venerdì 30 dicembre 2011
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​«Il fondo Famiglia-lavoro della diocesi di Milano è nato per aiutare le famiglie di chi rimane senza lavoro. Nel 2012 lo attende una nuova sfida: sostenere la formazione del disoccupato in vista dell’assunzione. Ma c’è un secondo obiettivo, ancora più complesso: la creazione di un ente mutualistico per non lasciare senza supporto i lavoratori privi di tutela sociale». A illustrare le nuove linee del fondo della Chiesa ambrosiana è il suo presidente, monsignor Luigi Testore, vicario episcopale per la Missione e la carità. Linee «per dare continuità e sviluppo all’importante progetto tenacemente perseguito dal mio predecessore, il cardinale Dionigi Tettamanzi», aveva detto il 6 dicembre scorso nel suo primo <+corsivo>Discorso alla città<+tondo> il cardinale Angelo Scola. Linee che vanno prendendo forma, per dare risposte nuove a una realtà che sta cambiando. In peggio.«Quando il cardinale Tettamanzi, nel Natale 2008, annunciò l’avvio del fondo – testimonia Testore – diede corpo a un’intuizione maturata dai molti incontri con persone e comunità che soffrivano la perdita del lavoro. Prima e meglio di molti altri, ebbe sguardo attento ai segnali della crisi che arrivava». Da allora il fondo «ha aiutato settemila famiglie, su 9.300 domande pervenute, con un contributo medio di duemila euro. Al 15 dicembre scorso le entrate totali assommavano a 13 milioni 672mila euro; 6.612 i privati cittadini che hanno contribuito. Di questi, oltre 492 milioni di euro sono stati versati nell’ambito dell’operazione Grazie Dionigi da 1.915 privati».La prima fase del fondo si chiude domani. Col 2012 si apre un capitolo nuovo. Perché? «Quando il fondo è nato – risponde il presidente – s’immaginava che la crisi non sarebbe durata così a lungo e non sarebbe stata così grave come invece è accaduto. All’inizio, si pensava solo di dover aiutare le famiglie finché non trovavano un lavoro nuovo. Invece abbiamo visto che il problema era trovarlo, un posto nuovo. Ecco, allora, l’idea di mobilitare le nostre risorse per formare le persone in vista di un’assunzione, guardando ad ambiti in grado di assorbirle, in accordo con quei settori imprenditoriali che cercano manodopera con specifiche professionalità. In questo campo abbiamo fatto alcune sperimentazioni: ad esempio con l’associazione degli albergatori di Milano, che con una spesa di formazione di duemila euro a persona ha permesso di dare lavoro a 15 persone nei servizi ai piani degli hotel». In questo ambito hanno un ruolo importante realtà come «la fondazione San Carlo o l’Enaip, l’ente formativo delle Acli». Al capitolo formazione, prosegue Testore, «verranno stanziati 500mila euro per arrivare all’inserimento di 200-300 persone».Progetto più ambizioso e complesso, «che guarda all’esperienza delle società di mutuo soccorso sorte a fine ’800 – spiega ancora Testore – l’avvio di un ente mutualistico "alimentato" dalla contribuzione di lavoratori, aziende ed enti sponsor, a sostegno delle persone che non hanno forme di tutela, perché atipici, precari, contratti a termine, o contratti a tempo indeterminato in aziende sotto i 15 dipendenti. L’aiuto sarà finalizzato alla formazione e al reinserimento lavorativo. L’ipotesi è costituire una fondazione, il cui ente promotore potrebbe essere la diocesi, ma poi affidata alla gestione di di enti come la fondazione San Carlo, la San Bernardino, le Acli e la Compagnia delle Opere. Nel comitato scientifico contiamo di coinvolgere le università e le organizzazioni dei lavoratori e delle imprese».
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