Il boato, i vetri rotti, lo choc: «Il tram è piombato a pochi metri da me»

Le voci di chi era sul posto: «C'era una giovane con il volto coperto di sangue, un'altra piangeva in ginocchio». Tra i feriti anche alcune turiste
February 28, 2026
Il boato, i vetri rotti, lo choc: «Il tram è piombato a pochi metri da me»
La scena dell'incidente (M.Birolini)
Milano
«Mamma davvero tu non puoi capire, pochi metri più in là e mi avrebbe preso in pieno». Il ragazzino sfoga lo spavento al telefono. Dall’alto dei Bastioni di Porta Venezia scruta la scena del disastro: il tram schiantato contro l’angolo del palazzo, il telo verde che copre la vittima investita, ambulanze e pattuglie ovunque. Un’ora fa però era là sotto, insieme a due amici. Hanno 15 anni, nei loro occhi si è impressa una scena che non avrebbero mai immaginato di vedere in un venerdì pomeriggio milanese.
«Eravamo qui perché un nostro compagno abita in zona. A un certo punto abbiamo sentito un botto fortissimo, ci siamo voltati e abbiamo visto il tram. Tutti i vetri erano in pezzi. Ci siamo avvicinati e abbiamo visto una ragazza con il volto tagliato e coperto di sangue, appoggiata a un albero. Un’altra piangeva disperata in ginocchio e un uomo le sussurrava di stare calma, che i soccorsi erano arrivati. Poi c’era quel signore disteso, che adesso è coperto dal telo..». Istanti drammatici, difficili da sopportare. Le sirene della polizia che sfrecciano scortando le ambulanze coprono le loro voci, ma entrambi si sforzano di mettere a fuoco quegli attimi irreali successivi al deragliamento. Non si sono nemmeno sognati di scattare foto o girare video, contrariamente a quanto ormai accade quasi in modo automatico, per riflesso condizionato. Lo choc ha prevalso.
«I soccorsi sono arrivati quasi subito: c’era una donna completamente immobilizzata, i dottori le dicevano di stare ferma - continua uno dei due -. E poi un signore era rimasto incastrato tra le lamiere, mentre un altro era ancora a bordo. C’erano tanti anziani, ma anche diversi giovani. Una ragazza urlava spaventatissima, diceva che voleva andarsene da lì. Poi la polizia ci ha allontanati, perché dicevano che dai cavi poteva scaricarsi a terra l’elettricità».
Una volta calata l’adrenalina, i due 15enni provano a ricostruire la normalità del venerdì sera: parlano di andare in una pizzeria, ma non riescono a allontanarsi. Rimangono lì, a guardare il mare di luci lampeggianti che balenano nelle prime ombre della notte.
Tutta la zona è isolata, traffico e linee dell’Atm sono interrotte. Sul posto ci sono decine di uomini delle forze dell’ordine, mentre gli ultimi feriti vengono caricati sulle ambulanze e portati in ospedale. Una colonna di tram vuoti e a luci spente è ferma sotto i bastioni. Resteranno lì per ore, aspettando che si concludano i rilievi e che sia ripristinata la linea. «Ci hanno detto di correre qui, che era successo qualcosa di grave - spiega un’addetta dell’azienda di trasporti - ma non sappiamo molto di più. Dobbiamo solo allontanare la gente dalla fermata, spiegando che il servizio è interrotto». La pensilina di piazza della Repubblica è una di quelle che il numero 9 pare abbia saltato, lanciato a velocità folle, prima di finire la sua corsa contro il muro.
Avvicinarsi alle carrozze deragliate è impossibile, le fettuccine della polizia bloccano strada e marciapiedi. A una trentina di metri dall’incrocio con via Lazzaretto c’è un negozio di abbigliamento. I commessi sono affacciati a braccia conserte. «Ero dentro, ho sentito dei rumori fortissimi- dice uno dei due - Quello stridore dei binari... e poi un boato che in vita mia non ho mai udito. Sono uscito e ho visto gente che vagava e gridava. Poi dopo pochi minuti sono arrivate le ambulanze».
Alcuni passanti, ignari dell’accaduto, chiedono agli agenti cosa è successo. Altri domandano se ci sono vittime. Una giovane finanziera spiega che a bordo del tram c’erano anche quattro ragazze straniere: parlavano inglese, probabilmente americane. Due sono rimaste ferite, mentre le altre due chiedevano loro notizie. Frammenti di un disastro che adesso bisognerà cercare di ricomporre. Toccherà capire come sia possibile che un mezzo pubblico esca dai binari in questo modo.
Mentre scende la sera, Milano è sconvolta. Un quarantenne esce da una palestra vicina e mormora: «C’è poca gente in giro....». Poi l’amico gli dice dell’incidente e lui abbassa lo sguardo, senza trovare altre parole. Nei bar lungo viale Vittorio Veneto, poco dopo le 19, qualcuno prende posto per il rito dell’aperitivo. Ma non è aria di movida. Intanto alcuni passanti affrettano la camminata, nel tentativo inconscio di allontanarsi il prima possibile dal teatro della sciagura. Morire a Milano, in un pomeriggio qualsiasi, uccisi da un tram impazzito. Dura da immaginare, figurarsi a vederlo di persona.

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