Fiducia e amicizia, così Taizé ha richiamato 15mila giovani a Parigi

Un migliaio i partecipanti italiani, accompagnati dai pastori di alcune diocesi. L'arcivescovo Carbonaro: questi ragazzi ci ricordano che la fraternità non è un'utopia
January 2, 2026
Fiducia e amicizia, così Taizé ha richiamato 15mila giovani a Parigi
La preghiera di giovani e sacerdoti all’Accor Arena di Bercy, dove si è svolto l'incontro della comunità di Taizé
Cercare e costruire la pace, la gioia, la comunità. E un mondo più giusto. A partire dalla propria vita, dalle esperienze e dalle relazioni della quotidianità. Ma con un cuore senza frontiere. Sempre aperti all’amicizia con Cristo e all’azione dello Spirito. Abitando, nella preghiera e nell’ascolto della Parola, un silenzio che non è un vuoto ma un luogo d’incontro. Generatore di unità. In noi stessi, con gli altri, col creato. Con Dio. Ecco le coordinate del cammino che il priore della Comunità di Taizé, frère Matthew, ha affidato con la “Lettera 2026” ai 15mila giovani giunti a Parigi da tutta Europa e dagli altri continenti per vivere, insieme, il “Pellegrinaggio di fiducia sulla terra”. Un cammino che ora continua, su quelle stesse coordinate, e riporta i quindicimila giovani – fra i quali un migliaio di ucraini e quasi altrettanti italiani – nei loro Paesi per essere sempre più cercatori e costruttori di pace, gioia, comunità, giustizia.
Un cammino del quale, da Parigi, è stata annunciata la prossima tappa: Lodz, dove dal 28 dicembre 2026 al 1° gennaio 2027 si terrà il prossimo Incontro europeo dei giovani. E sarà la sesta volta che il grande evento promosso da Taizé al passaggio dell’anno si svolge in Polonia. La prima fu a Breslavia, nel 1989-1990, e coincise con la caduta della cortina di ferro. Ma altri muri da abbattere sfidano i costruttori di pace e giustizia del nostro tempo, come ricorda la “Lettera 2026” di frère Matthew, che con il titolo ispirato alle prime parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni – «Che cosa cercate?» – ha fatto da filo conduttore al grande meeting di Parigi, con i suoi momenti di preghiera – quelli vissuti nelle comunità cattoliche, protestanti e ortodosse nelle quali i ragazzi sono stati accolti, e quelli comuni, a sera, all’Accor Arena di Bercy –, gli incontri con i “testimoni di speranza”, i centoventi laboratori su temi che andavano dall’unità dei cristiani all’ecologia, dall’arte alla spiritualità, fino ai momenti di convivialità. A portare la loro testimonianza, tra gli altri, erano stati chiamati l’arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich, il vescovo di Ajaccio, il cardinale François Bustillo, e l’arcivescovo Flavio Pace, segretario del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani. L’evento – scandito dalle meditazioni quotidiane del priore di Taizé – si è aperto domenica 28 dicembre 2025 e si è concluso ieri, giovedì 1° gennaio 2026. Nella notte fra il 31 e l’1 i ragazzi hanno vissuto la “Veglia di preghiera per la pace”, seguita dal “Festival delle Nazioni”.
Giorni per imparare ad essere, sempre più, «pellegrini di fiducia, artefici di pace e riconciliazione, capaci di portare una umile e gioiosa speranza a quanti vi circondano», secondo l’invito formulato da Leone XIV nel messaggio inviato a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. In questo tempo «segnato da tante prove» ma anche da eventi come la chiusura dell’Anno Giubilare e le commemorazioni del 1.700° anniversario del Concilio di Nicea, il Papa parla della riconciliazione come di «un appello che proviene da tutta l’umanità afflitta da conflitti e violenza». «Il desiderio di piena comunione tra tutti i credenti in Gesù Cristo – sottolinea Prevost – è sempre accompagnato dalla ricerca di fraternità tra tutti gli esseri umani».
«Cari giovani, il mondo ha bisogno della vostra visione chiara, del vostro coraggio e della vostra capacità di speranza. Ha bisogno di giovani operatori di pace, capaci di resistere alla violenza, all’esclusione e al disprezzo per gli altri. Ha bisogno di testimoni di una fede umile, concepita non come potere ma come servizio – si legge nel messaggio inviato dal patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo –. Nella tradizione ortodossa, ci piace ricordare che la vera forza dei cristiani si manifesta nell’amore donato senza condizioni e nella fedeltà al prossimo». Altri messaggi sono stati inviati, oltre che dai leader di altre Chiese e comunità cristiane, dal segretario generale Onu, António Guterres, e dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
Come detto, un migliaio circa i partecipanti italiani. Fra loro, alcuni presuli: oltre all’arcivescovo Pace, l’arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo Davide Carbonaro, il vescovo di Cremona Antonio Napolioni, l’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti. L’incontro di Parigi «è stato un forte segno di fraternità: migliaia di ragazzi e ragazze provenienti da diverse parti d’Europa si sono ritrovati per conoscersi, dialogare e riscoprire le radici comuni della fede cristiana – ha dichiarato Carbonaro, che il 31 dicembre ha tenuto una meditazione nella Cattedrale di Notre-Dame –. Le mani dei ragazzi elevate al cielo nella preghiera hanno restituito l’immagine di una pace disarmante, che nasce dall’ascolto della Parola e dall’accoglienza reciproca. In un tempo segnato da divisioni e violenze, i giovani hanno ricordato che la fraternità non è un’utopia, ma un dono che prende forma lasciandosi generare dal Cristo crocifisso e risorto».
Accoglienza, dialogo, fraternità: parole che tornano nei racconti dei giovani. Come Antonio Comentale di Fano, che testimonia la bellezza di aver conosciuto «nuova gente da tutto il mondo»? La cosa che l’ha colpito di più? «L’accoglienza delle famiglie nella loro semplicità». Indimenticabili, per Alessia Pergola dell’arcidiocesi di Potenza, non solo luoghi visitati e workshop: «Quel che mi porterò sempre nel cuore è la gentilezza della signora Sandra che mi ha accolto e ospitato». Simone Colangelo, seminarista di Potenza, è andato a Parigi per «capire e vedere come la fraternità sia possibile e come ci siano riusciti “quelli di Taizé” a realizzarla». Cosa ha scoperto? Che le «provocazioni forti», quelle che lasciano il segno e di cui i giovani hanno bisogno, non hanno bisogno di “effetti speciali” ma sono «frutto di una relazione: quella con Cristo e con i fratelli».

© RIPRODUZIONE RISERVATA