martedì 30 giugno 2009
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Una dimostrazione ulteriore che tra tradizio­ne cristiana e riscontri scientifici «vi è armo­nia ». E una nuova prova che il cristianesimo è una religione «che riguarda persone, fatti e avveni­menti concreti». José Miguel García, docente alla fa­coltà teologica San Damaso di Madrid, commenta con queste parole l’annuncio di Benedetto XVI ri­guardante la datazione delle ossa ritrovate nel sepol­cro di san Paolo, oggetto di indagini nell’omonima Ba­silica di Roma. García, autore del recente Il protago­nista della storia (Rizzoli), è esperto di cristianesimo delle origini, materia che insegna all’università Com­plutense della capitale spagnola. Che significato assume per la fede cristiana questa conferma riguardante le spoglie mortali di Paolo? Si ribadisce l’aspetto fondamentale del cristianesi­mo, ovvero che esso è una fede storica che riguarda persone, fatti e avvenimenti concreti. L’identificazio­ne delle ossa di questa persona del I-II secolo (l’esa­me con il carbonio 14 non può fornire una datazio­ne più precisa) indica che si tratta di un soggetto mol­to venerato e davvero importante per chi lo ha se­polto. Ciò porta ad una conferma della tradizione che identifica in quella tomba il luogo della sepoltura di Paolo. E questo significa, ancora una volta, che il cul­to e la liturgia cristiana fanno sempre riferimento ad un fatto storico. Succede così con la vicenda di Gesù e di san Pietro, ora ne abbiamo conferma con Paolo. Tale rinvenimento archeo­logico rafforza la statura del­la figura di Paolo? Di Paolo non è mai stata ne­gata l’esistenza storica: chi lo facesse avrebbe una posizio­ne insostenibile. Di lui ci so­no epistole e documenti sto­rici, come gli Atti degli apo­stoli, nonché altri testi apo­crifi. Le fonti più importanti per la sua vicenda restano comunque le sue lettere. Tut­to quello che lui racconta può essere verificato: i luo­ghi, le località, i viaggi. Ora ciò avviene anche per la sua tomba. La tradizione cristia­na aveva sempre sostenuto che Paolo fosse morto mar­tire durante la persecuzione di Nerone: adesso si può dav­vero notare l’armonia fra tra­dizione e riscontri archeolo­gici. Qui si può fare una con­siderazione più generale: la Chiesa ha sempre cercato u­na conferma alle sue tradi­zioni anche da una prospet­tiva scientifica. Già Pio XII lo fece con le ossa dell’apostolo Pietro, la stessa cosa av­viene con Paolo, visto che il Papa ha preannunciato nuovi studi. Questo indica che la Chiesa non ha e non ha mai avuto paura di sottoporre i dati di fede (quel­li che si possono esaminare) all’indagine scientifica o archeologica. La Chiesa è talmente convinta e cer­ta della verità che propone, che non ha timore di con­frontarsi con la scienza, con la filosofia, con la storia. Semmai bisogna notare che spesso è il mondo mo­derno ad avere paura di questo confronto. Forse per­ché vedrebbe infranto qualche suo pregiudizio… Il Papa parla di «tracce di un prezioso tessuto di li­no colorato di porpora, laminato con oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di li­no » rinvenuti nella tomba paolina. Che significato rivestono tali riscontri? Mi auguro che si possano fare ulteriori indagini, co­me è accaduto con il sepolcro di Pietro. Da quello che è stato osservato si può dire che il materiale usato per la sepoltura era di grande valore: l’oro fa riferimento alla divinità, la porpora all’autorità regale. Tutto ci di­ce l’importanza della persona sepolta. Benedetto XVI ha fatto riferimento anche a una «u­nanime e incontrastata tradizione» che identifica­va nell’attuale luogo il sepolcro dell’Apostolo. Su qua­li basi si fonda questa tradizione? Si tratta di racconti apocrifi, che indicano nelle Tre Fontane di Roma il luogo del martirio di san Paolo e dicono che il sepolcro è situato non lontano. Fu poi l’imperatore Costantino a far costruire le basiliche di San Pietro e quella di San Paolo sui luoghi dove la tra­dizione aveva tramandato la collocazione delle ri­spettive tombe.
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