Iran, in serata nuovo vertice a Palazzo Chigi. Preoccupazione per i connazionali
Tajani: «In Iran 500 italiani», colpita base italiana in Kuwait ma tutti incolumi. Salvini: «Avvisati ad attacco iniziato». Crosetto bloccato a Dubai

Timori per gli italiani sparsi tra Iran e Medio Oriente, vicinanza alla popolazione che si batte contro il regime e preoccupazione per i possibili sviluppi del conflitto. Dopo l’offensiva sull’Iran targata Usa-Israele, si muove su queste direttrici la premier Giorgia Meloni che convoca ben due volte in un giorno parte dell’esecutivo e i vertici dell’intelligence. La prima riunione arriva in mattinata: si collegano i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, il ministro Guido Crosetto. Le informazioni all’inizio sono poche, il primo comunicato scarno: si invitano i 500 connazionali in Iran alla «massima prudenza», poi si manifesta «vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici». Infine, l’apertura a «ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni». In serata una seconda riunione in presenza a Palazzo Chigi, durata poco più di un’ora, al termine della quale si diffonde la notizia della morte di Ali Khamenei, la Guida suprema iraniana, principale bersaglio del raid.
L’offensiva contro Teheran era nell’aria da giorni, ma le autorità italiane sono state informate solamente ad attacco iniziato, ammettono Tajani e Salvini (lo stesso farà il presidente francese Emmanuel Macron). Una cosa però è chiara fin da subito: «Non sarà una “guerra lampo” – dichiara Tajani –, durerà giorni e giorni». Nel giugno scorso, Israele aveva già attaccato a sorpresa l’Iran, dando il via alla cosiddetta “guerra dei 12 giorni”. L’offensiva allora colpì anche installazioni militari, sedi governative e siti nucleari, uccidendo un migliaio di iraniani. Per Tajani, stavolta «l’obiettivo è smantellare lo strumento bellico iraniano più pericoloso per Israele e per le basi americane dell’area». In realtà, Stati Uniti e Israele chiariscono subito come l’offensiva punti al cambio di regime piuttosto che a fermare il piano nucleare. «L’ora della libertà è vicina – spiega Donald Trump –. Sarà, probabilmente, la vostra unica possibilità per generazioni». Sulla stessa linea anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Francia, Regno Unito e Germania (ma non l’Italia) firmano un comunicato congiunto in cui dichiarano di non aver preso parte all’offensiva, ma di fatto l’appoggiano. Non passa molto prima che il conflitto si allarghi: in Iraq gli americani attaccano una base di milizie sciite vicino Baghdad, non lontano da dove circa 350 militari italiani risiedono in bunker e compound. In Kuwait, un attacco di milizie filo-iraniane per fortuna non fa danni tra i soldati italiani e 250 dipendenti di Leonardo. Esplosioni anche tra Qatar ed Emirati Arabi, dove ci sono migliaia di italiani, molti come turisti. Tra i cittadini bloccati all’estero c’è anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rimasto a Dubai con la sua famiglia per la cancellazione dei voli. E per il M5s Crosetto bloccato a Dubai è una «prova che l’Italia si trova in posizione di totale marginalità internazionale». Parole che provocano una dura reazione in FdI. La preoccupazione è anche per possibili ripercussioni sul fronte interno. E dunque, grande attenzione su «tutti i luoghi di culto ebraico o i luoghi di riunione della comunità ebraica in Italia sono sempre più garantiti e protetti», spiega ancora Tajani. Al Viminale si riunisce il comitato anti-terrorismo.
L’attacco Usa-Israele contro l’Iran diventa ovviamente terreno di scontro politico. Le opposizioni attaccano la linea del Governo, richiamando anche la nostra partecipazione (come osservatori) al Board of Peace per Gaza. «A forza di essere “osservatori” col cappello in mano, poi diventiamo meri spettatori», scrive il leader M5s, Giuseppe Conte. Per Peppe Provenzano (Pd) «Israele e Usa trascinano l’intera regione nel caos». Mentre Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Avs) chiedono all’esecutivo di «prendere le distanze da questo ennesima violazione del diritto internazionale». Carlo Calenda (Azione) si dice favorevole «ad abbattere un regime, ma l’attacco di Trump è un pericoloso azzardo se non sostenuto da una strategia chiara per il dopo che non si scorge». Mentre secondo Riccardo Magi (+Europa), il timore è che l’offensiva possa «rafforzare il governo teocratico degli ayatollah».
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