martedì 12 luglio 2011
Nuova offensiva contro la Chiesa «sotterranea»: secondo vari testimoni la polizia avrebbe preso i pastori per costringerli a partecipare giovedì all’ordinazione illegittima di Huang Bingzhang. Nessuno sa dove sono detenuti i presuli
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Si fa di giorno in giorno più pesante la pressione delle autorità cinesi sui cattolici “sotterranei”. Quattro vescovi del Guangdong in comunione col Papa, secondo quanto riferito ieri dall’agenzia Asianewssono stati portati via dalla polizia e sono scomparsi da giorni. L’azione avrebbe lo scopo di costringerli a partecipare alla ordinazione episcopale illegittima di padre Huang Bingzhang, in programma a Shantou il 14 luglio prossimo. Secondo la stessa fonte, oltre a questi presuli altri quattro vescovi, tutti in comunione col Papa, dovrebbero partecipare alla stessa cerimonia. Nessuno conosce il luogo in cui i quattro pastori sono detenuti. Secondo fonti locali di AsiaNews, monsignor Liang Jiansen, di Jiangmen, ordinato nel marzo 2011, domenica sera singhiozzava mentre veniva trascinato dalla polizia. Un’altra fonte afferma che monsignor Liao Hongqing di Meizhou, insieme a monsignor Su Yongda di Zhanjiang sono stati portati anche loro via nella giornata di domenica, mentre monsignor Giuseppe Junqi di Guangzhou è scomparso da giorni. Tutto questo mentre monsignor Paul Pei Junmin, designato come il celebrante principale, rimane protetto dai suoi sacerdoti nella cattedrale di Shenyang, per non farlo andare a un’ordinazione illecita, come già avvenne nel novembre dello scorso anno quando Pei era stato costretto a partecipare all’ordinazione episcopale illecita di Chengde.Questo nuovo atto di forza si inquadra in quella sorta di braccio di ferro col quale Pechino, da alcuni mesi, sembra voler sfidare il Vaticano, dopo le aperture – pur timide – degli anni passati. Il terreno di scontro è quello delle consacrazioni episcopali, con il governo e l’Associazione patriottica (Ap, in cui sono rappresentate le religioni del Paese in una prospettiva di fedeltà al regime) che hanno programmato una serie di ordinazioni senza il mandato del Papa. Una sfida iniziata lo scorso anno, e con l’ultima in ordine di tempo avvenuta a Leshan lo scorso 29 giugno, dopo la quale – il 4 luglio – la Santa Sede ha diffuso una dichiarazione in cui si rilevava che il vescovo ordinato, monsignor Lei Shiyin, era incorso nella scomunica, pena comminata anche ai vescovi partecipanti, nel caso tale partecipazione fosse stata spontanea e non forzata.Secondo Asianews, l’Ap, con la “scusa” dell’«urgente bisogno di evangelizzazione» affermato di recente in un suo comunicato ufficiale, «nasconde un progetto di controllo su tutte le ordinazioni episcopali». Non esitando, come si vede, a usare la coercizione per raggiungere il proprio obiettivo.Di fronte a questa nuova prevaricazione, non è mancato chi, come il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, ha rilevato che «se le più significative istituzioni europee tacessero anche oggi, crescerebbe ancora di più l’euroscetticismo». Secondo Mantovano, infatti, senza un intervento «l’Ue si confermerebbe una realtà che pratica l’unione monetaria, predica, e impone, bilanci pubblici lacrime e sangue, ma è priva di profilo politico». Mentre, al contrario, «aiuterebbe a sentirsi europei una voce finalmente ferma a tutela della libertà religiosa, anche a costo di entrare in polemica col gigante cinese».
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