mercoledì 21 dicembre 2011
L'arcivescovo di Genova e presidente della Cei ha celebrato una Messa ieri pomeriggio presso l'ospedale pediatrico Gaslini in occasione della giornata della donazione, nella quale sono stati premiati i benefattori dell'istituto.
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Genova. "Una società umana non deve lasciare solo nessuno". Lo ha affermato l'arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, nell'omelia che ha pronunciato ieri pomeriggio presso l'ospedale pediatrico Gaslini in occasione della giornata della donazione nella quale sono stati premiati i benefattori dell'istituto. "Se da una parte la società intera deve prendersi cura specialmente della vita più fragile e indifesa - ha detto il porporato - dall'altra deve anche non abbandonare le famiglie che si trovano a volte in situazioni di grande peso, anche se portato con amore, di grave difficoltà e prova". "Una società umana non deve lasciare solo nessuno - ha detto ancora il cardinale - anzitutto la famiglia, che porta in sé nel proprio cuore le vite faticose, nascenti, appena nate, avanti negli anni, o nel loro termine". Le famiglie, ha detto ancora Bagnasco, "non devono essere lasciate sole" e la società "deve farsi carico e prendersi cura, non in termini di assistenza, ma in termini di comunità umana, e tanto più cristiana, le situazioni più delicate, più pesanti e più difficili". Anche se per il cardinale "nel mondo e in particolare nel mondo occidentale, forse siamo ancora lontani dal tradurre ampiamente e in modo soddisfacente a questa missione". L'esortazione del porporato è a "non fare passi indietro ma cercare di fare passi in avanti". Come Gaslini, ha detto ancora il porporato, "vogliamo con tutti i mezzi migliorare, non solo le strutture, le tecnologie, le terapie, le scienze e la ricerca" e crescere "in quel supplemento di accoglienza, di prenderesi a cuore, che i piccoli, e i grandi accanto a loro, avvertono come la prima la prima ed insostitubile delle medicine e delle cure". L'arcivescovo ha poi affermato che il Gaslini, come gli istituti simili, segna "il grado di civiltà del nostro Paese" perché "la vita umana è un dono prezioso, fondamentale e deve essere accompagnata, difesa, promossa, sostenuta in tutte le fasi della sua parabola terrena".
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