mercoledì 5 febbraio 2014
Il 16 gennaio la Santa Sede aveva spiegato alle Nazioni Unite in modo esauriente la propria politica in fatto di abusi sui minori. La risposta dell’Onu è giunta 20 giorni dopo, con toni estremamente severi. Si chiede anche di cambiare posizione su aborto e contraccezione. La Santa Sede: "In alcuni punti tentativo di interferire negli insegnamenti della Chiesa" (Il comunicato)  
Mons. Tomasi all'Onu: la Chiesa in prima linea nella difesa dell'infanzia (16/1/2014) IL TESTO (In inglese) |  L'INTERVISTA (Radio Vaticana)
La Commissione per i minori sul solco di Benedetto (5/12/2013)
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Il 16 gennaio la Santa Sede aveva spiegato alle Nazioni Unite in modo completo ed esauriente la propria politica in fatto di abusi sui minori. La risposta dell’Onu è giunta oggi, 20 giorni dopo, con toni estremamente severi. Al Vaticano il Comitato Onu sui diritti dei bambini chiede di rimuovere «immediatamente» dall’incarico chi ha commesso abusi sessuali sui bambini, e persino chi ne è sospettato. Il Comitato afferma di essere «profondamente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi, non abbia adottato le misure necessarie per gestire i casi di abusi sessuali su minori e proteggere i bambini, e abbia adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi e all'impunità dei colpevoli». Ma non basta: «Per via di un codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero pena la scomunica, casi di abusi sessuali su minori sono stati difficilmente denunciati alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati compiuti i reati».La risposta della Santa Sede non si è fatta attendere, prima ancora che parlasse di nuovo monsignor Tomasi: "La Santa Sede - si legge in una nota - prende atto delle Osservazioni Conclusive sui propri Rapporti, le quali saranno sottoposte a minuziosi studi ed esami nel pieno rispetto della Convenzione".La relazione dell'Onu pare non tener conto di quel che la Santa Sede ha fatto in termini di severità e di trasparenza sui casi di abusi da parte di membri del clero in tutto il mondo, ampiamente documentato sin dal pontificato di Benedetto XVI. Nella sua relazione all’Onu di Ginevra a metà gennaio il rappresentante della Santa Sede, arcivescovo Silvano Maria Tomasi, disse che la Chiesa cattolica vuole «diventare un esempio» nella lotta contro gli abusi e per la protezione dell'infanzia. Presentando il rapporto sull'applicazione della Convenzione sui diritti del fanciullo, a cui la Santa Sede ha aderito fin dalla sua entrata in vigore nel 1990, Tomasi aveva ricordato il forte impegno portato avanti in prima persona dagli ultimi pontefici, con papa Francesco che ha voluto una Commissione ad hoc per la protezione dei minori. Nella relazione dell'Onu esistono passaggi molto discutibili, tra cui alcune "esortazioni" che si configurano come vere e proprie ingerenze nei codici di diritto canonico: come quella di "rivedere la propria posizione sull'aborto" quando è a rischio la vita e la salute delle donne incinte e a "identificare circostanze in cui l'accesso ai servizi di aborto possa essere ammesso"  modificando il canone 1398 in materia. Oppure quando si esprime "seria preoccupazione" per le conseguenze negative della posizione della Santa Sede sull'accesso degli adolescenti alla contraccezione e si chiede di garantire che l'educazione sulla salute sessuale e la prevenzione dell'hiv/aids sia parte del curriculum obbligatorio delle scuole cattoliche. Sull'omosessualità, infine, l'Onu esorta la Chiesa a "fare pieno uso della sua autorità morale per condannare tutte le forme di molestie, discriminazione e violenza contro i bambini sulla base del loro orientamento sessuale  o quello dei loro genitori".
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