per compiere altri piccoli prelievi sulle tracce di sangue.Quali rischi vanno evitati nell’indagine su questi oggetti?Pensando in particolare all’oggetto di cui mi sono occupato di più penso che sia necessario essere dei sindonologi, cioè degli studiosi scientifici della Sindone, e non dei «sindonomani», cioè desiderosi maniacalmente di esaminare l’oggetto solo sotto dei profili che esulano dagli stretti confini della dimostrabilità scientifica.Ma questa ricerca è stata condizionata dalla fede?Il problema della fede è stato nullo nell’esecuzione delle ricerche, semmai l’interesse per la ricerca può essere stato orientato dal fatto che esisteva un interesse religioso precedente. Tutti i risultati sono stati sottoposti a revisione scientifica da parte di chi la pensava diversamente e questa è la migliore riprova della serietà dalle indagini, del modo in cui sono state progettate e della maniera in cui sono state condotte.Queste ricerche possono aiutare le persone nel loro percorso di fede?Certo, l’analisi scientifica non deve essere condizionata da questo fine, ma se questa è anche il mezzo per avvicinarsi al trascendente ben venga.Quali reliquie suscitano maggiore interesse?Alcune parti corporee come il sangue, il cuore e il capo da sempre sono oggetto di particolare rispetto, già coltivato dai mummificatori egiziani. Queste parti portano il fedele a sentirsi vicino a colui che venerano. Ma, ovviamente, capo e cuore non devono diventare l’oggetto della fede, bensì un mezzo per andare oltre. Questo spiega l’importanza data alla reliquia di Wojtyla rubata pochi giorni fa: un oggetto che ci avvicina a un beato a un sacrificio e ci fa pensare a un sacrificio più grande, molto più antico e totale.

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