Calenda: «La Ue può mandare Putin al tappeto.
Soldi a Kiev fino a una tregua stabile»

«Trump è un “asset” di Mosca. Gli ucraini vogliono garanzie sull'ingresso nell'Ue e noi o ci federiamo o resteremo Stati vassalli delle superpotenze». E sulla legge elettorale: «Pericolosa la proposta della destra. Premio solo sopra il 50%»
February 28, 2026
Calenda: «La Ue può mandare Putin al tappeto.
Soldi a Kiev fino a una tregua stabile»
Carlo Calenda con Vitali Klitschko, ex campione del mondo di pugilato e sindaco di Kiev
La sua foto con Vitali Klitschko, ex campione del mondo di pugilato e sindaco di Kiev, ha fatto il giro del web. Un motivo di orgoglio per Carlo Calenda, senatore e leader di Azione, che è legato a Klitschko da un rapporto consolidato ed è stato uno fra i pochissimi politici italiani ad andare in Ucraina in occasione del quarto anniversario dell’aggressione russa.
Senatore, bisogna dire che al fianco di Klitschko lei rischia di sparire.
Me lo dicono ogni volta che mi fotografano con lui. Ormai vado lì da tanto.
Sapeva che anche l’attuale campione indiscusso dei pesi massimi, Oleksandr Usyk, è ucraino?
No, sapevo che lo è stato il fratello di Klitschko (Wladimir, detentore del titolo mondiale per lungo tempo, ndr). Ma a questo punto mi chiedo come mai i russi non abbiano dedotto da questi elementi che invadere gli ucraini sarebbe stato un problema.
Proseguendo con la metafora pugilistica, resta convinto che questa Europa sia in grado di mandare Putin al tappeto?
Sì, ma bisogna decidere se ha la volontà di farlo, cioè di resistere alla pressione di Trump, che è un asset di Putin da molti anni e che quindi lavora con lui per i suoi interessi. Dal punto di vista militare la situazione dell’Ucraina oggi è migliore rispetto all'anno scorso, quando sono andato la volta precedente. Gli ucraini hanno sviluppato una capacità tecnologica gigantesca, con droni e missili a lunga gittata tra i più avanzati al mondo. E Putin ha un grossissimo problema di arruolamento e anche finanziario.
Immagina una vittoria militare totale?
No, mettere Putin al tappeto non vuol dire riconquistare tutti i territori, ma arrivare a una tregua stabile che non preveda la cessione della parte del Donbass fortificato. Questo salvaguarderebbe la dignità e i risultati ottenuti sul campo, ma soprattutto la seconda linea difensiva ucraina, che è un'area montuosa, superata la quale arrivare a Kiev sarebbe molto più facile.
Nel frattempo l’Ue cosa deve fare?
Bisogna continuare a dare soldi agli ucraini, ma non solo. Il loro timore è che se nel 2027 dovesse vincere la destra in Spagna e in Francia, potrebbero non entrare più nell’Ue, obiettivo per cui si battono dal 2013. Gli ucraini non possono aspettare in lista d'attesa dieci anni, vogliono un impegno formale per entrare nel 2027, altrimenti rischiano di non raggiungere l'obiettivo dopo aver combattuto coraggiosamente così a lungo.
Restano ostacoli interni però, come il veto dell’ungherese Orbán sul prestito a Kiev, per esempio.
Certo, però è plausibile che Orbán venga sconfitto. Inoltre, l'Ue non può affrontare il rischio di Putin e Trump senza una riforma dei Trattati che consenta di escludere il veto dei singoli Paesi. Altrimenti non ci sarà più l'Europa. Arriverà Trump a dirci di buttare il Digital Service Act e di comprare l'energia da loro, mentre Putin finanzierà i movimenti di destra finché non si farà la pace sulla pelle dell'Ucraina. Il 2027 è l'anno in cui si rischia questa cosa.
La direzione indicata da Draghi verso una federazione è la naturale conseguenza del suo ragionamento, o sbaglio?
O sarà così o non ci sarà più l'Europa. Per la prima volta i sondaggi di Eurobarometro dicono che la valutazione sull'importanza dell'Ue e la necessità di una difesa comune sono al massimo storico. Gli europei capiscono che l'Unione serve a proteggerli dal neoimperialismo cinese e americano. O saremo in grado di fare questo o saremo solo degli Stati vassalli.
Non è opportuno tentare la via di una federazione più ristretta rispetto ai Ventisette?
Io sono un sostenitore di questo: sulla difesa europea devi andare avanti con chi ci sta. Il problema di fondo è che le leadership politiche europee mettono le questioni nazionali davanti alla necessità di vivere nell'Ue. Questa cosa non è ancora chiara all'elettorato e non è diventata una motivazione di voto. Continuiamo a votare sulla base di destra e sinistra, quando l'unica cosa che conta è se avremo l'Europa o se saremo degli schiavi.
Parlando di voto, e cambiando argomento, cosa ne pensa del testo della maggioranza sulla legge elettorale?
Fare una legge con l'astensione al 50% e un premio di maggioranza al 40% significa governare il Paese soltanto con il 20% degli elettori. È molto pericoloso e favorisce formazioni antisistema. Io avevo proposto la legge De Gasperi: il premio di maggioranza scatta solo se superi il 50% dei voti. Altrimenti si resta nel proporzionale e si fanno accordi sui programmi.
Un'ultima domanda sul referendum. Azione voterà sì, ma che idea si è fatto del dibattito degli ultimi giorni?
Voteremo sì perché pensiamo sia un principio liberale, anche se molti nostri elettori voteranno no perché non credono che la riforma migliori la giustizia. Ma credo che non si possa ridurre tutto a un’ordalia, con Conte che parla di «disegno criminale» e altri che dicono «Putin voterebbe no». Mentre il mondo va a pezzi, dovremmo cercare di stare uniti. È un modo di fare politica suicida.

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