giovedì 2 aprile 2020
Il Missionario della Consolata originario di Cuneo, 45 anni, sarà il pastore di una Chiesa giovane, in un territorio di prima evangelizzazione
Padre Giorgio Marengo, il primo a destra

Padre Giorgio Marengo, il primo a destra - Missionari della Consolata

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Il Papa ha nominato prefetto apostolico di Ulan Bator (Mongolia), con carattere vescovile, assegnandogli la sede titolare di Castra Severiana, padre Giorgio Marengo dei Missionari della Consolata. Finora era consigliere regionale dell’Asia, superiore per la Mongolia e parroco di Maria Madre della Misericordia ad Arvaiheer.

Padre Marengo è nato a Cuneo il 7 giugno 1974 ed è vissuto a Torino. Dopo la maturità classica è entrato nella congregazione fondata dal beato Luigi Alamanno. Ha compiuto gli studi filsofoci a Milano e quelli teologici a Roma, culminati con un dottorato in Missionologia alla Pontificia Università Urbaniana. Poco tempo dopo l’ordinazione sacerdotale avvenuta nel 2001 è stato assegnato alla missione in Mongolia, il primo della sua congregazione.

Missionari della Consolata

Lo scorso 16 febbraio padre Marengo, in collegamento dalla Mongolia, ha portato la sua testimonianza alla giornata per gli animatori dei gruppi di ascolto della Parola di Dio della diocesi di Milano, che si è tenuta presso il Collegio dei padri Oblati di Rho. Una testimonianza sul suo apostolato in Asia centrale che è possibile riascoltare qui:


I Missionari della Consolata sono presenti a Ulan Bator dal 2003. La città, scrivono sul sito che permette di seguire a distanza il loro lavoro, «rimane un punto di riferimento per l'apprendimento iniziale della lingua e il primo inserimento nella realtà del Paese, oltre che una base per chi opera nella campagna». Offrono il loro servizio alla Chiesa locale, sia presso la prefettura apostolica sia come supporto alle parrocchie e alle altre istituzioni cattoliche. Sono presenti anche nella periferia nord della città, «in una zona molto popolata e in gran parte ancora esclusa dallo sviluppo».

Missionari della Consolata

Ad Arvaihee, il capoluogo della regione di Uvurkhangai, nella parte centro-meridionale della Mongolia, i Missionari sono arrivati nel 2006 «quando ci volevano 11 ore di fuori strada». Qui la Chiesa cattolica non era mai stata presente. «Abbiamo cominciato ad inserirci lentamente - raccontano - facendo del volontariato e costruendo relazioni con la gente. Dopo l'ottenimento del regolare permesso per lo svolgimento delle nostre attività sociali e religiose ci è stato dato in uso un terreno alla periferia del centro abitato, circa 30.000 abitanti. Quello spazio, allora disabitato e lontano, è diventato negli anni un quartiere di nuovi insediamenti, soprattutto per famiglie che arrivano dalla campagna e non trovano posto in zone più centrali. Le attività che oggi portiamo avanti sono nate come risposte a concreti bisogni della gente: il dopo-scuola per i bambini, le docce pubbliche, il progetto di artigianato per le donne, il day care centre e il gruppo per il ricupero di uomini con problemi di alcolismo. La nostra è una testimonianza discreta, nel pieno rispetto della sensibilità di chi è abituato ad altri riferimenti religiosi di lunga tradizione. Abbiamo buoni rapporti con il mondo buddhista e con le autorità civili, con cui spesso collaboriamo per progetti ad hoc, per il bene della collettività. Tra questi si è consolidata una cooperazione nel campo sanitario, che ha portato alcune realtà mediche italiane a collaborare con l'ospedale locale. Negli anni alcune persone adulte si sono interessate alla proposta di vita cristiana ed hanno intrapreso un cammino di formazione; oggi sono i protagonisti di una comunità cattolica molto piccola, ma vivace ed attiva sul territorio».

Due bambine con il ritratto del beato Luigi Alamanno

Due bambine con il ritratto del beato Luigi Alamanno - Missionari della Consolata

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