Su Gutenberg scatta l'ora della fantascienza
Letteratura, cinema e serie tv mostrano come la distopia abbia soppiantato l’utopia e come la tecnologia rifletta paure già presenti nelle nostre coscienze

Una cronaca dell’inquietudine contemporanea che va dalle visioni letterarie al cinema, passando per le serie tv e ci racconta che la distopia ha preso il posto dell’utopia, ma soprattutto che la tecnologia è uno specchio delle nostre paure. Per questa ragione il futuro raccontato molto spesso è già iniziato nelle nostre coscienze. Su Gutenberg scatta l’ora di fantascienza.
Il nuovo numero dell'inserto culturale settimanale, in edicola con Avvenire venerdì 27 febbraio 2026, si apre con l’articolo di Alessandro Zaccuri, che intreccia le visioni letterarie e cinematografiche mostrando come la distopia abbia preso il posto dell’utopia. La tecnologia, osservata attraverso autori e narrazioni, diventa uno specchio delle paure che già abitano le nostre coscienze e contribuisce a un futuro che non è più proiettato avanti, ma riconosciuto come qualcosa che si è già insinuato nel presente. Raul Gabriel si concentra sull’idea della distopia come unica forma realmente esistente, un elemento che non si oppone all’utopia, ma la rende superflua perché la sua controparte non ha consistenza. La distopia è così presentata come un mattone costitutivo della realtà, una struttura che definisce l’accadere e che emerge dalla sua stessa urgenza, mostrando una concretezza che invade anche gli spazi della quotidianità politica e sociale.
Eugenio Giannetta segue questo filo e attraversa il mondo delle serie tv per mostrare come la fantascienza televisiva abbia sempre parlato del presente, mimetizzandolo sotto l’apparenza del futuro. Le narrazioni seriali, dalle paure collettive alle distopie tecnologiche, mettono in scena un tempo ibrido in cui il futuro è già parte del quotidiano, e la trasformazione dei linguaggi visivi diventa un segno dell’impatto della tecnologia sul nostro modo di raccontare. Davide Re sposta lo sguardo sulla dimensione etica della fantascienza, presentandola come un ambito che anticipa non solo invenzioni e dispositivi, ma anche i dilemmi psicologici che da essi scaturiscono. L’attenzione non si concentra sulla macchina, ma sulla coscienza che la abita, ponendo i personaggi e le loro tensioni interiori al centro di un confronto che riguarda l’interpretazione delle regole, la responsabilità e la fragilità umana. Chiude il monografico l’articolo di Luigi Bignami, dedicato alla figura controversa di Erich von Däniken. Le sue teorie sugli “antichi astronauti”, pur prive di fondamento accademico, hanno avuto un impatto duraturo nell’immaginario collettivo, mescolando suggestioni pseudo-scientifiche e fascinazioni popolari. La sua vicenda emerge attraverso il successo di un libro che ha influenzato generazioni e ha continuato ad alimentare interrogativi sul rapporto tra passato e possibilità extraterrestri, mentre le immagini dei suoi viaggi restano legate a siti e reperti che hanno alimentato un immaginario ancora riconoscibile.

Apre la sezione Percorsi il tema dell'arte contemporanea, con l’articolo di Giancarlo Papi dedicato alla prima retrospettiva italiana su John Giorno dove poesia, arti visive e impegno civile si intrecciano in una costruzione che passa attraverso materiali d’archivio e gesti performativi, mentre Dial-A-Poem restituisce un tessuto di voci in ascolto continuo. Accanto, la recensione di Alessandro Beltrami al volume dedicato a Maurizio Cattelan che raccoglie le parole dell’artista e ne mette in luce il rapporto con fede, immagini e provocazione, lasciando affiorare una fotografia della sua prima Comunione come dettaglio biografico inatteso.
I Percorsi proseguono con il tema della storia contesa, che incornicia l’articolo di Lorenzo Fazzini sul saggio di Paolo Malaguti dedicato alla difficoltà di insegnare la Resistenza in un presente segnato da una memoria spesso semplificata. Il percorso dell’autore attraversa luoghi e figure del Novecento e si ferma davanti allo spazio di Piazzale Loreto, dove la presenza di un fast food diventa un dato emblematico. In parallelo, l’articolo di Maurizio Cucchi rilegge il lavoro di Elisa Donzelli su Lalla Romano, Mario Soldati e Carlo Levi, intrecciando documenti e testimonianze in una Torino segnata dall’ombra di Piero Gobetti.
Chiude i percorsi il tema del Novecento e delle ideologie, con l’articolo di Massimo Onofri dedicato all’epistolario tra Franco Fortini e Andrea Zanzotto, che attraversa rispetto, conflitti e ricerca condivisa di senso. Tra le lettere, una nota di sarcasmo di Fortini su Zanzotto apre uno scarto imprevisto nel dialogo.
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