venerdì 6 maggio 2016
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Con la Messa di ieri si sono chiuse a San Giovanni Rotondo le celebrazioni per i 60 anni dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, l’opera voluta da san Pio da Pietrelcina e inaugurata nel maggio 1956. Il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione Cei per il servizio della carità e della salute, ha sottolineato nell’omelia la particolarità di un ospedale che poggia le fondamenta sulla sapienza di Padre Pio, «intesa come esperienza di Dio, che lo ha spinto a realizzare un’opera che ha curato tante piaghe e dato conforto a centinaia di migliaia di ammalati». Il santo intuì che «la cura degli ammalati non avrebbe potuto raggiungere il suo obiettivo senza il supporto della preghiera, così come era certo che la preghiera rischiava di risultare sterile se non sfociava nel bisogno di farsi carico, anche concretamente, delle sofferenze fisiche e morali di tante persone. Con la Casa Sollievo e i Gruppi di preghiera, Padre Pio ha voluto tracciare un modello di vita cristiana integrale». Oggi sono ancora tanti «gli ammalati che soffrono l’abbandono e la solitudine pur vivendo in contesti cristiani e che subiscono quella che papa Francesco chiama la “logica dello scarto”. Sono considerati un peso, un ostacolo al benessere, un fastidio di cui liberarsi». In questo quadro, ha aggiunto Montenegro, Casa Sollievo appare «sempre più una profezia e una sfida. In questa giornata, più che sfogliare l’album dei ricordi, dovremmo accendere la fantasia dello spirito per immaginare quanto siamo chiamati a compiere oggi e domani, qui e altrove». Dopo la Messa il cardinale ha visitato l’unità di medicina fisica e riabilitativa, il nuovo Istituto di medicina rigenerativa e l’onco-ematologia pediatrica, dove ha incontrato i bambini ricoverati e i loro familiari. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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