Israele apre il fronte di terra con il Libano: soldati in campo, «Hezbollah ci minaccia»
di Diego Motta
L'annuncio in mattinata. Tel Aviv: dobbiamo impedire il fuoco diretto sulle nostre comunità, da 24 ore ci sparano ininterrottamente. Nel mirino intanto finiscono anche i simboli: colpita la tv iraniana a Teheran, mentre per rappresaglia il regime ha provocato un incendio all'ambasciata Usa a Riad

Dagli attacchi via cielo alla guerra di terra. È quello che sta accadendo nel quarto giorno di conflitto aperto in Medio Oriente, dopo l'offensiva lanciata sabato da Israele e Stati Uniti, che ha portato alla rappresaglia dell'Iran verso gli altri Paesi del Golfo. Nel mirino oggi ci sono anche i simboli del nemico.
Le notizie sono sostanzialmente tre. La più importante riguarda l'invio dei soldati dell'Idf, l'esercito israeliano, in Libano dove Tel Aviv ha avviato un'operazione di terra. La seconda notizia ha al centro la televisione iraniana, che è stata colpita da missili. La terza cosa da sapere è che l'ambasciata americana a Riad è nel mirino. Sono tre immagini che spiegano insieme la vastità del conflitto, sempre più regionale, e l'impossibilità di concentrarsi su un unico fronte bellico. Gli scenari aperti sono diversi e al momento domina il caos.
L'annuncio di Tel Aviv: soldati in campo
Si dice "boots on the ground" stivali sul terreno. Rimanda all'apertura di un fronte di terra, all'invio di soldati al fronte. È quello che sta accadendo da questa mattina in Libano. L'Idf è entrato nel Libano meridionale via terra conquistando diversi punti nelle vicinanze, nell'ambito del piano per rafforzare la difesa del fronte. Lo ha riferito il portavoce dell'esercito. «L'Idf sta operando oltre i cinque punti ancora sotto controllo israeliano dal cessate il fuoco del 2024» ha detto il portavoce dell'Idf Nadav Shoshani sull'inizio di operazioni via terra nel sud del Libano. «Hezbollah ha sparato ininterrottamente nelle ultime 24 ore. C'è una minaccia concreta di infiltrazioni e non intendiamo che si replichi la situazione di un anno e mezzo fa in cui le proxy iraniane in Libano sparavano alla nostra popolazione civile da postazioni nel sud del Libano. Non intendiamo correre nessun rischio per la nostra popolazione». Il rischio messo in evidenza da Israele è quello di una guerra per procura, in cui i militanti del movimento fondamentalista libanese agiscono in nome e per conto dell'Iran, come del resto è sempre storicamente avvenuto.
A chiarire la posizione dell'esecutivo Netanyahu, è stato Il ministro della Difesa Israel Katz: lo scopo di questa operazione di terra è quello di evitare il «fuoco diretto» sulle comunità israeliane. «Per impedire la possibilità di attacchi diretti contro le comunità israeliane, il primo ministro Benjamin Netanyahu e io abbiamo autorizzato l'Idf ad avanzare e a mantenere ulteriore territorio dominante in Libano e a difendere da lì le comunità di confine», ha detto Katz. «L'Idf continua a operare contro gli obiettivi di Hezbollah in Libano. L'organizzazione terroristica sta pagando e pagherà un prezzo elevato per il fuoco contro Israele» ha aggiunto.
I simboli nel mirino: la tv iraniana e l'ambasciata Usa
C'è poi il piano "simbolico" della guerra, che ha ugual valenza: colpire il nemico in alcuni luoghi-chiave per mandare un messaggio alla popolazione e all'opinione pubblica. Al di là delle vittime e dei danni, già enormi visto che in Iran si contano già oltre 500 morti e vittime sono state registrate, sia pur in misura molto minore, anche da Israele e Stati Uniti. In questo senso, sempre l'esercito israeliano ha riferito di aver distrutto in un attacco la sede della radio-tv pubblica iraniana a Teheran. Era «il centro mediatico e propagandistico del regime terroristico iraniano» ha riferito l'esercito. «Le attività del centro si svolgevano sotto la guida diretta delle Guardie Rivoluzionarie» e si «sosteneva anche la distruzione dello Stato di Israele e l'uso di armi nucleari. L'Idf continuerà prendere di mira le infrastrutture del regime iraniano in tutta Teheran».
La rappresaglia di Teheran, invece, si è concentrata in questa fase sull'Arabia Saudita. Un attacco con due droni ha provocato infatti un incendio nell'ambasciata Usa a Riad: lo ha fatto sapere il ministero della Difesa saudita. La notizia è riportata dai media internazionali. Tre persone hanno riferito a Reuters che si è sentita una forte esplosione e sono state viste fiamme all'ambasciata. Una delle fonti ha affermato che l'incendio è stato di lieve entità. Testimoni hanno riferito all'Afp di una colonna di fumo. Washington ha deciso di chiudere l'ambasciata. La rappresentanza diplomatica ha esortato i cittadini «a evitare la sede fino a nuova disposizione», avvertendo i connazionali di «stare al riparo» anche a Gedda e Dhahran. Il presidente americano Donald Trump ha fatto sapere che ci sarà «presto» una risposta all'attacco.
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