venerdì 15 luglio 2011
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Nuova evangelizzazione: che fare? Una bella formula adatta a tutte le stagioni o una realtà concreta quanto urgente, in una società sempre più secolarizzata? E soprattutto che ruolo hanno i media in questa sfida che ci riguarda tutti? Sono solo alcune delle tante domande che reciprocamente si sono posti l’altra sera a Bibione l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, don Bruno Cescon, direttore del settimanale diocesano Il Popolo e il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, a confronto in un dialogo sul ruolo dei mass media cattolici. La prima provocazione è venuta da Tarquinio, che di fronte a un pubblico numeroso e attento ha immediatamente fatto un affondo nell’attualità recentissima. «In questi giorni  – ha detto – il Parlamento sta approvando una legge, voluta anche e non solo dai cattolici, sulla frontiera difficile del fine vita. Udine da qui non è lontana e lì nel febbraio del 2009 una nostra sorella è stata condotta a morte», ha ricordato rivolto a Fisichella, per anni alla guida della Pontificia Accademia per la vita. E così, nelle ore in cui molti giornali provavano a far passare un voto parlamentare come "l’opinione dei cattolici", l’arcivescovo Fisichella ricordava lucidamente come «questa legge, imperfetta come tutte, è però un nobile compromesso tra due princìpi: quello cattolico per cui la vita va rispettata fino alla fine e quello laico dell’autodeterminazione. Tant’è che le Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) prevedono che la persona possa stabilire quali cure ricevere e soprattutto evitare ogni accanimento terapeutico…». Idee peraltro ben radicate anche nel pensiero della Chiesa e «presenti nel catechismo».Sarebbero sobbalzati sulla sedia molti degli opinionisti che sui media di ieri accusavano proprio i cattolici di oscurantismo, se avessero ascoltato l’esempio di Fisichella: «Il primo parroco di cui sono stato vice era malato di diabete. Quando i medici gli prescrissero l’amputazione di una gamba, pena la morte, rispose che Dio lo aveva creato con due gambe e che con due sarebbe tornato da Lui. Era suo diritto, secondo l’articolo 32 della Costituzione, ma anche secondo la teologia morale cattolica, per la quale la cura dev’essere proporzionata all’uomo, non viceversa».Realtà che non si leggono di solito sui giornali, il cui ambito di «nuova evangelizzazione» sarebbe quello di riferire la verità, approfondire, dare fatti e non opinioni. «All’epoca del mio incarico nell’Accademia per la vita – ha ricordato Fisichella –, per capire davvero dove stesse la verità su Eluana ho interpellato i più grandi scienziati, e tutti mi hanno confermato come il cosiddetto stato vegetativo è un grande mistero del quale non si sa nulla». Parole dei massimi esperti, eppure taciute dai media. È toccato ancora a Tarquinio, allora, sostenere che forse la civiltà dell’uomo non è nata quando ha inventato la ruota, come scrivono certi libri di storia, ma «quando ha cominciato a farsi carico dei fragili. Prima, da nomadi, lasciavamo indietro gli infermi e i vecchi. Un giorno abbiamo imparato a portarli sulle nostre spalle…». Un’immagine commossa, che ci interroga però sulla svolta relativista e nichilista che oggi ci sta ributtando indietro: «Da dove ricominciare a trasmettere il senso di ciò che vale?», si è chiesto Tarquinio. «Il problema – ha sottolineato don Cescon – riguarda particolarmente l’Europa, il vecchio continente che più di tutti ha bisogno di nuova evangelizzazione. Qui da noi sembra che modernità significhi rifiuto di Dio, un’equivalenza che negli Stati Uniti non esiste». Eppure, «proprio il cristianesimo è comunicazione, è parola, a partire dai gesti e dalle parabole di Cristo, il più grande comunicatore di tutti i tempi».Oggi si oscilla tra il nichilismo alla Nietzsche («Perseguire la verità ci offende, perché non esiste e l’uomo non è neanche in grado di raggiungerla») e il fondamentalismo, che è «un segmento di verità portato all’estremo». Se invece «riscopriamo la verità vera, necessariamente la dobbiamo comunicare – ha concluso Fisichella –: non te la puoi tenere per te stesso. E allora si diventa nuovi evangelizzatori».
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