venerdì 4 febbraio 2011
Ricevendo l’ambasciatore austriaco ieri il Papa ha ricordato che il Vecchio Continente potrà costruire una casa comune solo se sarà consapevole delle proprie fondamenta cristiane. IL TESTO DEL DISCORSO
- UE E LIBERTÀ RELIGIOSA / Gli ospiti: David Sassoli (Pd) e Mario Mauro (Pdl)
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L'edificazione della casa comune europea «può sortire un buon esito soltanto se questo continente è consapevole delle proprie fondamenta cristiane e se i valori del Vangelo nonché dell’immagine cristiana dell’uomo saranno, anche in futuro, il fermento della civiltà europea». È questo l’appello lanciato ieri da Benedetto XVI durante l’udienza ad Alfons M. Kloss, ambasciatore dell’Austria presso la Santa Sede. Durante l’incontro, svoltosi in occasione della presentazione delle lettere credenziali del nuovo ambasciatore, il Papa ha affrontato alcuni nodi fondamentali all’interno del panorama europeo sul fronte del rapporto tra fede, cultura e istituzioni. «In molti Paesi europei – ha notato Ratzinger – il rapporto fra Stato e religione sta affrontando una particolare tensione. Da una parte, le autorità politiche sono molto attente a non concedere spazi pubblici a religioni intese come idee di fede meramente individuali dei cittadini. Dall’altra, si cerca di applicare i criteri di una opinione pubblica secolare alle comunità religiose. Sembra che si voglia adattare il Vangelo alla cultura e, tuttavia, si cerca di impedire, in modo quasi imbarazzante, che la cultura venga plasmata dalla dimensione religiosa». D’altra parte, però, non mancano secondo il Papa gli interventi a favore delle «istanze fondamentali dell’uomo», inclusa la dimensione religiosa. In particolare Benedetto XVI ha espresso soddisfazione per la posizione assunta dal Governo austriaco davanti alla sentenza sul Crocifisso della Corte europea dei diritti dell’uomo e per la proposta, avanzata dal ministro austriaco degli Esteri, di far sì che l’Unione Europea si doti di regolari rapporti sulla situazione della libertà religiosa nel mondo. «Il riconoscimento della libertà religiosa – ha notato il Papa – permette alla comunità ecclesiale di svolgere le sue molteplici attività, dalle quali trae beneficio anche l’intera società».L’impegno della Chiesa per i bisognosi, ha aggiunto, «rende evidente il modo in cui la Chiesa, in un certo senso, si considera portavoce delle persone svantaggiate. Questo impegno ecclesiale, che nella società riceve ampio riconoscimento, non si può ridurre a mera beneficenza». Tale azione va rispettata nella sua identità, radicata in Dio, e la Chiesa non va confusa con «uno dei tanti erogatori di prestazioni sociali». In quest’ottica, ha proseguito il Papa, «tutte le forze sociali hanno il compito urgente e costante di garantire la dimensione morale della cultura, la dimensione di una cultura che sia degna dell’uomo e della sua vita in comunità».Ricordando poi che «l’ordine sociale trova un sostegno essenziale nell’unione sponsale di un uomo e di una donna, che è anche rivolta alla procreazione», il Papa ha invocato politiche equilibrate per la famiglia, che, con il matrimonio, deve essere «tutelata dallo Stato». Queste due realtà, infatti, «sono per tutti i loro membri una scuola di umanità con effetti positivi per gli individui nonché per la società. Infatti, la famiglia è chiamata a vivere e a tutelare l’amore reciproco e la verità, il rispetto e la giustizia, la fedeltà e la collaborazione, il servizio e la disponibilità verso gli altri, in particolare i più deboli».Benedetto XVI, infine, ha invocato un’azione efficace contro i problemi che spesso rendono svantaggiate le famiglie con molti figli e ha sottolineato che oggi ancora «la vita dei nascituri non riceve una tutela sufficiente»
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