La nave greca scoperta a Gela ha trovato la sua casa

La tanto attesa esposizione della nave greca di Gela, in un museo dedicato, adesso è realtà
February 28, 2026
La nave greca scoperta a Gela ha trovato la sua casa
È il simbolo di una storia millenaria che riaffiora dal mare. Un’icona straordinaria del legame tra passato e futuro, identità e sviluppo di un territorio. Dopo un lungo e complesso percorso, la tanto attesa esposizione della nave greca di Gela, in un museo dedicato, adesso è realtà. Il valore della sua scoperta va ben oltre l’interesse accademico. Nell’area demaniale di Bosco Littorio infatti, il relitto greco è tornato per restarci in una sala che ospita non solo la sua ricostruzione, ma anche le esposizioni del carico e della vita di bordo, raccontate attraverso i numerosi reperti recuperati. L’area museale è anche impreziosita da una camera immersiva che offre una multi-proiezione che ricostruisce il naufragio dell’imbarcazione, attraverso sei lastre scenografate. La regia è affidata direttamente al pubblico che può approfondire e ricostruire, dal suo punto di vista, le storie del carico e dell’equipaggio tramite un sistema di sensori capacitivi. Lo straordinario relitto di epoca greca, che domina il centro dell’area espositiva è il “Gela I”, rinvenuto nei fondali di contrada Bulala, a circa 800 metri dalla costa, nel tratto di mare antistante l’antico emporio di Bosco Littorio. L’imbarcazione, affondata probabilmente a causa di avverse condizioni meteomarine, rappresenta una testimonianza unica del ruolo strategico di Gela, quale importante porto dell’antica Grecia e snodo commerciale tra Sicilia, Egeo e Attica.
Lunga e complessa è la storia che ha portato alla musealizzazione della nave. Il ritrovamento risale al 1988, anno in cui i subacquei Gianni Occhipinti e Gino Morteo ne segnalarono la presenza sui fondali e culmina nelle campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza di Caltanissetta tra il 2003 e il 2008. Quindi il recupero delle strutture lignee avvenuto sotto gli occhi delle telecamere di tutto il mondo e il trasferimento nel laboratorio di Portsmouth, nel Regno Unito, dove sono state sottoposte a un delicato e complesso processo di restauro e conservazione. Gli studi hanno consentito di ricostruire le caratteristiche della nave mercantile, lunga circa 20 metri e larga quasi 7, realizzata con tecnica a “guscio”, una struttura esterna portante composta da tavole di pino chiaro sulle quali sono state individuate tracce di tessuto e rivestimenti interni in pece, funzionali all’impermeabilizzazione dello scafo, probabilmente protetto esternamente da lamine di piombo. Poi il rientro in cassette da magazzino, fino alla sua ricostruzione in attesa del progetto museale che si è fatto attendere fino ad oggi. Il relitto affondato ha restituito alla storia anche un carico composto da beni pregiati ora in mostra. Una varietà di ceramiche, oggetti in bronzo, anfore e numerosi vasi di produzione coloniale che suggerisce come l’imbarcazione operasse lungo le coste siciliane e della Magna Grecia, effettuando scali in diversi empori per le operazioni di carico e scarico. Si tratta di reperti che consentono di ricostruire aspetti fondamentali della civiltà greca, dalla tecnologia navale all’organizzazione economica, dalle rotte commerciali ai rapporti interculturali tra i popoli del Mediterraneo. Un mare, attraverso il quale la nave di Gela continua a navigare, portando con sé l’identità profonda di un intero popolo.

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