«Né la Russia né gli Usa vogliono la pace. Il Papa, profeta di giustizia per l’Ucraina»

Intervista all’arcivescovo maggiore Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina. «Prima il cessate il fuoco e poi le trattative: solo così la pace non sarà parola vuota». La mediazione umanitaria vaticana: «I nomi dei prigionieri nelle mani di Leone XIV, segno di speranza»
March 1, 2026
«Né la Russia né gli Usa vogliono la pace. Il Papa, profeta di giustizia per l’Ucraina»
L'interno di un appartamento colpito da un bombardamento russo a Zaporizhzhia nel sud dell'Ucraina / REUTERS
«La linea dei combattimenti diventi linea di pace». Non è un sogno quello che racconta l’arcivescovo maggiore di Kiev-Halyc, Sviatoslav Shevchuk. È una prospettiva più che concreta: fermare la guerra in Ucraina lungo l’attuale fronte. «Ci sentiamo ripetere che la cessione dei territori è condizione necessaria - spiega ad Avvenire il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina -. Allora dico: fermiamoci dove gli eserciti sono adesso. Un cessate-il-fuoco senza condizioni. Poi ai tavoli negoziali saranno definite le garanzie di sicurezza, le clausole della ricostruzione, le tutele minime per la popolazione. Altrimenti le trattative saranno pura tattica e la parola “pace” un vocabolo vuoto».
L’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, con il francobollo vaticano dedicato ai 30 anni di ricostituzione della metropolia di Kiev
L’arcivescovo maggiore Sviatoslav

Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, con il francobollo vaticano dedicato ai 30 anni di ricostituzione della metropolia di Kiev
Quattro anni di invasione russa su vasta scala cominciata il 24 febbraio 2022. E quattro anni di «lutti, sofferenze e distruzione» che Shevchuk ha portato nel Palazzo Apostolico dove, a pochi giorni dall’anniversario dello scoppio del conflitto, è stato ricevuto in udienza dal Papa. «Oggi la voce di Leone XIV è l’unica che indica la vera strada per arrivare a una pace autentica. Purtroppo gli altri interlocutori sono mossi da interessi geopolitici: vale naturalmente per la Russia, ma anche per gli Stati Uniti. Essere guidati dagli interessi è ben diverso che avere a cuore i diritti». Giornate romane per il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina durante le quali ha presentato anche il francobollo vaticano che celebra i 30 anni della ricostituzione della metropolia di Kiev. Al centro la Cattedrale greco-cattolica della capitale in penombra, «mentre è in corso un black-out per i bombardamenti russi», spiega Shevchuk. Da settimane si moltiplicano gli attacchi massicci sulle infrastrutture energetiche mentre un inverno rigidissimo stringe nella morsa il Paese. L’arcivescovo maggiore definisce l’escalation del Cremlino un «nuovo holodomor», prendendo a prestito il termine che riassume lo “sterminio per fame” voluto da Stalin per piegare l’Ucraina negli anni Trenta. Eppure, nonostante i raid a tappeto, è anche tempo di «miracoli», confida Shevchuk. «Gli aiuti umanitari erano crollati. Ma le immagini di Kiev congelata e dei suoi quattro milioni di abitanti senza elettricità e riscaldamento, con le temperature scese a meno venti gradi, hanno svegliato il mondo. E nell’ultimo mese abbiamo assistito a una nuova ondata di aiuti umanitari. La carità salva la vita. E mi fa affermare che il Signore sta agendo in modo prodigioso in uno dei periodi più duri della guerra».
Impennata dei raid di Mosca: quale la reazione del popolo ucraino?
«La guerra in Ucraina non è soltanto uno scontro fra due eserciti, ma un’azione accuratamente pianificata dalla Russia, con armi sofisticate, che ha come obiettivo la popolazione civile, spesso lontana dai campi di battaglia. Si tratta di crimini contro la umanità che nella mente di chi li promuove dovrebbero avere più scopi: far crollare il morale del popolo ucraino; costringere gli abitanti ad abbandonare città e villaggi per creare una zona grigia e forse compiere chissà quali ulteriori manovre militari; influenzare la posizione del governo ucraino nei colloqui di pace per spingerlo ad accettare un accordo al ribasso. Solo illusioni. Perché i bombardamenti hanno l’effetto opposto: in tutti c’è la convinzione che la Russia non ha alcuna pietà. Perciò auspico che la comunità internazionale ascolti non soltanto la propaganda del Cremlino, ma anche il grido della nostra gente».
Sotto la neve il raccoglimento per il quarto anno dell'inizio dell'invasione russa a Irpin, città martire a trenta chilometri da Kiev / REUTERS
Sotto la neve il raccoglimento per il quarto anno dell'inizio dell'invasione russa a Irpin, città martire a trenta chilometri da Kiev / REUTERS
Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha annunciato che la guerra continuerà senza scadenze. E i negoziati?
«Si ha lo spregiudicato intendimento di poter dirigere una guerra per raggiungere gli obiettivi prefissati e poi nessuno sa come la guerra finirà. L’idea di prolungare per un tempo indefinito questa tragedia conferma l’impotenza russa, ossia la sua incapacità di annichilire la resistenza e l’identità del nostro popolo. Se ciò che ha in mente Mosca è la capitolazione del Paese o l’annientamento della sua sovranità, i colloqui sono soltanto di facciata e quindi destinati a fallire. Si vuole distruggere l’Ucraina sia con le armi, sia con eventuali accordi. Interessante quanto detto da papa Leone sul tema delle trattative».
Il Papa come bussola nei negoziati?
«Leone XIV ha ricordato l’importanza della Costituzione ucraina: ciò significa il rispetto della nostra indipendenza. Poi ha chiesto che ai tavoli sia presente l’Europa: è impossibile un’intesa scritta solo da Russia e Stati Uniti. Poi ha evidenziato che siamo di fronte a una guerra in Europa: l’Ucraina fa parte del continente e lo difende. Sono tutti richiami basilari per condurre un dialogo di pace».
Quanto pesa la cessione dei territori in Ucraina?
«Soffermarsi solo sulla questione territoriale vuol dire cedere alla visione coloniale russa che considera l’Ucraina uno spazio e non un popolo. Poi occorre ricordare che né il presidente Zelensky, né il Parlamento ucraino hanno la facoltà di ratificare una cessione territoriale: è necessario il referendum. Ma come organizzarlo in mezzo ai bombardamenti? L’assunto russo è di ottenere per via diplomatica le terre che non sono riusciti a conquistare militarmente. Terre che in Donbass sono protette da linee di difesa costruite dall’esercito ucraino in quattro anni. Se il nostro Paese le abbandonasse, la Russia avrebbe la strada aperta per Kiev e Kharkiv: chi garantirà che i russi si fermeranno lungo quelle linee?».
La cittadina di Orikhiv distrutta dai bombardamenti russi lungo la linea del fronte di Zaporizhzhia nel sud-est dell’Ucraina / ANSA 
La cittadina di Orikhiv distrutta dai bombardamenti russi lungo la linea del fronte di Zaporizhzhia nel sud-est dell’Ucraina / ANSA 
Come l’Ucraina vede l’azione di Leone XIV?
«Fin da subito, lo ha percepito come il Papa della pace; anzi come un profeta della pace giusta e duratura: non solo con le parole, ma con i passi che compie. Non si potrà arrivare a una reale soluzione, se non verranno create le condizioni perché sia rispettata la dignità umana: qui scorgo i fondamenti agostiniani del Papa. E con i suoi gesti il Pontefice testimonia come si costruisca la pace: ogni volta che incontra i bambini tornati dalla Russia o che ascolta i familiari di chi è deportato, non solo abbraccia il nostro popolo ma richiama l’attenzione della comunità internazionale sulle persone che sono vittime di questa follia».
Lei ha consegnato al Papa una nuova lista di prigionieri di guerra. Come si vede da Kiev la mediazione umanitaria della Santa Sede che ha al centro il rimpatrio dei detenuti, dei bambini e delle salme dei caduti e che vede impegnato anche il cardinale Matteo Zuppi?
«In una guerra tutti corriamo il rischio di disumanizzare il nemico. Penso ai nostri prigionieri che in Russia vengono trattati come animali. L’impegno vaticano ci ricorda che l’uomo è al primo posto. Al Papa ho detto che ogni volta che lui parla dell’Ucraina ci restituisce il nome, vale a dire che ci restituisce la dignità. E mi ha commosso vederlo leggere i nomi degli elenchi che gli ho portato. Per il popolo ucraino sapere che i nomi dei propri cari sono sulla scrivania del Papa significa ritenerli affidati nelle mani di Dio. Ed è segno di speranza: perché non siano dimenticati».
Papa Leone XIV incontra un gruppo di ucraini che hanno i parenti prigionieri di guerra in Russia o scomparsi durante gli scontri / VATICAN MEDIA
Papa Leone XIV incontra un gruppo di ucraini che hanno i parenti prigionieri di guerra in Russia o scomparsi durante gli scontri / VATICAN MEDIA
Il Papa si è dichiarato disponibile a far dialogare i “nemici”.
«Il dialogo presuppone il riconoscimento dell’altro. Ma la Russia non ritiene l’interlocutore ucraino un soggetto degno. E poi Leone XIV ha spiegato che non c’è una vera e propria mediazione della Santa Sede. Tuttavia ritengo che il Papa sia un catalizzatore del processo di pace».
È possibile una visita del Pontefice a Kiev?
«L’invito è stato fatto più volte. L’ho rinnovato anche nell’ultima udienza. Attendiamo la sua risposta».
L’Ucraina si sente abbandonata dall’Occidente?
«La nostra Caritas Ucraina, prima organizzazione umanitaria religiosa del Paese, ha certificato che gli aiuti sono crollati in modo drammatico. Su cinque milioni di persone in emergenza umanitaria, appena la metà può ricevere un sostegno. Anche l’amministrazione Trump ha mostrato sfiducia verso di noi. Soltanto nelle ultime settimane si è invertita la rotta. Non vogliamo che il conflitto degeneri in tragedia umanitaria. E, anche di fronte allo stallo dei negoziati, c’è bisogno della preghiera: dove l’essere umano appare inefficace, si rivela la potenza di Dio che può sconfiggere il demone della guerra».

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