Addio a Michele Dolz, l’arte come via di conoscenza e spiritualità
È morto improvvisamente l'artista, studioso, critico, docente e a lungo collaboratore di “Avvenire”

Un sacerdote innamorato dell’arte e di Dio. È questa l’estrema sintesi della vita di don Michele Dolz (Castellón 1954 – Milano 2025), per anni collaboratore di Avvenire, che ci ha lasciato in modo totalmente inatteso la sera di lunedì scorso. Don Michele aveva scelto di donarsi a Dio fin dalla giovinezza, seguendo nell’Opus Dei gli insegnamenti di san Josemaría Escrivá, che conobbe giovanissimo in Spagna nel 1972 e a cui nel 2008 avrebbe dedicato un ritratto pubblicato dalle Edizioni San Paolo. Appena dopo la Laurea in Lettere e Filosofia a Valencia (1976), don Michele si trasferì a Roma e nel 1982 fu ordinato sacerdote da san Giovanni Paolo II. Da quel momento iniziò la sua “seconda chiamata”: si mise in ascolto di tanti giovani, in particolare come assistente spirituale alle Scuole Faes e allo Zeta Club di Milano. L’attenzione ai giovani segnò anche l’alba della sua attività di scrittore. Stilò un indimenticabile profilo di una ragazza di fede morta in un incidente stradale (La primavera di Valeria, Gribaudi, 1994) e uno splendido dittico di meditazioni per adolescenti, Maestro dove abiti? e Insegnaci a pregare, usciti per Ares a fine anni Novanta. Nella sua vita don Michele era consapevole che la Via Pulchritudinis, la via della bellezza cara a Benedetto XVI, fosse un sentiero privilegiato per avvicinare i cuori a Dio. Ed erano davvero in tanti gli artisti e gli “inquieti” che a Milano ricorrevano ai suoi consigli come novelli Nicodemi. Aveva una grande capacità di ascolto e di empatia, facilitata da un sorriso che metteva a proprio agio l’interlocutore, anche quando veniva spiritualmente da “un paese lontano”. Chi lo conosceva sapeva del suo talento nella predicazione. Con un tono di voce caldo e vivide immagini che attingeva da un vasto repertorio di vite di scrittori e pittori, sapeva far immergere le persone nello spirito del Vangelo. Don Michele era uomo di grandi passioni e di grandi talenti: era pittore (su www.micheledolz.it ci sono le sue opere a colpo di click), apprezzato docente (insegnò Storia dell’Arte Cristiana presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma) e studioso rigoroso: il suo libro più celebre è forse Il Dio bambino, ricognizione sulla devozione a Gesù bambino che richiese anni di lavoro e che uscì prima per Mondadori e poi per Ares.

Ho avuto la fortuna di collaborare per anni con don Michele. Ha scritto diverse opere per la Casa editrice Ares, tra le più recenti, un ritratto di Andy Warhol “nascosto” (2021) e il saggio I volti della morte - Dalle catacombe al cinema e oltre (2023). Ma don Michele è stato anche un acuto e felicemente imprevedibile consulente editoriale. Ricordo il suo entusiasmo nel propormi alcuni testi poi entrati nel catalogo Ares, dai saggi “inglesi” di Elisabetta Sala, ai romanzi di Ada Grossi e Matteo Soldi, fino alla biografia di J.K. Rowling di Marina Lenti (don Michele leggeva Harry Potter ben prima che la saga “esplodesse” in Italia).
Don Michele era un uomo che cercava la bellezza nelle piccole cose della vita: una Guinness in un pub dell’amata Irlanda, un oggetto stravagante nella Wallace Collection di Londra, la levata all’alba per una battuta di pesca in Liguria, fino alla piccola iguana impagliata (o una “creatura” molto simile…) che gli vidi comprare per sostenere le Missioni nel piccolo Bookshop del Santuario del Bambin Gesù di Arenzano, uno dei suoi “luoghi del cuore”, insieme ai tanti santuari mariani sparsi per l’Italia. Ma più di tutto, ricordo la sua capacità di immergersi nella preghiera guardando il crocifisso, anche nei momenti più delicati della sua vita.

Un ultimo ricordo personale. Don Michele sapeva incoraggiare le vocazioni degli artisti. Quando arrivai ventenne a Milano gli feci leggere alcune poesie che solo diversi anni più tardi sarebbero diventate il mio primo libro. Ero ovviamente incerto se potessero avere un qualche valore. Lui le lesse e mi incoraggiò ad andare avanti, con la forza del suo temperamento catalano. Di più, mi regalò un bellissimo acquarello che aveva preparato dopo la lettura di quei testi. Per me fu una pietra miliare di fiducia. E di questo non gli sarò mai abbastanza grato.
Le opere
Tra le sue prime opere si segnala Lo splendore delle cose. Appunti di arte e di spirito (Ancora, 2001), una raccolta di brevi saggi in cui l’autore riflette sul rapporto tra bellezza artistica e vita interiore. Nello stesso anno pubblica Il Dio bambino (Mondadori), un’indagine sul significato della figura di Cristo bambino nella storia dell’arte e nella spiritualità cristiana, tema che ritorna spesso nella sua attenzione per l’umanità di Dio e la concretezza dell’esperienza religiosa. Nel 2004 esce Il volto del Padre, scritto insieme allo storico dell’arte Rodolfo Papa (Ancora), un volume che analizza la rappresentazione di Dio Padre attraverso capolavori di artisti come Michelangelo, Raffaello e Tintoretto, affrontando un nodo centrale della tradizione iconografica cristiana. Alla dimensione storico-artistica Dolz affianca anche quella biografica e spirituale, come nel libro Mia madre la Chiesa. Vita di san Josemaría Escrivá (San Paolo, 2008), dedicato al fondatore dell’Opus Dei. Importante è stato anche il suo contributo a opere collettive, tra cui Arte cristiana in Italia (San Paolo, 2008), progetto diretto da Timothy Verdon, nel quale Dolz firma saggi dedicati allo sviluppo dell’arte sacra in età moderna e contemporanea. Negli anni più recenti, la riflessione di Dolz si è ampliata verso il dialogo con la cultura visiva contemporanea. In I volti della morte. Dalle catacombe al cinema e oltre (Ares, 2023) l’autore percorre la storia della rappresentazione della morte, dalle prime immagini cristiane fino al cinema e ai linguaggi visivi moderni, mostrando come questo tema continui a interrogare l’uomo di ogni epoca. A questa linea di ricerca si collega anche Umanità senza nome (Ares, 2024), un libro che prende spunto da ritratti fotografici ottocenteschi per riflettere sul volto umano, sull’anonimato e sulla memoria. Accanto ai saggi storico-artistici, Dolz ha pubblicato anche testi di carattere più meditativo, come Ritiro spirituale. Il silenzio. Ascolto e dialogo con Gesù (Ares, 2019), confermando una scrittura capace di coniugare rigore intellettuale e profondità spirituale.
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