Papa Leone XIV al Quarticciolo: «Siate costruttori di pace, scegliete sempre il bene»

di Roberta Pumpo, Roma
La vista del Papa al quartiere romano segnato da disagi e precarietà. Alla comunità il mandato a guardare con fede e speranza le ferite del territorio, superando rassegnazione e paura
March 1, 2026
Un momento della visita di Leone XIV alla parrocchia dell'Ascensione al Quarticciolo
Un momento della visita di Leone XIV alla parrocchia dell'Ascensione al Quarticciolo / VATICAN MEDIA
La visita di papa Leone XIV alla parrocchia dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo, periferia est di Roma, è iniziata lì dove crescono gli uomini e le donne del futuro, accompagnati nel cammino di conoscenza e di incontro con Gesù: il cortile dell’oratorio. E sono proprio i piccoli, cresciuti troppo in fretta in questo spicchio di Roma che fa i conti con carenze sociali, strutturali e criticità di ordine pubblico, a rivolgere, con la loro spontaneità disarmate, le domande più autentiche. Perché esiste il male? Perché in questo mondo tanti bambini non hanno famiglia, casa, da mangiare? «L’uomo è libero di scegliere la vita o la morte, il bene o il male – spiega il Papa –. Siamo qui per dare l’esempio. Dovete scegliere sempre il bene e mai il male, perché così possiamo pian piano trasformare il nostro mondo, possiamo fare una differenza».
L’altra domanda apre il sipario su «una tragedia. Abbiamo visto tutti in questi ultimi anni la tragedia per esempio a Gaza, dove tanti bambini sono morti, dove tanti bambini sono rimasti senza i genitori, senza la scuola, senza un posto dove vivere». Ha quindi invitato a pregare per la pace, non nascondendo la sua preoccupazione per quanto sta avvenendo in queste ore in Medio Oriente. Per Leone XIV tocca a ognuno di noi «essere promotori di pace, di riconciliazione, cercando soluzioni non con la violenza, ma con il dialogo». Una delle piaghe del quartiere è la droga. Volgendo lo sguardo verso i tanti giovani che lo accerchiavano, molti dei quali fanno parte del gruppo Magis, il monito di Leone è stato quello di «rifiutare sempre quello che fa male e cercare di dire “sì” alla salute, “sì” a quello che fa bene. Sempre “no” alla droga, però sempre “sì” a quello che fa bene». La missione affidata ai ragazzi è quella di «essere maestri, con la testimonianza che può aiutare tanto i ragazzi, i bambini, i giovani, cercando anche di eliminare dalle strade questi problemi, che sono tanto gravi». Anche durante l’incontro con gli anziani e gli ammalati ha spronato la comunità a farsi portavoce dei disagi del territorio verso i “palazzi del potere” e a “svegliare” «le autorità - la polizia, lo Stato - che molte volte potrebbero fare di più per aiutare a superare i problemi che esistono qui. Allora anche questa voce che viene da una comunità di fedeli di una parrocchia può alzarsi e si può cercare di fare cambiamenti importanti per il bene di tutti. Lavoriamo insieme. Cerchiamo di vivere la fede insieme e cerchiamo di essere sempre questa testimonianza».
Dopo gli incontri il Pontefice ha presieduto la Messa nella II domenica di Quaresima e il brano evangelico della Trasfigurazione di Gesù è diventato un nuovo mandato alla comunità parrocchiale. «A voi – ha affermato – è affidata la pedagogia dello sguardo di fede, che trasfigura di speranza ogni cosa, mettendo in circolo passione, condivisione, creatività come cura delle tante ferite di questo quartiere». Ha speso parole di apprezzamento per il motto che accompagna la pastorale parrocchiale “Facciamo Comunità” e per il “Magis”, «stimolo per gli adolescenti a superare la mediocrità scegliendo una vita coraggiosa, autentica e buona, che trova in Gesù Cristo il suo “Magis” per eccellenza». Chi opera in zone degradate a volte è sopraffatto dalla rassegnazione, in lui «si insinua la tentazione dello scoraggiamento, con la perdita di motivazioni e di slancio – le parole di Prevost –. Invece è proprio di fronte al mistero del male che dobbiamo testimoniare la nostra identità di cristiani, di persone che vogliono rendere percepibile il Regno di Dio nei luoghi e nei tempi in cui vivono». Nell’omelia ha inoltre esortato a non temere la precarietà, a lasciare le “tende” delle proprie certezze per sposare la logica del dono. Lo spunto è preso dal cammino di Abramo che il Papa ha riletto in chiave attuale. «Si può essere tentati di fuggire la precarietà come vertigine che sconvolge, mentre è proprio dal suo interno che si può apprezzare una promessa di grandezza inattesa», ha ammonito. Oggi siamo pervasi dalla smania di «avere tutto sotto controllo – ha riflettuto –, ma in questo modo perdiamo l’occasione di scoprire il vero tesoro, la perla preziosa che a sorpresa Dio ha nascosto nel nostro campo».

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