giovedì 20 settembre 2012
La Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato oggi un decreto, approvato dalla Santa Sede, in cui si chiarisce che quanti tra i fedeli dichiarano all’anagrafe civile di non appartenere più alla Chiesa cattolica non potranno partecipare in modo attivo alla vita della comunità ecclesiale e quindi alla vita sacramentale​
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Non è possibile distinguere l’appartenenza «spirituale» alla Chiesa da quella «civile». È quanto sancisce un decreto della Conferenza episcopale tedesca, approvato dalla Santa Sede, che è stato reso pubblico ieri ed entrerà in vigore il 24 settembre. In Germania la confessione religiosa è registrata all’anagrafe e da essa dipende, tra le altre cose, il pagamento della Kirchensteuer, la tassa ecclesiastica che rappresenta il principale sostegno economico della Chiesa, non solo cattolica. Il decreto mette un punto fermo in un dibattito che va avanti da anni ma che è salito di tono alla fine del 2009 con due casi, tra cui quello di un ingegnere della diocesi di Ratisbona, Andreas Janker, che chiese di uscire dalla Chiesa "ufficiale".Janker, dopo alcune esperienze negative con un importante broker assicurativo, Ecclesia, che ha tra i suoi azionisti la Caritas, aveva detto di non volere che la propria tassa ecclesiastica finanziasse un’azienda che, a suo dire, pervertiva il messaggio cristiano. Aveva chiesto quindi di essere cancellato come cattolico all’anagrafe, dando contemporaneamente un contributo economico ad altre realtà da lui giudicate in linea con la missione spirituale della Chiesa, e rimarcando di voler continuare a essere un cattolico praticante. Di fronte alla sua posizione la Chiesa tedesca era stata però irremovibile e ora ha ricevuto l’avallo della Santa Sede.Con l’attuale decreto la Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato il modello di una lettera che ogni parroco sarà tenuto a inviare ai fedeli che vorranno uscire "anagraficamente" dalla Chiesa, per attivare con loro un colloquio pastorale ma anche per ricordare le dure conseguenze della loro scelta: l’impossibilità di accedere ai sacramenti, salvo in punto di morte, la possibilità di vedersi negati i funerali religiosi in mancanza di segni di pentimento, l’impossibilità di essere padrini o madrine a battesimi e cresime, l’impossibilità di diventare membri di associazioni cattoliche e di far parte di consigli pastorali, a livello parrocchiale e diocesano.Ovvero, come ha sintetizzato il segretario generale della Conferenza episcopale, il gesuita Hans Langendoerfer, in una dichiarazione resa all’emittente tedesca Domradio e ripresa da Radio Vaticana, «chi chiede all’anagrafe di cancellare la sua appartenenza alla Chiesa cattolica non farà più parte della comunità ecclesiale. Non si può fuoriuscire dalla dimensione "civile" della Chiesa e definirsi al medesimo tempo cattolico». Padre Langendoerfer fa notare che «questa è stata da sempre la posizione della Conferenza episcopale», ma il nuovo decreto segna una «differenza con il passato: ora il parroco dovrà occuparsi direttamente di chi intende abbandonare la Chiesa. Con questo documento vogliamo dimostrare di occuparci anche di coloro che non vogliono più far parte della Chiesa».
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