lunedì 2 maggio 2016
​Alla cerimonia di posa della prima pietra a Lamezia Terme monsignor Nunzio Galantino ha sottolinato che il culto non debba essere «fine a se stesso, ma diventi una presenza cristiana capace di incidere nella storia attraverso la carità».
Lamezia, la prima pietra della Concattedrale
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«Guai a chiuderci in una chiesa e a non sentire il grido degli ultimi, di chi soffre, o di chi non ce la fa proprio. Quasi paradossalmente qui si costruisce una chiesa per imparare a stare fuori, per educarsi a stare tra la gente accanto agli ultimi, come sempre ci esorta Papa Francesco». Lo ha sottolineato il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, partecipando, a Lamezia Terme, alla cerimonia per la posa della prima pietra della Concattedrale della città che sorgerà su un terreno donato alla diocesi calabrese dal Comune in occasione della visita pastorale di Benedetto XVI il 9 ottobre del 2011. «Si costruisce una chiesa - ha aggiunto monsignor Galantino - perché possa essere il luogo dove educare il proprio cuore e allenare i propri occhi ad amare come ama il Signore. Noi non stiamo ponendo la prima pietra di un'accademia di benpensanti o di un teatro per commedianti di una commedia vagamente religiosa. Stiamo costruendo una Chiesa viva fatta di persone vive».
Alla cerimonia, oltre al segretario generale della Cei, hanno partecipato il vescovo di Lamezia Terme, Luigi Cantafora, il progettista Paolo Portoghesi e il sindaco della città Paolo Mascaro. All'interno del complesso saranno ospitate le opere caritative della diocesi: la sala mensa e gli alloggi residenziali per persone in difficoltà abitativa. «Elementi che - ha spiegato il vescovo Galantino - saranno come un pungolo per tutti noi per far sì che il nostro culto non sia fine a se stesso, ma diventi una presenza cristiana capace di incidere nella storia attraverso la carità».
«Oggi - ha detto monsignor Cantafora - scriviamo una pagina insieme, senza colori di partito, senza battaglie ideologiche, ma animati solo dall'unico intento di realizzare un'opera a servizio di Dio e dell'uomo».
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