Gli italiani nel Golfo, tra paura e diplomazia. E scoppia il caso Crosetto

Istituita una Task force dedicata: la situazione più delicata è quella negli Emirati, dove si trovano circa 20mila connazionali. Il ministro della Difesa, che si trovava a Dubai con la famiglia, rientra con un volo militare tra le polemiche
March 1, 2026
Il ministro degli esteri Antonio Tajani, durante la riunione in unità di crisi, alla Farnesina, per discutere sulla situazione in Iran e Medi Oriente
Il ministro degli esteri Antonio Tajani, durante la riunione in unità di crisi, alla Farnesina, per discutere sulla situazione in Iran e Medi Oriente / ANSA
Piscine svuotate in fretta, hall di alberghi trasformate in sale d’attesa, telefoni che vibrano senza sosta mentre nei cieli di Dubai e Abu Dhabi passano i droni. La guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, con la rappresaglia che ha colpito anche obiettivi negli Emirati, ha trascinato dentro la crisi migliaia di italiani. Turisti, studenti, lavoratori. E anche il ministro della Difesa Guido Crosetto. Alla Farnesina è stata istituita una «Task Force Golfo»: cinquanta persone operative, dedicate esclusivamente all’assistenza dei connazionali. Rafforza l’Unità di Crisi e lavora in raccordo con ambasciate e consolati per rispondere a migliaia di richieste, mentre il traffico aereo resta sospeso senza una data certa di riapertura. Il numero 06 36225, già dell’Unità di Crisi, è stato potenziato con un centralino dedicato. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani non ha nascosto la preoccupazione, pur escludendo «gravi pericoli per l’incolumità». I governi del Golfo, ha assicurato, stanno offrendo assistenza anche economica: i passeggeri in attesa negli aeroporti di Dubai e Doha sono stati trasferiti in albergo, con le spese coperte dalle autorità locali. L’ambasciata italiana negli Emirati e quella in Qatar hanno lavorato per svuotare gli scali e garantire sistemazioni sicure.
Il nodo, più che la sicurezza immediata, è il numero. Negli Emirati Arabi risiedono oltre ventimila italiani; a questi si aggiungono almeno un migliaio di turisti. A Dubai, in particolare, si concentra la situazione «più complicata»: tra i connazionali bloccati vi sono anche gruppi di minorenni in viaggio con le scuole. Le raccomandazioni sono chiare: non affacciarsi, evitare la strada, ripararsi nei garage in caso di allerta droni. Un lessico da zona di guerra, in una delle capitali globali del lusso e del turismo. La rappresaglia iraniana ha colpito un grattacielo vicino all’ambasciata italiana ad Abu Dhabi; per questo, il lavoro diplomatico si sta svolgendo nella residenza del rappresentante italiano. Tajani ha riferito di una videoconferenza con gli ambasciatori della regione per monitorare l’evoluzione militare. In Iran, al momento, non risultano italiani da evacuare: uno solo ha attraversato la frontiera con l’Azerbaigian ed è stato imbarcato verso Malpensa. Anche sul fronte militare, le rassicurazioni sono arrivate. I 300 militari italiani dell’Aeronautica nella base in Kuwait sono «al sicuro», così come il personale presente nell’area del Kurdistan iracheno colpita da un attacco nelle vicinanze di contingenti americani. Nessun civile o militare italiano risulta coinvolto direttamente.
La crisi ha però assunto rapidamente un risvolto politico interno. A Dubai si trovava il ministro della Difesa Guido Crosetto, rimasto bloccato con la famiglia a causa della chiusura degli spazi aerei. La notizia ha innescato polemiche: il Movimento 5 Stelle ha annunciato un’interrogazione, parlando di «marginalità internazionale» dell’esecutivo. Tajani ha dichiarato di non essere stato a conoscenza della presenza del collega negli Emirati e di essere stato informato dell’attacco israeliano a operazioni già iniziate. Crosetto ha poi comunicato il rientro in Italia con un volo militare, precisando di viaggiare da solo «per evitare l’esposizione ad ulteriori pericoli» e di aver versato al 31° Stormo di Ciampino un importo triplo rispetto alla tariffa prevista per gli ospiti dei voli di Stato, per sottrarsi a ogni contestazione. La famiglia resterà negli Emirati, dove – ha assicurato – non vi sono rischi rilevanti se non quelli della «nefasta casualità». Una polemica destinata a non placarsi nelle prossime ore: tra le numerose critiche piovute addosso a Crosetto anche il post al vetriolo di Roberto Vannacci, che ha scritto su Facebook «Salvate il soldato Crosetto. Partita l'operazione speciale per esfiltrarlo: l'unico Ministro della Difesa che va in vacanza in una zona di guerra senza saperlo».
Intanto, tra i connazionali, si moltiplicano i racconti: chi ha visto un caccia sorvolare la Palm e ha sentito le esplosioni, chi ha trovato nei social dell’ambasciata le prime indicazioni su come comportarsi, chi descrive strade improvvisamente silenziose e supermercati presi d’assalto per acqua e benzina. Un incubo imprevisto in un luogo scelto per vacanza o lavoro. La diplomazia italiana si muove su un crinale sottile: rassicurare le famiglie, coordinare l’assistenza, evitare allarmismi, prepararsi a un eventuale rimpatrio quando i cieli si riapriranno. In gioco non c’è solo la gestione di un’emergenza consolare, ma la tenuta di una credibilità internazionale in un conflitto che, ancora una volta, ha reso il Golfo un epicentro globale. E gli italiani, loro malgrado, parte della sua geografia instabile.

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