sabato 7 maggio 2016
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Interventi del magistero e persone omosessuali. Non si tratta, come qualcuno sarebbe portato a credere, di un’invenzione di papa Francesco. Già trent’anni fa (1986), la Congregazione per la dottrina della fede, prefetto il cardinale Joseph Ratzinger, scriveva nella Lettera per la cura pastorale delle persone omosessuali: «Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile...» (n.10). E al numero 17, si invitavano i vescovi ad avviare iniziative pastorali rivolte a queste persone: «...In particolare i vescovi si premureranno di sostenere con i mezzi a loro disposizione lo sviluppo di forme specializzate di cura pastorale per persone omosessuali. Ciò potrebbe includere la collaborazione delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche, sempre mantenendosi in piena fedeltà alla dottrina della Chiesa». Sulla stessa linea l’Amoris laetitia di Francesco: «... Desideriamo innanzi tutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto... Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita». Quindi nessuna differenza dopo 30 anni? Ce ne sono tante. La più sostanziale è l’assenza nell’ Amoris leatitia di quella riprovazione morale presente invece nella Lettera della Congregazione per la dottrina della fede.
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