Rampelli: «Io, di Fratelli d'Italia, dico sì alle preferenze»
Il vicepresidente della Camera, esponente di FdI, difende l'impostazione della legge elettorale: «Ferma le cospirazioni, chi vince governa. Il premio? Equilibrato. Sul ballottaggio verifiche in Commissione». Poi apre all'indicazione sulla scheda dei candidati

Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e co-fondatore di Fratelli d’Italia: nel testo depositato alle Camere il centrodestra ha girato le carte sulla logica della nuova legge elettorale, ma non sulle preferenze. Cosa ha impedito di introdurle già nel testo di maggioranza? I partiti che sostengono il Governo non sono d'accordo?
Ci sono diverse sensibilità in Parlamento, non solo nel centrodestra, e diverse sensibilità anche in ciascun partito. È la classica materia che deve sbrogliare l’Aula e di cui devono parlare al loro interno i partiti. Mi auguro che attraverso l’introduzione delle preferenze si dia al cittadino, come vuole la democrazia, il potere di scegliere oltre al partito, alla coalizione, al premier, al programma, anche il proprio parlamentare.
Nel caso sulle preferenze si formasse una maggioranza diversa, si andrebbe avanti?
Ritengo che il Governo farà esprimere liberamente le Aule parlamentari su questa scelta, senza prendere posizione. Cosicché nessuno possa domani dire che le segreterie dei partiti nominano le assemblee parlamentari in modo antidemocratico. Chi vorrà la democrazia voterà per le preferenze, chi vorrà le liste decise dalle segreterie di partito dovrà poi tacere.
Pensa che il fine della stabilità possa essere condiviso dal Pd, con correttivi al “premio”?
Mi auguro di sì, sarebbe il segnale inequivocabile di volersi giocare ad armi pari il consenso elettorale, senza “aiutini” da parte di chi si è radicato in alcuni poteri grazie alla strategia gramsciana della conquista della società civile. Roba da guerra fredda che è ora di archiviare. Senza ricorrere al caos destabilizzando la Nazione, cospirare per giungere ai governi tecnici.
Il doppio ballottaggio Camera-Senato è una nebulosa. Lo casserebbe o aggiusterebbe? E come?
È uno dei temi da approfondire in commissione. Si tratta di coniugare due principi costituzionali: il bicameralismo perfetto - che prevede addirittura la possibilità che il presidente della Repubblica sciolga una sola Camera - e il principio di governabilità che ispira questa legge. Oggi l’età per votare al Senato è la stessa, i due corpi elettorali coincidono, quindi è un caso di scuola. È più probabile che si verifichino due maggioranze diverse con la legge ora in vigore, come dimostrano le proiezioni di Youtrend.
Il premio di maggioranza da un lato avvicina molto i numeri per le nomine di garanzie, dall'altro potrebbe risultare insufficiente per la governabilità in caso di ballottaggio. Come se ne esce?
Non è un premio di maggioranza, ma di governabilità. È appunto una rappresentazione puntuale delle sentenze della Corte Costituzionale che chiedevano un premio che non alterasse eccessivamente il voto espresso. Per questo abbiamo optato per una impostazione proporzionale. Non solo, si resta con il proporzionale puro nel caso in cui non si raggiunga il 35%. E comunque con il 35%, vincendo il ballottaggio, non si arriva ad una maggioranza assoluta ma a un premio di governabilità che metta chi vince in condizione di presentarsi dal presidente della Repubblica in condizioni di netto vantaggio per formare un Governo. Al tempo stesso abbiamo previsto che comunque vada la maggioranza non possa superare il 60%. Questo proprio per garantire le opposizioni e le nomine da concordare. Attenzione verso le minoranze che non c’è nell’attuale legge. Oggi infatti il centrodestra con la legge attuale ha in Parlamento una maggioranza superiore al 60%.
Molti leggono la legge come un puntello al bipolarismo. Ma in futuro non potrà accadere il contrario, che le forze moderate giochino per impedire a destra e sinistra di raggiungere il 35%?
Mi pare sinceramente che la palude del centrismo fine a se stesso sia definitivamente prosciugata. E l’acqua non l’hanno tolta i partiti ma gli elettori. Chi puntasse a disarticolare il bipolarismo si suiciderebbe.
Teme che una legge siffatta possa essere un boomerang per la campagna del sì al referendum?
No, al contrario dà autorevolezza a una maggioranza che viaggia verso la sua strada e non si fa condizionare. Del resto se avessimo aspettato il referendum, qualunque sarà il risultato, ci avrebbero incolpato di qualcosa; deriva autoritaria con vittoria del Sì, vendetta politica con quella del No. Le idee buone invece non possono aspettare, né possono soffocare sotto surreali cattivi pensieri.
La stessa premier ha detto che con l'attuale legge elettorale ci potrebbe essere un pareggio. Ma come fa un Governo a essere autorevole in un Paese spaccato in due? Bastano dei seggi-premio per essere stabili?
Non era autorevole Merkel in Germania con il pareggio tra Cdu e Spd? E in quel caso è meglio un inciucio per fare un Governo con partiti fondati su valori incompatibili oppure dare a chi arriva primo un premio di maggioranza per governare? Questa procedura strapazza gli sfascisti e li costringe a una “opposizione di governo”, cioè a tenere la postura di chi alle prossime elezioni vuole prendersi la responsabilità di amministrare lo Stato.
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