sabato 2 ottobre 2010
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Una famiglia religiosa che «testimoni nel mondo quella particolare umanità di Cristo che va in cerca della pecorella smarrita, che siede a mensa con i peccatori e che accoglie le figlie smarrite». Ecco l’«impegnativa eredità che ci ha lasciato la nostra fondatrice», spiega la superiora generale delle Ancelle dell’Immacolata, suor Maria Assunta Pedrinzani, alla vigilia della beatificazione di Anna Maria Adorni.Dalla biografia della madre emerge una donna che ha saputo coniugare più dimensioni.Certo, lei è stata una donna da più volti: quello di sposa, di madre, di vedova, di consacrata. Volti che comunque possiamo riassumere in un imperativo: l’attenzione a Dio e all’uomo. Da una parte, si affidava al Signore per comprenderne la volontà; dall’altro, nutriva una vicinanza spirituale e materiale verso le persone che soffrono.Nella sua vita c’è stata una profonda simbiosi fra contemplazione e azione.La sua forza era nell’Eucaristia. Passava notte intere davanti al Santissimo sacramento, nella contemplazione di Cristo crocifisso e della Vergine ai piedi della croce. Non è un caso che a noi, sue figlie, abbia indicato come modello la Madonna del Calvario. Inoltre la madre veniva chiamata "Rosario vivente" perché era in continua preghiera, persino in mezzo alle ragazze del carcere. Se san Paolo scriveva che nulla lo poteva separare dall’amore di Cristo, Anna Maria Adorni ha sperimentato nel quotidiano questa intima unione con il Signore.La sua eredità può essere una bussola nel tempo della sfida educativa?Sicuramente. E questo dimostra l’attualità delle intuizioni della madre. La sua missione è partita dal carcere ma si è presto estesa alla prevenzione, alla pastorale giovanile, alla catechesi, all’impegno nelle parrocchie, all’attenzione per le famiglie in difficoltà. E oggi cerchiamo di portare avanti il suo carisma in base alle esigenze della società. Ad esempio, alla fine degli anni Ottanta, siamo state le prime in Emilia Romagna ad aprirci ai bisogni delle ragazze sfruttate che sbarcavano dall’Africa.Poi la Congregazione che nel 2007 ha festeggiato i 150 anni di vita ha superato i confini dell’Italia.Dopo la caduta del regime di Ceausescu, è iniziato il nostro apostolato in Romania dove adesso abbiamo tre case. Il nostro impegno include più fronti: l’accoglienza dei bambini abbandonati e dei piccoli malati che i genitori non riescono a curare; la gestione di una scuola materna; il sostegno alle famiglie; le visite nel carcere minorile; l’animazione delle comunità parrocchiali.Al centro c’è sempre il comandamento dell’amore.Del resto la nostra fondatrice è stata la donna della carità a tempo pieno. Alle sue suore diceva di lasciare Iddio per Iddio, ossia di lasciare la preghiera per dedicarsi al servizio. Perché non ci può essere l’amore per il prossimo se non c’è quello verso Dio. E, viceversa, non germoglierà l’amore per Dio se non c’è quello per l’uomo.E Parma ha una particolare venerazione per la Adorni.Infatti proprio lungo le strade di questa città la madre ha scritto con la sua vita e la sua sofferenza un efficace Vangelo della carità e dell’accoglienza.
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