mercoledì 31 luglio 2013
​Nella chiesa del Gesù a Roma erano presenti circa 270 gesuiti, oltre a decine di collaboratori e dipendenti delle strutture della Compagnia. Un pensiero è andato a padre Dall'Oglio, scomparso in Siria
Papa Francesco ha celebrato stamani la Messa in forma privata nella chiesa del Gesù a Roma, dove sono conservate le spoglie di sant'Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, di cui ricorre oggi la festa liturgica. Erano presenti circa 270 gesuiti, oltre a decine di collaboratori e dipendenti delle strutture della Compagnia. Parole di benvenuto sono state rivolte prima dell'inizio della Messa dal generale dei gesuiti, padre Adolfo Nicolas. Al termine della celebrazione, il Papa è andato in processione verso l'altare di sant'Ignazio, dove ha acceso una lampada votiva. Dopo la messa si è fermato a colazione con i suoi confratelli. Nell'omelia ha esortato i presenti a porre Cristo al centro della loro vita, mettendo da parte sé stessi. Ha ricordato che i gesuiti sono chiamati in diversi modi a dare la vita per gli altri, e ha citato in questo contesto san Francesco Saverio e padre Pedro Arrupe che ebbe un ictus rientrando da una visita a un campo di rifugiati. Un pensiero è andato a padre Paolo Dall'Oglio, il gesuita che si trova in Siria e del quale non si hanno notizie: "Penso a padre Paolo", ha detto. "Il Signore ci faccia provare la vergogna per la nostra inadeguatezza di fronte al tesoro che ci è stato affidato, per vivere l'umiltà di fronte a Dio. Accompagni il nostro cammino la paterna intercessione di sant'Ignazio e di tutti i Santi Gesuiti, che continuano ad insegnarci a fare tutto, con umiltà, ad maiorem Dei gloriam". Con queste parole Papa Francesco ha concluso la sua omelia.Il Papa ha commentato nella sua omelia le parole del Vangelo di oggi: "Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Chi si vergognerà di me...". "La vergogna del Gesuita" che si sente inadeguato per la sua pochezza, secondo Bergoglio è dunque la risposta all'invito che fa Gesù è di non vergognarsi mai di Lui, ma di seguirlo sempre con dedizione totale, fidandosi e affidandosi aLui". "Guardando a Gesù, come ci insegna sant'Ignazio nella Prima Settimana, soprattutto guardando il Cristo crocifisso, noi sentiamo - ha spiegato Francesco - quel sentimento tanto umano e tanto nobile che è la vergogna di non essere all'altezza; guardiamo alla sapienza di Cristo e alla nostra ignoranza, alla sua onnipotenza e alla nostra debolezza, alla sua giustizia e alla nostra iniquità, alla sua bontà e alla nostra cattiveria". "Chiedere - ha scandito Francesco - la grazia della vergogna; vergogna che viene dal continuo colloquio di misericordia con Lui; vergogna che ci fa arrossire davanti a Gesù Cristo; vergogna che ci pone in sintonia col cuore di Cristo che si è fatto peccato per me; vergogna che mette in armonia il nostro cuore nelle lacrime e ci accompagna nella sequela quotidiana del 'mio Signore'. E questo ci porta sempre, come singoli e come Compagnia, all'umiltà, a vivere questa grande virtù. Umiltà che ci rende consapevoli ogni giorno che non siamo noi a costruire il Regno di Dio, ma è sempre la grazia del Signore che agisce in noi; umiltà che ci spinge a mettere tutto noi stessi non a servizio nostro o delle nostre idee, ma a servizio di Cristo e della Chiesa, come vasi d'argilla, fragili, inadeguati, insufficienti, ma nei quali c'è un tesoro immenso che portiamo e che comunichiamo". "Papa Francesco si sente, come spiritualità, sempre figlio di Sant'Ignazio. E lo dimostra, in occasioni d'incontro con i gesuiti, come quella di oggi, con molta familiarità". Lo ha detto ai giornalisti il portavocedella Santa Sede, padre Federico Lombardi, commentando la celebrazione alla Chiesa del Gesù in occasione dell'odierna festa di Sant'Ignazio. "Da parte nostra sappiamo bene però - ha poi aggiunto Lombardi, parlando ora da assistente generale della Compagnia - che il Papa è il Papa, cioè il nostrosuperiore a cui dedichiamo il nostro servizio e la nostra obbedienza. Ed abbiamo la stessa disposizione nei confronti di qualunque Papa". Certo, il fatto che sia gesuita ha portato oggi ad "una familiarità e spontaneità molto grandi".Durante la conversazione in aereo con i giornalisti, rientrando a Roma da Rio de Janeiro, papa Francesco aveva risposto anche alla domanda se si sentisse ancora gesuita. "È una domanda teologica, perché i gesuiti fanno voto di obbedire al Papa. Ma se il Papa è gesuita, forse deve far voto di obbedire al generale dei gesuiti". "Non so come si risolve questo - aveva detto - Io mi sento gesuita nella mia spiritualità; nella spiritualità degli Esercizi, la spiritualità, quella che io ho nel cuore. Ma tanto mi sento così che fra tre giorni andrò a festeggiare con i gesuiti la festa di sant'Ignazio: dirò la Messa al mattino. Non ho cambiato di spiritualità, no. Francesco, francescano: no. Mi sento gesuita e la penso come gesuita. Non ipocritamente, ma la penso come gesuita".
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