giovedì 14 febbraio 2013
COMMENTA E CONDIVIDI
​«Ai fedeli cattolici dico: mai come in questo momento dobbiamo guardare alla Chiesa come a un mistero di fede. Rimanere sereni, anche se tristi. E coltivare la virtù della speranza!». La voce del cardinale Georges Cottier, teologo emerito della Casa Pontificia, è calma come sempre. Trova anche il modo di scherzare: «Io? In questo momento? Dovrò solo pregare, senza altre preoccupazioni. Alla mia età al Conclave non ci vado di certo...». E le primavere del padre domenicano svizzero, nato a Ginevra nel 1922, tra poco saranno ben 91.Tre giorni dopo l’annuncio, molti fedeli si mostrano commossi, in preghiera. Alcuni sembrano sconcertati. Altri sono decisamente tristi. E lei?Hanno ragione a essere tristi. Lo siamo tutti, perché molto legati alla persona di Benedetto XVI. Ma il suo gesto va rispettato. Come ha detto ieri mattina, ha maturato la decisione sostando a lungo davanti a Dio nella preghiera. Ma durante l’udienza ha aggiunto un’altra cosa, che non aveva detto parlando ai cardinali lunedì, e che è la chiave per comprendere la sua decisione.«La Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura».Questa è la chiave. Ci sono due modi di guardare alla Chiesa. Il primo, assai diffuso, è puramente umano, sociologico. La Chiesa coincide con le miserie di uomini peccatori. Il mistero? Assente, invisibile, censurato. Ma proprio questo è il cuore della Chiesa, che è mistero di fede. Lo affermano le Scritture, con san Giovanni e san Paolo: Chiesa Sposa di Cristo e Chiesa Corpo di Cristo. Vedere soltanto l’aspetto umano è erroneo.Quando la tristezza monta, non è forse più difficile sperare?«Io sarò con voi fino alla fine del mondo» ci rincuora Gesù. Mai la Chiesa perde la speranza, mai! La Chiesa è mistero di fede, il Papa è il Vicario di Cristo e Lui non verrà mai a mancare.Dunque, in questo particolare momento, è richiesto a tutti un atto di fede?Sì, a tutti senza eccezioni. Fede nella Chiesa cattolica e apostolica, come recitiamo con la preghiera del Credo. Anche a me? Certamente, io sono particolarmente tranquillo; non da ultimo perché sono un cardinale ma, per la mia età, non prenderò parte al Conclave. Potrò restare vicino a papa Ratzinger con la preghiera. Pregheremo tutti e due.Però lei poco fa ha ammesso di essere un poco triste.Tristezza sì, ma non paura. La speranza prevale.Ieri mattina Benedetto XVI ha sentito pure il bisogno di sottolineare di aver agito «in piena libertà». Perché?Qualcuno, erroneamente, avrebbe potuto pensare che all’origine della rinuncia potessero esserci forti pressioni o malaugurati consigli. Ma abbiamo sentito che l’idea della rinuncia sarebbe stata maturata già al ritorno dal pellegrinaggio a Cuba. Il Papa ha aspettato e pregato. Ha interrogato la sua coscienza al riparo da ogni genere di pressione. E alla fine ha deciso in piena autonomia. Per sé. E anche per i suoi successori.La sua decisione riguarda anche i Pontefici futuri?Riguarda la Chiesa tutta intera, non solo la sua persona. Papa Ratzinger non può non aver pensato anche ai suoi successori. Guardiamo in faccia la realtà. L’aspettativa di vita si allunga e sarà fatale che, in futuro, si verifichino casi analoghi. Un limite di età è suggerito anche per i vescovi e i membri della Curia romana. In un certo senso, Benedetto XVI ha voluto porre un limite anche a se stesso. Già Paolo VI aveva preso in considerazione questa ipotesi.Se nei prossimi giorni le capitasse di trovarsi a tu per tu con il Santo Padre, che cosa gli direbbe?Niente parole. Soltanto un abbraccio, un grande lungo abbraccio.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: