A Cafarnao riemergono gli ormeggi di Pietro
Complice l’abbassamento delle acque del lago di Tiberiade, sono emerse le strutture portuali sulle quali probabilmente transitavano Gesù e gli apostoli

Kfar Nahum, il «villaggio di Nahum», sorge sulla riva nord-occidentale del Lago di Tiberiade. È la Cafarnao che l’evangelista Matteo (9,1) non esita a definire la «città di Gesù», tali e tanti erano i legami del Nazareno con questo piccolo centro della «Galilea delle genti». Prima degli episodi evangelici, che le attribuiscono grande rilievo, la cittadina risultava ignota alle Sacre Scritture, anche se il primo nucleo abitativo, spiegano gli archeologi, risale al Bronzo Medio. Da Cafarnao passava la Via Maris, l’antica via commerciale e militare che collegava l’Egitto con la Siria e la Mesopotamia. Di questa autostrada ante litteram resta ancora una pietra miliare romana che, in una iscrizione, esalta l’imperatore Adriano. Gli scavi archeologici, ripresi in modo sistematico dalla Custodia di Terra Santa a partire dal 1968, hanno riportato alla luce i resti dell’abitato di Cafarnao, che risale almeno alla fine dell’epoca ellenistica e si sviluppa durante il periodo romano. Sono emersi quartieri con abitazioni in pietra basaltica, negozi, utensili e strutture di vita quotidiana, che restituiscono l’immagine di un centro vivace e normale per il I secolo d.C.
Nuovi, recenti ritrovamenti archeologici sulle rive del lago, ancora al vaglio degli studiosi, permetteranno probabilmente di aggiungere elementi capaci di farci comprendere meglio la fisionomia della cittadina al tempo di Gesù, la sua economia incentrata sulla pesca ma anche i possibili collegamenti commerciali, non solo via terra, con gli altri centri del lago. Complice l’abbassamento del livello delle acque, le indagini promosse dalla Israel Nature and Parks Authority hanno fatto emergere una porzione dell’antico porto di epoca romana della città. Il sito era già stato individuato e mappato decenni fa dal ricercatore Mendel Nun, ma ora la struttura appare con chiarezza: file parallele di grandi pietre in basalto, distanziate di tre o quattro metri, delimitano rientranze capaci di accogliere una o due imbarcazioni alla volta. Non un pontile lineare come quelli moderni (o strutturati come quelli di porti ben più importanti dell’impero), ma un sistema articolato di banchine con insenature usate come ormeggi. Il materiale dominante è il basalto locale, la stessa pietra che caratterizza le abitazioni e le strade dell’antico villaggio. Lungo il bordo del molo sono visibili le pietre di ormeggio che servivano ad ancorare le barche. All’estremità spicca una pietra di forma piramidale: probabilmente un segnale d’ingresso, un riferimento visivo per guidare le imbarcazioni all’attracco in sicurezza.
«Possiamo osservare una fila di grandi pietre che forma un lato del molo, e a tre o quattro metri una seconda fila che ne segna il lato opposto», spiega Hagay Dvir, responsabile della valorizzazione turistica delle località che si affacciano sul Lago di Tiberiade. «Tra questi due lati c’era un’insenatura capace di ospitare fino a due barche». In riferimento a Cafarnao, i Vangeli parlano continuamente di partenze e ritorni, di salite e discese dalla barca, di folle che attendono sulla riva. Possiamo facilmente immaginare Gesù che rientra da Kursi, dopo aver attraversato il lago, o dopo aver predicato nella zona di Tabgha o di Magdala.
Se del porto oggi vediamo solo le pietre, delle barche possediamo un riscontro concreto. Nel 1986, vicino al kibbutz Ginosar, fu rinvenuta un’imbarcazione del I secolo d.C., conservata nel fango del lago: lunga circa 8,20 metri, dotata di vela e remi, poteva trasportare una dozzina di persone. Oggi questo esemplare autentico d’imbarcazione galilaica del I secolo è esposto (e visitabile) presso l’Yigal Alon Center, che ospita un museo e spazi educativi e culturali. «Secondo le informazioni che abbiamo – osserva fra Eugenio Alliata, archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum – una barca di questo tipo poteva contenere Gesù e i suoi apostoli. Per forma e dimensioni, è compatibile con le descrizioni evangeliche». Un’ulteriore conferma iconografica viene dalla vicina Magdala, dove un mosaico del I secolo raffigura una barca da pesca dell’epoca.
La recente scoperta degli approdi lacustri di Cafarnao s’inserisce in un quadro archeologico già molto ricco. Innanzi tutto il ritrovamento, a opera dei francescani dello Studium Biblicum Franciscanum, della casa di Pietro, dove Gesù ha abitato, predicato e tenuto incontri con i discepoli, casa divenuta fin dai primissimi decenni domus ecclesiae della prima comunità giudeo-cristiana. Poi la sinagoga, le cui fondamenta del I secolo potrebbero appartenere al luogo di culto frequentato anche da Gesù. Gli scavi dell’abitato hanno hanno infine restituito ceramiche comuni e fini, vasellame in vetro, monete romane, pesanti macine in basalto per i cereali. E soprattutto ami da pesca, pesi per reti e strumenti legati all’attività sul lago. Tutto parla di un’economia stabile ma modesta, fondata su pesca e agricoltura. Non una città ellenistica opulenta, ma un villaggio ebraico osservante, privo delle evidenti tracce pagane riscontrabili in altri centri della regione.
Questo dato è rilevante anche per comprendere la figura di Simon Pietro. Le discussioni degli esegeti oscillano spesso tra l’immagine di un semplice pescatore e quella di un imprenditore inserito in circuiti commerciali più ampi. L’archeologia di Cafarnao, e il recente rinvenimento di parte del porto, suggerisce un contesto concreto: un villaggio di lavoratori del lago, radicato nella tradizione ebraica, né povero né prospero. In questa luce, Pietro appare ancor più nella sua umanità e nella fatica quotidiana: dal porticciolo ora riemerso partiva con la sua barca e il fratello Andrea, per poi rientrare a Cafarnao dopo una notte di pesca sul lago.
«È logico pensare – azzarda Dvir – che tra questi punti di attracco ce ne fosse anche uno usato abitualmente da Gesù». È solo una suggestione, certo. Ma capace di indicarci un luogo preciso dove una barca poteva attraccare, dove una folla poteva radunarsi per attendere Gesù al ritorno a casa, dove un pescatore di nome Simone ha potuto accogliere l’invito a farsi «pescatore di uomini»
© riproduzione riservata

© RIPRODUZIONE RISERVATA






